24.01.2022 h 14:15 commenti

I reati di matrice cinese ingolfano la macchina della giustizia pratese: l'allarme del procuratore

Solo per quelli relativi alla sicurezza sul lavoro il 75% è riferibile a imprese gestite da cittadini orientali. Nicolosi: "L'attuale pianta organica degli uffici giudiziari è inadeguata a questa mole di lavoro"
I reati di matrice cinese ingolfano la macchina della giustizia pratese: l'allarme del procuratore
Su 582 procedimenti penali avviati dalla procura per violazioni relative alla sicurezza sul lavoro, 436 – il 75 per cento – hanno riguardato imprese cinesi. Un numero altissimo che ha praticamente obbligato a rinforzare il gruppo specializzato nella materia portandolo da tre a quattro magistrati; un rinforzo che ha permesso di definire 703 procedimenti, circa il 20 per cento in più rispetto alle nuove iscrizioni, consentendo di abbattere la pendenza. Un dato reso possibile anche dal massiccio ricorso all'estinzione del reato attraverso il pagamento di sanzioni: dei 703 procedimenti definiti, 528 sono stati chiusi proprio in seguito a questo adempimento.
Sono alcuni dei numeri contenuti nella relazione scritta dal procuratore della Repubblica di Prato, Giuseppe Nicolosi, per l'inaugurazione dell'anno giudiziario. Il periodo di riferimento è quello compreso tra giugno 2020 e giugno 2021. Nelle 30 pagine della relazione, si parla molto di comunità cinese anche per ribadire una specificità del distretto che non può essere ignorata. “Prato – scrive il procuratore – è prima in Italia per numero di presenze cinesi e seconda in Europa, dopo Parigi, per incidenza sulla popolazione”. Un dato abbinato alla carenza di organico, a “problematiche croniche – per usare le parole di Nicolosi – che affliggono la procura e che sono note da decenni”.
La procura lavora secondo una organizzazione che consente di smaltire i procedimenti tanto che solo 6 su 703 sono caduti in prescrizione. Ma lo sforzo rischia di essere vanificato: “Le prime udienze – ancora il procuratore – vengono fissate anche dopo due anni dalla richiesta: le richieste di ottobre 2021 arrivano davanti al giudice a giugno 2025”.
La comunità cinese, con i sui 28mila cittadini regolari e circa 15mila irregolari, rappresenta un immenso serbatoio di lavoro da sbrigare, e quasi sempre si tratta di procedure complicate: una settantina, per fare un esempio, le ricerche di datori di lavoro irreperibili senza i quali è difficile i processi.
Sfruttamento del lavoro, immigrazione clandestina, ditte intestate a prestanome, abusi edilizi, evasione fiscale, droga e gioco d'azzardo sono tra gli illeciti più frequenti quando si parla di cinesi. Illeciti, specie quelli strettamente collegati all'attività produttiva, divenuti ormai un fenomeno socio-economico.
Diverse le inchieste di rilievo aperte dalla procura tra giugno 2020 e giugno 2021 relative a cinesi: su tutte, quella sulla produzione di mascherine destinate ad appalti pubblici e confezionate attraverso un sistema di subappalto e sfruttamento dei lavoratori. Le inchieste, che spesso hanno fatto salire in superficie la connessione tra cinesi e professionisti italiani, hanno portato sempre anche al sequestro preventivo di beni per centinaia di migliaia di euro.
Un lavoro complesso che richiede forze, risorse: “La pianta organica di questa procura – scrive Giuseppe Nicolosi – è assolutamente inadeguata alla mole di lavoro esistente, prevedendo solo 31 amministrativi, 22 dei quali attualmente in servizio a fronte di 9 magistrati. Senza contare che dei 22 presenti, due sono part-time e tre beneficiano della legge 104; in più si deve tenere conto di una maternità, un pensionamento a breve, un distaccamento temporaneo. “A seguito del concorso per il reclutamento di 2.700 unità di personale con il profilo di cancelliere – ancora Nicolosi – solo una è stata assegnata a Prato e si tratta di una persona che già lavorava presso questo ufficio come autista. Non è possibile accettare che ci siano procure con un numero di magistrati inferiore a quella di Prato ma con un supporto amministrativo di gran lunga superiore e ciò – conclude il procuratore – senza che nessuno intervenga a tutela dei dipendenti e soprattutto della dignità degli utenti”.
nadia tarantino
 

Data della notizia:  24.01.2022 h 14:15

 
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