09.09.2020 h 15:03 commenti

Guardie giurate accusate di omicidio preterintenzionale, processo con rito abbreviato nel 2021

Il destino degli imputati si deciderà a primavera del prossimo anno. I fatti contestati risalgono a ottobre 2017 quando un sessantenne fu trovato riverso in una stanza del pronto soccorso. L'uomo morì un anno dopo. Per la procura si trattò di un pestaggio, per la difesa di un evento del tutto scollegato dalla presenza dei due vigilanti. Guerra di perizie
Guardie giurate accusate di omicidio preterintenzionale, processo con rito abbreviato nel 2021
Una guerra di perizie in contraddizione l'una con l'altra sarà il cardine del processo alle due guardie giurate accusate di aver picchiato, la sera del 4 ottobre 2017 al pronto soccorso dell'ospedale di Prato, un uomo di sessant'anni procurandogli lesioni che, un anno dopo, lo portarono alla morte. Oggi, mercoledì 9 settembre, il giudice delle udienze preliminari Francesco Pallini ha accolto la richiesta di rito abbreviato presentata dagli avvocati Giuseppe Nicolosi, Michela De Luca e Antonio Cozza che difendono le due guardie dall'accusa di omicidio preterintenzionale. Accolta anche la costituzione di parte civile dei familiari della vittima, assistiti dagli avvocati Manuele Ciappi e Anna Lucia Mereu. Le udienze sono state fissate a primavera del prossimo anno. Tre le perizie: quella della procura, quella del giudice delle indagini preliminari, quella della difesa; ognuna ricostruisce l'origine delle lesioni che determinarono la tetraplegia e la correlazione con il decesso. A disposizione del giudice anche l'esito dell'incidente probatorio a cui la vittima fu sottoposta e altri elementi raccolti sia dall'accusa (titolare del fascicolo il sostituto Valentina Cosci) che dai difensori. Nessun supertestimone oculare, invece, come era emerso nel corso delle indagini preliminari. Nessuno che possa raccontare cosa accadde quella sera di quasi tre anni fa al pronto soccorso, cosa accadde nei minuti precedenti al ritrovamento dell'uomo riverso a terra in una stanza del triage. “Per nostra sfortuna – hanno detto i difensori all'uscita dal tribunale – nessuno ha assistito ai fatti perché se qualcuno avesse visto, sicuramente i nostri assistiti non sarebbero qui. Supertestimone? Non ce n'è traccia negli atti”. Le due guardie, indagate prima per tentato omicidio, poi per lesioni gravi, infine per omicidio preterintenzionale, furono sospese dal servizio e successivamente licenziate.
Il sessantenne morì in un centro specializzato per la cura di pazienti tetraplegici: poche ore dopo quello che per la procura fu un pestaggio e per la difesa un evento del tutto scollegato alla presenza delle due guardie giurate, si manifestò lo stato di infermità, condizione mai regredita. Condizione che, stando alla perizia depositata dal consulente della procura, sarebbe per metà conseguenza della caduta provocata dall'intervento contestato ai due imputati e per metà evoluzione di un processo infettivo dovuto allo stato di salute della vittima. L'analisi autoptica depositata dai periti del giudice delle indagini preliminari – tra loro anche il neurologo Vittorio Fineschi, consulente del caso Cucchi – ha escluso che a provocare la morte sia stato l'acuirsi di una infezione legata ai problemi di salute che la vittima già aveva, ma lesioni compatibili con un trauma e, nello specifico, con percosse. Infine c'è la consulenza medico-legale redatta dal dottor Brunero Begliomini per conto della difesa, una consulenza che introduce ulteriori elementi circa le cause che scatenarono la tetraplegia e quelle che determinarono il decesso.  
nadia tarantino
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  09.09.2020 h 15:03

 
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