27.03.2021 h 13:09 commenti

Identikit delle filature cardate, a rischio chiusura il 20%. Gli addetti sono meno di mille e molti in età da pensione

Secondo un'indagine del Centro studi Confindustria Toscana Nord, manca il cambio generazionale e il distretto rischia di perdere la grande opportunità offerta del cardato rigenerato. Segnali incoraggianti arrivano dall'export sia per i tessuti sia per i filati
Identikit delle filature cardate, a rischio chiusura il 20%. Gli addetti sono meno di mille e molti in età da pensione
Secondo un’ indagine condotta dal Centro studi Confuindustria Toscana Nord sul comparto delle filature cardate gli impianti sono passati dai 91 del 2013 ai 69 censiti al 31 dicembre scorso gli addetti sono attualmente 978, ma il 16% dei titolari e il 23% dei lavoratori hanno un'età avanzata. I due terzi del totale sono imprese conto terzi a tutti gli effetti, mentre il restante terzo è controllato da aziende, con diretto contatto con i mercati, per cui lavora del tutto o in parte. Lo studio evidenzia anche un dato positivo relativo all'export: i volumi dei prodotti tessili di lana cardata tendono complessivamente alla diminuzione, ma i valori, condizionati anche dall'incremento dei prezzi delle materie prime - nell'ultimo decennio sono rimasti stabili o in leggero incremento per i tessuti. Per i filati invece, che hanno tenuto molto di più anche in termini quantitativi, si registra un incremento consistente. Dal rapporto si conferma anche la posizione di testa dell'Italia nel contesto mondiale dell'export di tessuti cardati (43% in valore, 35% in peso; la seconda è la Cina con rispettivamente 12% e 22%dati Comtrade) e, nell'ambito dell'Italia, del quasi monopolio del distretto pratese.
" Chi come me è da molti anni impegnato in questo comparto -  commenta Lido Macchioni Montini titolare della Valfilo  - ha visto cambiamenti radicali e impensabili da tutti i punti di vista, compresa la reputazione del cardato rigenerato, prima quasi disprezzato e oggi sugli scudi come fibra tessile sostenibile per eccellenza. Un'opportunità di mercato importante, questa, che Prato rischia di non riuscire a cogliere pienamente proprio a causa del progressivo impoverimento della capacità produttiva delle filature. Ormai siamo all'osso: difficilmente il sistema potrebbe tollerare una ulteriore importante riduzione; eppure anche in questi giorni si assiste allo smantellamento di impianti. Un buon 20% delle filature attualmente ancora attive è ad alto rischio di chiusura. Intanto siamo alle prese con un altro problema: la perdita di professionalità qualificate. Siamo passati da una situazione in cui le competenze passavano di padre in figlio alla situazione attuale in cui le professionalità faticano a trasmettersi da una generazione all'altra."
Preoccupato della situazione anche Guido Pagliai titolare della Filatura di Spicciano: “Purtroppo vediamo che molte filature cardate anche storiche, in questi giorni stanno smantellando gli impianti, i macchinari sono destinati al mercato cinese, decisamente un brutto segnale”.

 
Edizioni locali collegate:  Prato Val di Bisenzio

Data della notizia:  27.03.2021 h 13:09

 
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