16.12.2019 h 14:01 commenti

Figlio da 14enne, la difesa tenta la carta della Corte Costituzionale: "Norma che punisce sesso con under 14 non è al passo con i tempi"

Gli avvocati che difendono la trentunenne accusata di atti sessuali e violenza sessuale per induzione su minore hanno sollevato una questione di legittimità costituzionale ritenendo che la norma che punisce rapporti sessuali con giovani sotto i 14 anni sia superata. I giudici decideranno a gennaio
Figlio da 14enne, la difesa tenta la carta della Corte Costituzionale: "Norma che punisce sesso con under 14 non è al passo con i tempi"
Mossa a sorpresa degli avvocati che difendono la donna di 31 anni che nell'estate del 2018 ha avuto un figlio dallo studente a cui dava ripetizioni di inglese per prepararlo all'esame di terza media, e il marito accusato dai sostituti Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli di aver dato il cognome al bambino pur sapendo di non esserne il padre naturale.
Al termine dell'udienza di oggi, lunedì 16 dicembre, Massimo Nistri e Mattia Alfano, hanno consegnato al giudice Daniela Migliorati una memoria di ventitré pagine con la quale sollevano una questione di legittimità costituzionale relativamente alla norma che punisce i rapporti sessuali con minori di 14 anni sulla base della presunzione assoluta di invalidità del consenso eventualmente prestato dal ragazzino o ragazzina che sia. In sostanza, gli avvocati chiedono al tribunale di valutare se la legge, così come è, debba essere rivista in quanto 'figlia di un'epoca passata e di – si legge nella memoria – considerazioni mediche, psicologiche e psicopedagogiche ormai superate”. Insomma, i giovani di oggi non sono più quelli di una volta e lo sviluppo arriva assai prima; non è solo una questione di prima mestruazione per le ragazze (gli avvocati sottolineano che l'età si è abbassata dalla media di 16/17 del passato a una media di 12), ma anche di conoscenze attraverso internet che permettono di avere consapevolezza della sessualità con largo anticipo rispetto a quanto accadeva qualche decennio fa. Un ragionamento attraverso il quale la difesa della trentunenne che da marzo è agli arresti domiciliari con le accuse di atti sessuali e violenza sessuale per induzione, vuol convincere il tribunale a rimettere la questione alla Suprema corte affinché stabilisca se non sia arrivato il momento di attualizzare una norma forse non più al passo coi tempi. Non si tratterebbe, nell'ipotesi degli avvocati, unicamente di abbassare la soglia dell'età ma, eventualmente, di introdurre una valutazione caso per caso e quindi prevedere che si possa anche non applicare l'attuale legge. Un'uscita irrobustita da orientamenti, studi medici, valutazioni sociologiche che fa ovviamente esplicito riferimento al caso specifico che contesta all'imputata di aver avuto rapporti con il ragazzino quando non aveva ancora 14 anni. “Secondo dati medici facilmente rinvenibili da una breve ricerca operata su internet – è uno dei passaggi della memoria – appare indubbio che secondo la scienza medica, non solo non esiste una data certa della maturazione sessuale ma anche che questa si è notevolmente abbassata in questi ultimi anni. In sostanza – si legge ancora – che il diritto sia figlio del tempo non è un dato indubbio”.
Un po' come il coniglio che esce dal cilindro, la mossa degli avvocati ha scombinato un'udienza fino a quel momento senza clamore: davanti al giudice, oggi, sono comparsi i testimoni convocati dall'avvocato Roberta Roviello che assiste la famiglia dello studente.
I giudici hanno dato tempo ai pubblici ministeri e alla parte civile fino al 15 gennaio per replicare. Nell'udienza del 20 gennaio, quella che prevede l'esame degli imputati, il tribunale deciderà se accogliere la questione di legittimità costituzionale oppure no. Nel primo caso il processo potrebbe venir sospeso anche se già ora accusa e parte civile ricordano che non ci sono motivi per uno stop dal momento che gli imputati devono rispondere anche di altre accuse.
Della paternità dello studente, confermata dal test del dna, si è saputo a marzo quando la madre ha scoperto il motivo delle preoccupazioni e del malumore del giovane e ha denunciato tutto alla polizia. Il tribunale ha dato incarico al professor Renato Ariatti, lo stesso del processo alla mamma di Cogne condannata per l'omicidio del figlioletto, di esaminare il profilo psicologico dell'imputata per valutare se ai tempi della relazione fosse o no in grado di intendere e volere.
nadia tarantino



 
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Data della notizia:  16.12.2019 h 14:01

 
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