15.04.2019 h 19:37 commenti

Figlio da 14enne, il ragazzo per tre ore ha risposto al giudice. Inchiesta a un passo dalla chiusura

Incidente probatorio per raccogliere la testimonianza del giovanissimo che è diventato padre dopo la relazione con l'operatrice sociosanitaria che gli dava ripetizioni. Lo studente è stato ascoltato in modalità protetta con accanto uno psicologo. Gli avvocati della donna: "Ora la quiete dopo la tempesta". La procura: "Esito dell'interrogatorio pienamente soddisfacente"
Figlio da 14enne, il ragazzo per tre ore ha risposto al giudice. Inchiesta a un passo dalla chiusura
Tre ore di domande a cui ha risposto ripercorrendo la sua relazione con la donna che gli dava ripetizioni di inglese in vista dell'esame di terza media e dalla quale la scorsa estate ha avuto un figlio. Oggi, lunedì 15 aprile, il padre bambino, ora quindicenne, è arrivato al Palazzo di giustizia di Prato qualche minuto prima delle 14.30, puntuale per l'incidente probatorio fissato dal giudice per le indagini preliminari Francesca Scarlatti. E' arrivato accompagnato dall'avvocato che assiste la sua famiglia, Roberta Roviello, e ha raccontato la sua versione dei fatti. Avrebbe raccontato l'evoluzione delle lezioni, l'intimità con la donna di 31 anni che dallo scorso 28 marzo è agli arresti domiciliari accusata di violenza sessuale e atti sessuali su minore. Ad ascoltare le sue dichiarazioni, rilasciate in modalità protetta, i sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli, titolari dell'inchiesta, e gli avvocati che difendono la trentunenne, Mattia Alfano e Massimo Nistri. Accanto al giovane, che avrebbe sostenuto l'interrogatorio senza esitazioni, si è seduto uno psicologo.
“Il ragazzo ha risposto alle domande e ha fornito elementi di corrispondenza con quello che abbiamo noi”, il commento all'uscita dei legali della donna, di professione operatrice sociosanitaria. Il procuratore Giuseppe Nicolosi non ha commentato il lungo interrogatorio limitandosi a definirlo “pienamente soddisfacente”.
Poco, pochissimo trapela su quello che ha riferito al giudice il quindicenne.
Punto focale dell'incidente probatorio (le dichiarazioni del giovane potranno essere utilizzate in un eventuale processo) l'età del primo rapporto sessuale. Lo spartiacque è il passaggio da 13 a 14 anni: prima dei 14 anni, infatti, anche l'eventuale consenso prestato dal minore per un rapporto completo non è ritenuto valido dalla legge. L'accusa è convinta che i due abbiano fatto l'amore la prima volta a primavera del 2017 quando lui aveva 13 anni e pare che siano stati raccolti elementi a sostegno di questa tesi. Una tesi opposta a quella della donna che, dal primo momento, ha ribadito di aver aspettato che il giovane arrivasse a 14 anni collocando così il concepimento del loro figlio. Elemento, questo, sul quale sarebbero in corso accertamenti legati alla cartella di maternità sequestrata dalla Squadra mobile, incaricata delle indagini dalla procura.
Nessuna parola dall'avvocato Roviello che ha lasciato il Palazzo di giustizia passando da un'uscita secondaria. I legali dell'operatrice sociosanitaria si sono invece fermati con i giornalisti: “Ritengo che il quadro dell'indagine abbia trovato il sunto della questione – le parole dell'avvocato Nistri – non possiamo scendere nei particolari ma credo che per le persone coinvolte in questa vicenda possa arrivare la quiete dopo la tempesta che c'è stata”.
Una tempesta scoppiata i primi di marzo quando la mamma dello studente si è presentata in questura per denunciare la trentunenne che si era offerta di dare ripetizioni di inglese in virtù di una conoscenza nata e coltivata attraverso la frequentazione della stessa palestra. A mettere in allarme la mamma il comportamento del ragazzo che ad un certo punto ha cominciato a manifestare tormenti e preoccupazioni. Alla fine lo sfogo, il racconto dei rapporti sessuali e della nascita del bambino.
Gli investigatori hanno recuperato i messaggi che i due si sono scambiati nel tempo e che evidenziano l'ossessione di lei e i tentativi di lui di sfilarsi da quel rapporto. Ossessione e minacce da una parte (da qui l'accusa di violenza sessuale per induzione), disperazione e paura dall'altra.
“Voleva cominciare una cura dallo psichiatra – hanno detto gli avvocati di lei – ha appreso con dispiacere la decisione del tribunale del Riesame di confermare gli arresti domiciliari”.
Nell'inchiesta è entrato anche il marito (la coppia ha un figlio): a suo carico l'ipotesi di reato è alterazione dello stato civile perché la procura è convinta che fosse a conoscenza di non essere il padre naturale del bambino quando lo ha riconosciuto come suo.
nt
 
 


 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  15.04.2019 h 19:37

 
  • Share
  •  
 
 
 
comments powered by Disqus
 

Digitare almeno 3 caratteri.

 
 
 
 

Speciale