28.10.2019 h 17:38 commenti

Figlio da 14enne, in aula la sofferta testimonianza della madre del ragazzino

Il processo, che si celebra a porte chiuse, è entrato oggi in una fase cruciale. La donna ha confermato quanto contenuto nella denuncia alla polizia che ha dato il via all'inchiesta
Figlio da 14enne, in aula la sofferta testimonianza della madre del ragazzino
Ha parlato per due ore e ha raccontato di come ha scoperto che i silenzi e i tormenti del figlio altro non erano che la paura che si venisse a sapere che lui, non ancora quindicenne, era diventato babbo dopo la relazione con l'operatrice sociosanitaria che gli dava ripetizioni di inglese per prepararlo all'esame di terza media. E' stata una testimonianza sofferta, spezzata dal pianto, quella della mamma dello studente che oggi, lunedì 28 ottobre, è comparsa davanti ai giudici del tribunale di Prato ai quali ha confermato dalla prima all'ultima parola la denuncia presentata in questura lo scorso marzo quando il figlio le ha confessato come si era trasformato il rapporto tra lui e la donna che si era offerta di aiutarlo a studiare inglese. Ad ascoltare in aula l'operatrice sociosanitaria, oggi trentunenne, agli arresti domiciliari da sette mesi con l'accusa di atti sessuali e violenza sessuale per induzione su minore, e il marito, imputato di alterazione dello stato civile perché, stando al convincimento dei pubblici ministeri Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli, sapeva di non essere il padre naturale del bambino quando ha assunto la paternità.
Il processo, che si celebra a porte chiuse, è entrato oggi in una fase cruciale. Lo sguardo della mamma del giovane non avrebbe mai incrociato quello dell'operatrice sociosanitaria e del marito. Un'indifferenza che si sarebbe ripetuta quando a testimoniare è stato chiamato il padre del giovane, come la moglie assistito dall'avvocato Roberta Roviello. Gli imputati, difesi dagli avvocati Mattia Alfano e Massimo Nistri, anche oggi si sono mostrati uniti e non avrebbero dato segni di cedimento. Tutti e due presenti oggi come tutte le volte che c'è stato bisogno di varcare l'ingresso del Palazzo di giustizia da quando la vicenda giudiziaria è cominciata.
A svelare la drammaticità dei giorni in cui la relazione e la paternità sono state svelate – condizione confermate dalle numerose chat acquisite dagli investigatori – anche la titolare della palestra frequentata dal giovane e la sua istruttrice, tra le prime persone a conoscere la verità. Altro passaggio fondamentale del processo perché proprio in palestra l'operatrice sociosanitaria e il ragazzino si sono conosciuti: lui era un bambino, lei una giovane mamma che accompagnava il figlio a fare sport. Una conoscenza portata avanti negli anni fino alle ripetizioni di inglese e poi diventata una relazione che, dice l'accusa, la donna avrebbe cercato di tenere in piedi con minacce e pressioni anche dopo la nascita del bambino non sopportando i tentativi dello studente di sottrarsi al legame.
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  28.10.2019 h 17:38

 
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