10.07.2018 h 16:10 commenti

Ginecologi arrestati, i retroscena dell'inchiesta: ad un certo punto visite clandestine spostate al Giovannini

Dalle carte emerge come alcune delle pazienti conoscessero bene la struttura gerarchica del reparto di Ginecologia. Il sistema era fondato su un patto di segretezza tra i medici coinvolti
Ginecologi arrestati, i retroscena dell'inchiesta: ad un certo punto visite clandestine spostate al Giovannini
“Non condotte occasionali ed episodiche, ma un vero e proprio sistema endemico che comporta lo sfruttamento dello cosa pubblica per fini privati di arricchimento”, si legge nelle carte dell'inchiesta dei sostituti Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli che ha portato all'arresto di quattro ginecologi dell'ospedale di Prato – Elena Busi, Ciro Comparetto, Massimo Martorelli e Simone Olivieri – accusati di peculato e truffa ai danni dello Stato per aver ricevuto e visitato pazienti cinesi durante l'orario di lavoro ma fuori dal normale circuito delle prenotazioni, intascando ogni volta tra 100 e 150 euro. Tutti e quattro sono stati subito sospesi dal lavoro e la Asl ha anche avviato la procedura per valutare responsabilità disciplinari investendo con una comunicazione ufficiale anche l'Ordine dei medici e dei chirurghi. Uno di loro, Olivieri, aveva già presentato le dimissioni per passare dal sistema sanitario pubblico a quello privato.
“Un sistema – dicono le carte – fondato su un patto di segretezza” tra i medici e gli intermediari cinesi (tre quelli finiti ai domiciliari) che portavano le connazionali alle visite trattenendo una parte dei soldi destinati ai professionisti.
Tra i dialoghi intercettati, uno, quello tra una cinese e il dottor Comparetto, “dimostra – si legge ancora – una approfondita conoscenza da parte della donna straniera delle dinamiche dell'organizzazione e del funzionamento della struttura sanitaria. Al medico che al centro Giovannini le dice che non è più possibile fare le visite in ospedale, la donna risponde: “Spinelli non vuole”. Giansenio Spinelli è il primario del reparto di ostetricia e ginecologia, del tutto estraneo alla vicenda. L'episodio risale a febbraio scorso ed è quello il periodo in cui molte delle “visite clandestine”, come le ha definite il procuratore Giuseppe Nicolosi, si concentrano la sera e si spostano dall'ospedale Santo Stefano al centro Giovannini perché è insistente la voce che circola nell'ambiente circa la presenza delle forze dell'ordine e l'esigenza di adottare accorgimenti e usare più cautela emerge anche da alcune intercettazioni telefoniche. Tra le tante, ce n'è una in cui il medico Busi “manifesta la sua preoccupazione per il fatto di ricevere denaro in ambiente ospedaliero”.
Sono l'area 'fast track' al Santo Stefano e la stanza 103 al Giovannini i locali utilizzati per le visite alle cinesi che saltano il Cup. E' qui che si è concentra il grosso del lavoro del Nucleo investigativo dei carabinieri che, chiusa l'inchiesta, conta per Comparetto ventotto visite extra, alcune con più pazienti che infatti sarebbero state trentasette, sette visite per Martorelli in favore di otto donne, quattro visite per Olivieri e sei visite per un totale di nove pazienti per la ginecologa Busi. Tutte documentate con data, orario di ingresso e di uscita, nome del medico e dell'intermediario, luogo; molte anche con le immagini riprese dalle telecamere nascoste.
 
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Data della notizia:  10.07.2018 h 16:10

 
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