10.06.2019 h 11:53 commenti

I top e i flop del voto a Prato: Biffoni tiene tutti i "suoi" voti, a Spada ne mancano più di 6mila rispetto al previsto

Al ballottaggio la coalizione di centrosinistra è riuscita a restare unita mentre gli avversari non hanno approfittato degli appoggi di Garnier, Milone e Paradiso. Bene il Pd e anche le civiche per Biffoni
I top e i flop del voto a Prato: Biffoni tiene tutti i "suoi" voti, a Spada ne mancano più di 6mila rispetto al previsto
Il giorno dopo il ballottaggio, che ha confermato Matteo Biffoni sindaco di Prato per i prossimi cinque anni, è tempo di numeri e di bilanci, anche per capire chi sono vincitori e sconfitti di questa doppia tornata elettorale, spalmata tra il primo turno del 26 maggio (in concomitanza con le Europee) e il ballottaggio di ieri.
BIFFONI TIENE I SUOI VOTI - Partiamo prima di tutto dai numeri: Biffoni al ballottaggio ha ottenuto 42.199 voti, praticamente gli stessi che aveva preso il 26 maggio (42.316). Per Daniele Spada, invece, 32.992 voti, con un incremento di 1.481 rispetto al primo turno. Pochi se si considera che - grazie all'appoggio esterno di Garnier, Milone e Paradiso - poteva contare su potenziali altri 7.805 voti. Facendo due conti, quindi, tra voti persi da Spada tra i due turni e mancati arrivi da chi aveva garantito appoggio, ballano 6.324 voti, che già da soli non sarebbero bastati per vincere. Troppi per chi sperava in una clamorosa rimonta. Non ha pagato, evidentemente, il tentativo di alzare i toni della campagna elettorale, nelle due settimane tra i due turni, con attacchi anche personali e cercando di screditare l'avversario più che far valere le ragioni del proprio programma..
CHI SALE - Tra i vincitori, naturalmente, Matteo Biffoni, che a fine dello scorso anno sembrava di fronte ad un'impresa impossibile, alla luce dei risultati delle Politiche 2018, quando il centrodestra aveva vinto entrambi i collegi parlamentari pratesi con Giorgio Silli e Patrizio La Pietra. Una rimonta iniziata con il gioco d'anticipo del 7 gennaio e l'annuncio della ricandidatura dato in un Metastasio strapieno, prendendo in contropiede la coalizione avversaria che da quel momento in poi è stata costretta ad inseguire in affanno.
Tra chi esce vincente anche il Pd, che perde naturalmente rispetto alle amministrative 2014, quando l'effetto Renzi aveva trascinato tutto e tutti, ma frena la caduta e, soprattutto, a livello locale si conferma il primo partito, con un netto vantaggio sulla Lega che invece alle Europee era riuscita a sopravanzarlo. Segno di un partito in salute a livello locale e capace di fare squadra, senza divisioni e lite interne.
Bene anche le civiche a sostegno di Matteo Biffoni, che portano in Consiglio un plotoncino di cinque consiglieri. Di fonte al mezzo pasticcio del 2014, sicuramente un bel passo avanti e l'impressione che stavolta si è lavorato bene. Tra l'altro il Pd ha perso pochissimi voti tra Europee e Amministrative, segno che i voti delle civiche sono stati tutti aggiunti alla coalizione, senza cannibalizzare il partito principale come accaduto invece alla Lega che, nello stesso passaggio, ha perso migliaia di voti.
CHI SCENDE - Il centrodestra è il grande sconfitto di questa competizione. Contando su una maggioranza potenziale di voti (sulla base dello scrutinio delle Europee) è riuscito a perdere per strada tutto il vantaggio e non ha dato mai la sensazione di poter impensierire Biffoni  e il centrosinistra. Troppe le divisioni e le liti che hanno accompagnato una candidatura imposta da fuori come quella di Daniele Spada. Troppo debole la squadra messa in piedi per supportare il candidato. Troppo leggere le liste di aspiranti consiglieri, compresa quella della Lega che non ha ripetuto il successo delle Europee. Adesso per il centrodestra pratese si apre una profonda crisi, con la batosta elettorale che rischia di acuire le spaccature e le divisioni già emerse in questi mesi.
Dietro la lavagna, sicuramente, Forza Italia che per la prima volta non porta suoi consiglieri a Palazzo comunale. Un flop quello del partito azzurro da imputare ad una leadership mai convincente e che ha subito gran parte dei diktat imposti dagli alleati. Male anche Aldo Milone, pure lui per la prima volta fuori dal Consiglio comunale. E male anche Marilena Garnier, partita con grandi aspirazioni e poi, dopo il fiasco al primo turno, protagonista del balletto "apparentamento-niente apparentamento" che ha finito per disorientare non poco i suoi elettori, oltre a creare malumori tra gli alleati. Di scarso aiuto l'apporto della civica per Spada, che ha portato al suo candidato meno della metà dei voti presi dalla sua omologa nell'altro schieramento.
Flop clamoroso anche per il Movimento 5 Stelle che a livello comunale fa un passo indietro rispetto al 2014, prendendo meno voti e perdendo un consigliere. Drammatico, in casa grillina, il confronto anche tra Amministrative ed Europee, con i pratesi che hanno dimostrato di non credere al Movimento locale, penalizzandolo ulteriormente rispetto al già deludente risultato.
In casa centrosinistra due le note stonate: il flop alle Comunali di +Europa che lascia per strada quasi la metà dei voti e l'incapacità di mettere su una lista unitaria di sinistra, che forse avrebbe consentito di far vincere già al primo turno Biffoni. I due candidati sindaci di Comunisti pratesi e Prato in Comune non hanno raggiunto nemmeno l'1% al primo turno, mentre i candidati espressione della sinistra inseriti nelle altre liste hanno raccolto poco, con clamorose bocciature da parte dell'elettorato.
c.van.
 
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  10.06.2019 h 11:53

 
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