05.08.2022 h 17:11 commenti

Finisce davanti al giudice di pace la "lite" tra comandante e agente della Municipale di Calenzano

Tutto nasce da due mail inviate nel 2018 dove si segnalava un rischio di turbativa in un concorso pubblico indetto da alcune amministrazioni della Piana. La responsabile si è sentita diffamata e ha citato il suo sottoposto
Finisce davanti al giudice di pace la "lite" tra comandante e agente della Municipale di Calenzano
Due e-mail anonime per mettere l'accento sulla conoscenza tra la presidente della commissione di un concorso pubblico indetto dai Comuni di Sesto Fiorentino, Calenzano e Scandicci, e due candidati. Due e-mail identiche, inviate a due diversi indirizzi di posta elettronica del Comune di Calenzano che, nelle intenzioni dell'autore, volevano essere solo una segnalazione in linea con i dettami dell'anticorruzione, ma che per la presidente della commissione e in seguito per il giudice di pace di Prato, Emanuele Calabrese Ioppolo, sono state strumento di diffamazione. Il fatto risale al 2018. Protagonisti la comandante della Municipale di Calenzano, Maria Pia Pelagatti, che presiedeva la commissione del concorso, e un suo agente dell'epoca, Francesco Frutti, 36 anni, adesso ala guida della Municipale di Campi Bisenzio.
Quest'ultimo, ritenuto colpevole, è stato condannato al pagamento di 600 euro di multa e di 2mila euro, a titolo di provvisionale, a Pelagatti che si è costituita parte civile, assistita dall'avvocato Fulvia Boni. Le due e-mail furono inviate alla responsabile dell'ufficio personale e al segretario generale del Comune di Calenzano. Un doppio invio per ovviare al fatto che il primo non aveva raggiunto il destinatario che era in ferie. "La signora Pelagatti - si leggeva nelle e-mail inviate da un indirizzo anonimo - lavorando a stretto contatto con due candidati potrebbe agevolarli, fornirgli le risposte". Mai nessuno ha dato credito a quelle righe e mai nessuno delle amministrazioni comunali coinvolte ha messo in dubbio l'onestà della comandante della Municipale. La polizia postale, incaricata dalla procura di Prato di indagare sulle e-mail dopo la denuncia di Pelagatti, è risalita subito all'autore. L'agente, nel corso della prima udienza, ha offerto un risarcimento di 3mila euro ma la sua comandante di allora non ha voluto saperne di ricomporre la lite. L'imputato si è difeso dicendo di aver solo esercitato il diritto alla segnalazione anonima sulla base della norma anticorruzione e che voleva evitare che il concorso saltasse o venisse invalidato in virtù dell'anomalia, ma il doppio invio è stato sufficiente a far scattare la diffamazione.
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  05.08.2022 h 17:11

 
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