09.05.2019 h 18:20 commenti

Figlio da 14enne, il Riesame: "La donna ha voluto la gravidanza per tenere accanto a sé il ragazzino"

In una dozzina di pagine i motivi che hanno spinto i giudici a confermare la misura cautelare degli arresti domiciliari alla trentunenne che lo scorso anno ha avuto un figlio dallo studente a cui dava ripetizioni per prepararlo all'esame di terza media. Gli avvocati avevano presentato ricorso
Figlio da 14enne, il Riesame: "La donna ha voluto la gravidanza per tenere accanto a sé il ragazzino"
Una gravidanza cercata e voluta per tenere legato a sé quel ragazzino del quale era innamorata e poi il bambino usato come strumento di ricatto per continuare la frequentazione e i rapporti sessuali. E' questo uno dei passaggi più forti che motivano la decisione dei giudici del Riesame di confermare gli arresti domiciliari alla donna di 31 anni che la scorsa estate ha avuto un figlio dallo studente, oggi quindicenne, a cui dava ripetizioni di inglese in vista dell'esame di terza media. La donna, indagata per atti sessuali con minore e violenza sessuale per induzione (a queste due accuse si sono poi aggiunte altre contestazioni: violenza sessuale e violazione di domicilio), difesa dagli avvocati Mattia Alfano e Massimo Nistri, è ai domiciliari dalla fine di marzo. Il tribunale del Riesame ha confermato punto per punto il quadro messo insieme dai sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli e fatto proprio dal giudice delle indagini preliminari del tribunale di Prato Francesca Scarlatti che ha fatto scattare la misura cautelare.
Una dozzina di pagine per descrivere la personalità della trentunenne, la sua ossessione per il ragazzino col quale – dice anche il Riesame – i rapporti sessuali sono cominciati prima del suo quattordicesimo compleanno. I giudici hanno definito 'penetrante' l'attività di condizionamento attuata dalla donna nei confronti dello studente, destinatario di migliaia di messaggi inviati a tutte le ore del giorno, anche quando lui era a scuola. Messaggi per concordare appuntamenti sulla base di una sorta di patto secondo il quale lei non gli avrebbe creato problemi con il bambino se il loro rapporto fosse continuato. Non solo: i giudici spiegano che quando la trentunenne ha realizzato che il ragazzino frequentava una coetanea e che la minaccia del bambino non aveva su di lui più alcun effetto, ha cominciato a parlare dell'intenzione di voler togliersi la vita, creando nel giovane uno stato di forte preoccupazione.
Dalle pagine emerge anche che la trentunenne aveva confidato ad una collega di lavoro di avere una relazione con uno studente. “E se avesse 13 anni”? le chiese, e la risposta fu d'istinto uno schiaffo. Un episodio che conferma che l'indagata non ha mai nascosto la relazione extraconiugale seppur in prima battuta raccontava che l'amante era un giovane istruttore di palestra poi 'declassato' a studente di quinta superiore.
Non avrebbe avuto contezza la donna, almeno fino ai giorni immediatamente successivi all'inizio dell'inchiesta, della sofferenza provocata allo studente e alla famiglia tanto da pensare – e dire – che a rovinare il giovane sono stati i genitori con la scelta di presentare denuncia. Nelle motivazioni il tribunale del Riesame non manca di evidenziare le incongruenze tra le dichiarazioni rese dall'indagata ai sostituti procuratori e al giudice delle indagini preliminari e quanto emerso dalle indagini.   



 
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Data della notizia:  09.05.2019 h 18:20

 
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