18.11.2019 h 15:35 commenti

Figlio da 14enne, i genitori dell'imputata fanno scena muta in aula

In qualità di prossimi congiunti della donna, i due si sono avvalsi della facoltà di non rispondere a differenza di quanto fatto nella primissima fase delle indagini. La scorsa settimana è cominciato il lavoro del neuropsichiatra che dovrà valutare la capacità di intendere e volere dell'imputata
Figlio da 14enne, i genitori dell'imputata fanno scena muta in aula
Hanno scelto di non testimoniare i genitori della trentunenne che lo scorso anno ha avuto un figlio dal ragazzino di 14 anni a cui dava ripetizioni di inglese. Marito e moglie si sono presentati oggi, lunedì 18 novembre, davanti al giudice Daniela Migliorati a cui hanno comunicato di non voler rispondere a nessuna domanda in quanto prossimi congiunti dell'imputata, agli arresti domiciliari da marzo scorso con le accuse di atti sessuali e violenza sessuale per induzione su minore. Stessa scelta estesa al loro genero, il marito della figlia che è finito sotto processo per alterazione dello stato civile perché – sostengono i pubblici ministeri Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli – avrebbe saputo di non essere il padre naturale del bambino quando lo ha riconosciuto come suo. Impossibile acquisire le dichiarazioni che i genitori della donna rilasciarono nella primissima fase dell'indagine: la normativa prevede infatti che la testimonianza debba avvenire in aula per essere utilizzata ai fini del processo.
Hanno invece risposto gli altri tre testimoni citati per l'udienza di oggi: una collega di lavoro e l'insegnante che sostituì l'imputata nelle ripetizioni di inglese, e l'amico che il ragazzino diceva di incontrare quando invece andava a casa della donna. “E' stata un'udienza positiva – le parole degli avvocati difensori, Mattia Alfano e Massimo Nistri, all'uscita dal Palazzo di giustizia – la collega ha ridimensionato le dichiarazioni rilasciate in prima battuta, si trattava di confidenze ricevute sul luogo di lavoro. Il processo sta arricchendo con nuovi elementi il quadro emerso nella fase delle indagini”.
Intanto la settimana scorsa è cominciato il lavoro del neuropsichiatra Renato Ariatti a cui il giudice ha dato l'incarico di fare una perizia psichiatrica sull'imputata per valutare il grado di capacità di intendere e volere al momento dei fatti che vengono contestati. Ariatti, lo stesso che studiò il profilo di Anna Maria Franzoni, sarà sentito all'udienza del 24 febbraio.
 
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Data della notizia:  18.11.2019 h 15:35

 
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