20.01.2020 h 10:16 commenti

Figlio da 14enne, la donna testimonia in aula tra le lacrime. Il giudice decide di chiamare a deporre il ragazzino

Il processo prosegue senza intoppi: è stato deciso di congelare fino al termine del dibattimento la decisione sull'eccezione di incostituzionalità sollevata dagli avvocati della coppia
Figlio da 14enne, la donna testimonia in aula tra le lacrime. Il giudice decide di chiamare a deporre il ragazzino
Nessuna battuta d'arresto per il processo alla donna accusata di avere avuto un figlio da uno studente di terza media a cui dava ripetizioni di inglese e al marito che deve rispondere di alterazione dello stato civile per essersene assunto la paternità. Il giudice ha congelato l'eccezione di incostituzionalità sollevata dagli avvocati della coppia, Mattia Alfano e Massimo Nistri. I legali hanno chiesto di rimettere la questione alla Corte suprema affinché decida se non sia arrivato il momento di rivedere una norma – quella che punisce il sesso con minori di 14 anni – 'figlia – si legge nella memoria difensiva – di un'epoca passata e di considerazioni mediche, psicologiche e psicopedagogiche ormai superate”. Il giudice ha rinviato la sua decisione alla fine della fase dibattimentale che comprende anche la perizia sulla capacità di intendere e di volere dell'imputata ai tempi della relazione con lo studente affidata al professor Renato Ariatti, lo stesso che valutò le condizioni psichiche della mamma di Cogne condannata per l'omicidio del figlioletto. Esaurito il dibattimento e prima dell'inizio della discussione, il giudice deciderà cosa fare dell'istanza a cui hanno già replicato sia l'accusa che la parte civile. Non è l'unica notizia del giorno perché nell'udienza di oggi il tribunale ha anche deciso di sentire lo studente, ora sedicenne, che, dopo essere stato interrogato in sede di incidente probatorio nel corso delle indagini preliminari, sembrava del tutto uscito di scena. E invece tornerà al Palazzo di giustizia nelle prossime settimane per essere ascoltato dal giudice su circostanze che – come prevede la procedura – non potranno essere le stesse già riferite in quanto l'incidente probatorio è un esame irripetibile.
Nell'udienza, dunque, ha seguito il tabellino di marcia previsto, sono stati sentiti i due imputati. La donna, oggi trentunenne, agli arresti domiciliari da ormai 10 mesi, ha raccontato in lacrime la sua verità sul rapporto con il ragazzino. “Una testimonianza molto sofferta – hanno commentato i suoi avvocati – e in linea con quanto già dichiarato lo scorso marzo quando fu indagata”. Per circa tre ore l'imputata ha risposto alle domande dei pubblici ministeri Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli, dei suoi legali, dell'avvocato Roberta Roviello che assiste i genitori dello studente costituiti parte civile e, naturalmente, del giudice. E' durato molto meno, invece, l'esame del marito che “ha ritenuto con le sue certezze di rimanere accanto alla donna e di riconoscere il figlio”. “Così – hanno spiegato i suoi avvocati – ritiene di aver dato corso alle sue responsabilità”. Non è chiaro se l'imputato abbia definito più precisamente se, al momento della dichiarazione di paternità, sapesse oppure no che quel bambino era di un altro.
La vicenda della 'relazione proibita' è venuta alla luce lo scorso marzo quando la madre dello studente ha scoperto la ragione delle preoccupazioni del ragazzo e ha denunciato. Fatti confermati dal dna che ha certificato la paternità del giovane che il giudice ha deciso di convocare in aula perché, pur in regime protetto, risponda ad altre domande sulla relazione con la donna a cui era stato affidato dalla famiglia per affinare il suo inglese.
nt
 
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Data della notizia:  20.01.2020 h 10:16

 
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