01.06.2020 h 17:10 commenti

Figlio da 14enne, la madre del ragazzo-padre: "La sua vita è rovinata, vorrei poter cancellare tutto"

La donna si è costituita parte civile assistita dall'avvocato Roberta Roviello: "Non c'è risarcimento che possa rimediare al danno fatto". L'imputata ricorrerà in Appello: "Mi tengo la mia verità che però non posso dire"
Figlio da 14enne, la madre del ragazzo-padre: "La sua vita è rovinata, vorrei poter cancellare tutto"
La madre del ragazzo vittima degli abusi con la sua legale
“Ho sempre creduto nella giustizia, oggi è stata scritta la verità ma la vita di mio figlio è rovinata”. Piange la madre dello studente diventato babbo a 14 anni dopo la relazione con la donna che gli dava ripetizioni di inglese per prepararlo all'esame di terza media. E' un pianto liberatorio, sono le lacrime di una donna che non ha mai parlato con i giornalisti, che ha taciuto la sua sofferenza, che ha lottato per il bene di suo figlio. E' la prima, al fianco dell'avvocato Roberta Roviello, a uscire dal Palazzo di giustizia. Le sue sono parole durissime contro l'imputata: “Non si è vergognata mentre abusava di mio figlio e in casa aveva il suo appena più piccolo – dice – non si è vergognata a venire in tribunale in maniera disprezzante e come si atteggiava per farsi una buona reputazione, ma una mamma che si comporta così non avrà mai una buona reputazione. I bambini non si toccano, né femmine e né maschi”. Confessa, la madre dello studente, di non essersi mai chiesta se un giorno vorrà conoscere il figlio di suo figlio: “Sono mamma e sono nonna, ma non lo so perché in casa ho un ragazzo che devo tutelare”.
La questione è delicata: “Non finisce con oggi questa storia – spiega l'avvocato Roviello – siamo qui per dire che la verità è emersa e che gli imputati hanno mentito ai microfoni del processo e ad altri microfoni, un atteggiamento che ci ha fatto male. Questo è un processo perso per tutti, tanti, troppi gli interessi lesi”. Come continuerà la storia? In un'aula civile? “Noi non abbiamo chiesto soldi, ci siamo costituiti parte civile per poter partecipare al processo – ancora l'avvocato Roberta Roviello – non abbiamo quantificato il danno perché non c'è possibilità di ristoro di fronte a un danno simile”. Una difesa appassionata che è continuata anche fuori dal tribunale: “Sarebbe bello avere una bacchetta magica e cancellare tutto – dice – tornare indietro e far sparire questa cosa ma non è possibile. L'abbiamo affrontata e oggi siamo a dire che la verità è la nostra, non ce ne sono altre. Lo sappiamo noi e lo sanno tutti”.
Gli imputati e i loro avvocati, Mattia Alfano e Massimo Nistri, sono usciti dopo qualche minuto. Si sono fermati davanti al muro dei giornalisti, oggi come tutte le altre volte. La prima a parlare è stata la trentaduenne. Volto tiratissimo, voce ferma: “Ora come ora ho un solo desiderio: tornare a casa dai miei figli. Non voglio commentare, c'è chi lo ha già fatto. Mi tengo la mia verità che però non posso dire, spero nell'Appello”. Accanto a lei il marito che, secondo la procura e ora anche secondo il tribunale, sapeva che quel bambino non era suo quando gli ha dato il cognome: “E' il primo grado, aspettiamo di leggere per intero la sentenza”. Inevitabile chiedere se disconoscerà il bambino, e la risposta è lapidaria: “Domanda fuori luogo”.
Gli avvocati hanno detto che leggeranno le motivazioni che hanno portato il giudice a pronunciare la sentenza di condanna: “Aspettiamo prima di esprimerci”.
“E' stata una vicenda che abbiamo seguito con attenzione, è una vicenda delicatissima per le implicazioni che riguardano i personaggi coinvolti e la vita delle persone – il commento del procuratore Giuseppe Nicolosi - abbiamo rispetto per le persone nei confronti delle quali esercitiamo la nostra azione, il nostro dovere. Non parliamo di soddisfazione perché non c'è soddisfazione per le condanne. Abbiamo fatto un lavoro accurato e evidentemente il tribunale, con l'ulteriore suo approfondimento, ha trovato le conferme che riteneva di dover acquisire”. La procura potrebbe avviare le pratiche per l'affidamento del bambino ma su questo punto il procuratore è stato chiaro: “Tenete conto che le valutazioni vengono fatte sempre nell'interesse dei minori quindi al primo posto non c'è il disvalore delle condotte della madre o dei genitori, ma l'interesse del minore. Questa è una sentenza di primo grado, la presunzione di non colpevolezza vale anche in questo caso, siamo rispettosi dei principi dei diritti, vedremo. E' chiaro che la procura può attivarsi per il disconoscimento paterno del bambino, ora non è questo l'argomento principe”.
nadia tarantino
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  01.06.2020 h 17:10

 
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