10.01.2018 h 12:51 commenti

Furto d'identità, dieci anni di calvario per un imprenditore: "La mia vita è rovinata"

Lo sfogo dell'uomo, parte lesa in un processo chiuso stamani con la condanna dei due imputati. Si è ritrovato debiti per 12mila euro non fatti da lui ma che lo hanno messo in difficoltà con le banche
Furto d'identità, dieci anni di calvario per un imprenditore: "La mia vita è rovinata"
“Mi hanno rubato l'identità, si sono sostituiti a me, hanno preso prestiti in banca e acquistato tessere autostradali e io oggi, a causa di tutto questo, sto per chiudere la mia impresa”. Un calvario lungo anni quello di Mario Galliano che oggi, mercoledì 10 gennaio, chiamato a testimoniare al processo contro i due uomini accusati di sostituzione di persona e truffa, ha platealmente rappresentato al giudice Silvio De Luca. I due imputati, entrambi italiani, difesi dagli avvocati Ivan Esposito e Andrea Parlanti, sono stati condannati a un anno e due mesi di reclusione. “Faremo appello – dice l'avvocato Esposito – i fatti sono prescritti e gli imputati innocenti.
Ma non è tanto il risvolto giudiziario che vale la pena raccontare, quanto la ripercussione che i fatti, avvenuti nel 2007, hanno avuto sulla vita dell'imprenditore, titolare di un'azienda di montaggio di nastri trasportatori. “Mi accorgo del furto di identità quando ricevo la lettera di benvenuto da una banca che mi comunica di aver erogato il prestito richiesto, cinquemila euro. Corro subito a chiedere spiegazioni e, passo dopo passo, ricostruisco la storia che oggi mi ha portato qui, in tribunale, io persona perbene, lavoratore, senza mai problemi con la giustizia e ora nei guai fino al collo”. I ladri dell'identità dell'imprenditore presentano una denuncia di smarrimento dei documenti ai carabinieri e con quella si presentano in Comune per chiedere il rilascio di una nuova carta di identità. Negli stessi giorni, ignaro e con la carta d'identità vicina alla scadenza, Galliano va all'anagrafe per il rinnovo: “L'impiegato mi dice che non può rilasciare un altro documento perché lo ha già fatto la settimana precedente. Gli dico che non è possibile, che era quella la prima volta che mi presentavo lì ed è in quel momento che capisco che qualcuno ha in mano documenti a mio nome”. Nome, cognome e il resto dei dati sono quelli dell'imprenditore, la foto è quella di uno dei truffatori che, forte del documento, gira le banche, fa acquisti, richiede e ottiene carte autostradali. Fino a che i conti, uno dopo l'altro, arrivano a Galliano che si ritrova segnalato alla Banca d'Italia e con un po' di debiti da saldare: circa 12mila euro.
“Sono un imprenditore finito – lo sfogo all'uscita dall'aula di giustizia – non so come fare. Il Comune mi ha chiesto scusa ma intanto con quella carta di identità fasulla mi hanno rovinato la vita. Non posso chiedere niente alle banche, ovunque mi giro mi ritrovo con un sacco di problemi e la giustizia che non arriva mai. Oggi vengo a sapere che bene avrei fatto a prendere un avvocato, ma chi me lo ha detto? Che ne so io di come funzionano queste cose? Io ho passato tutta la vita a lavorare, a campare la famiglia. Ho due figli e non so come fare. Se avessi tra le mani le persone che mi hanno fatto tutto questo, avrei paura di me e delle mie azioni”. 
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  10.01.2018 h 12:51

 
  • Share
  •  
 
 
 
comments powered by Disqus
 

Digitare almeno 3 caratteri.