22.05.2016 h 15:52 commenti

I rami dell'albero del vicino "invadono" il nostro giardino: è lecito chiedere di potarli

Il nostro esperto legale Valeria Rinaldi risponde ad un lettore che ha un problema di vicinato meno insolito di quanto sembri
I rami dell'albero del vicino "invadono" il nostro giardino: è lecito chiedere di potarli
La rubrica “Giustizia a portata di click” è curata dall'avvocato Valeria Rinaldi. Negli articoli saranno trattati e spiegati alcuni casi specifici, cercando di fornire un'utile guida per districarsi tra norme e codici della giustizia italiana. Chi avesse un quesito da sottoporre all'avvocato Rinaldi può inviare una mail a giustiziaportatadiclick@gmail.com . Naturalmente sarà garantito l'anonimato.

Salve avvocato. Premetto che abito in una villetta a schiera con giardino annesso. Un mio vicino ha nel proprio giardino un albero (non conosco la tipologia) alto 9-10 metri e distante non più di 5 metri circa dal confine (il tronco mentre vari rami sconfinano nella mia proprietà). Oltre alla continua perdita di foglie nel mio giardino,specialmente nei mesi autunnali, ho problemi di luminosità nei mesi primaverili ed estivi data l'altezza a mio avviso troppo esagerata dell'albero.
Posso in qualche modo pretendere almeno la potatura sia in altezza che in larghezza?
P.

Per rispondere alla domanda ed offrire una soluzione al nostro lettore P., bisognerà tornare sul tema dei rapporti di vicinato, ribadendo che spesso la risposta ai problemi di convivenza civica è nel buonsenso, perché può accadere che la Legge nella sua astrazione e generalità talvolta possa risultare ingiusta.
Le distanze legali degli alberi e delle siepi. L’art. 892 c.c. individua le distanze che il proprietario di un fondo deve rispettare se vuole piantare alberi e/o siepi in prossimità dei confini. Tali prescrizioni dell’art. 892 c.c. si applicano se non vi sono a livello locale altre norme in deroga: sebbene il Comune di Prato abbia adottato il “Regolamento del verde pubblico e privato” , questo nulla prevede con riguardo alla distanza degli alberi e delle siepi dai confini privati e quindi deve farsi necessario riferimento solamente alle norme del codice civile.
Dunque stando a quanto dispone l’art. 892 c.c. gli alberi di alto fusto vanno piantati ad una distanza di almeno 3 metri dal confine tra le due proprietà . Per alberi di alto fusto devono intendersi quelle piante che per caratteristiche botaniche della specie, e per il geoclima della zona, possono superare i 3 metri di altezza. A titolo esemplificativo il Codice elenca i noci, i castagni, le querce, i pini, i cipressi, gli olmi, i pioppi, i platani e simili. Sono da considerare ad alto fusto anche gli alberi il cui tronco, pur essendo inferiore ai 3 metri di altezza, si diffonda in rami alti più di 3 metri (Cassazione sentenza n. 3232/2015).
Si potranno invece piantare ad una distanza di 1 metro e ½ gli alberi di non alto fusto e cioè quelli che non raggiungono l’altezza di 3 metri. La distanza è di mezz ½ dal confine per le viti, gli aberi da frutto non più alti di 2 metri e ½ ed alcune siepi elencate al n. 3 dell'art.892 c.c..
Lo scopo della norma è quello di limitare il diritto a piantare alberi e siepi per tutelare la proprietà del vicino dai possibili danni derivanti dal propagarsi delle radici, dalla caduta delle foglie ovvero dall'immissione di ombra e umidità ed impedire che la parte fuori terra degli alberi riesca di danno ai vicini, per diminuzione di aria, luce, soleggiamento o panoramicità. Questa è la cd. ratio, la chiave di lettura utilizzata dalla giurisprudenza per l’interpretazione delle norme di riferimento.
Ad esempio la Cassazione ha precisato che tali distanze previste dall’art. 892 c.c. vanno rispettate anche se gli alberi non sono piantati in terra e si trovano in contenitori mobili, in quanto così facendo si lede ugualmente il bene giuridico che la norma cerca di tutelare.
Invece, queste distanze non andranno rispettate, e quindi gli alberi e le siepi potranno essere piantati anche ad una distanza minore, se sul confine tra le due proprietà vi sia un muro. In questo caso la veduta e la luce delle due proprietà sono già limitate dal muro e dunque l’albero piantato ad una distanza inferiore alle predette, non dà alcun fastidio.
Però, quando vi è un muro sul confine, gli alberi e le siepi potranno sì essere impiantate ad una distanza minore rispetto a quella indicata dall’art. 892 c.c. ma dovranno mantenersi all’altezza massima del muro e ciò perché è chiaro che innalzandosi al di sopra del muro l’albero/siepe vada ad incidere nuovamente in maniera negativa sulla vista e sulla luce del fondo vicino. Lo stesso non vale per gli altri tipi di recinzione (rete metallica, cancello ecc.) in quanto queste servono solo a delimitare i confini ma non arrecano nessuna dimizione di luce e/o vista ai fondi.
Il diritto all’estirpazione e l’usucapione. Qualora il vicino non si attenga a queste distanze , abbiamo il diritto di chiedere ed ottenere l’estirpazione della pianta ed è bene chiederlo, relativamente, con sollecitudine. Infatti qualora il vicino abbia piantato un castagno (alto fusto) ad 1 metro dal confine nella tolleranza del vicino e siano trascorsi 20 anni, questi avrà usucapito il diritto a tenere l’albero ad una distanza inferiore rispetto a quella legale e non potrà più farsi valere il diritto all’estirpazione. L’inizio del termine di 20 anni per usucapire la servitù costituita dal diritto a tenere l’albero a distanza infralegale decorre dal momento del piantamento, ma si estingue se muore o viene elminato l’albero non essendo possibile una sostituzione dello stesso .
Rami e radici protese. L’art. 896 c.c., invece, dispone che i rami del vicino non possono protendere sino alla nostra proprietà così come le radici . Qualora il vicino abbia invaso la nostra proprietà con i suoi rami se ne potrà chiedere il taglio, e potremmo addirittura recidere noi stessi le radici dell’albero del vicino che giungano sino al nostro fondo. Il diritto a chiedere il taglio dei rami e delle radici non si prescrive mai, non essendo possibile l’usucapione della relativa servitù stando a quanto sinora affermato dalla Cassazione.
Dunque, il vicino del nostro lettore ha rispettato le distanze legali in quanto ha piantato l’albero, che quasi sicuramente è di alto-fusto, a 5 metri di distanza dal confine, ma invece non rispetta l’imperativo dell’art. 896 c.c. lasciando che i rami di questo albero giungano sino alla proprietà di P.
Però occorre considerare che tenere un albero ad un’altezza eccessiva, come in questo caso ove l’albero misura addirittura 9-10 metri, è oltremodo pericoloso per i danni che la caduta anche di un solo ramo può provocare a terzi, e per i danni che possono causare le radici e le foglie dello stesso, e per tale motivo è buona norma limitare la crescita delle proprie piante ad un livello che ne permetta il controllo, la stabilità e l’invadenza.
Concludendo P. potrà e dovrà chiedere al suo vicino, formalmente e magari a mezzo raccomandata a/r, di tagliare i rami dell’albero che protendono sulla sua proprietà ed evitare così che il proprio giardino venga invaso dalle foglie e, pur non avendo diritto all’estirpazione, in quell'occasione ben potrà redarguire il vicino sulle responsabilità che potrebbero derivargli dell’eccessiva ed incontrollata altezza-crescita dei propri alberi e del risarcimento dei danni che potrebbe essere costretto a corrispondere in conseguenza di detta responsabilità.
Valeria Rinaldi
 
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Data della notizia:  22.05.2016 h 15:52

 
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