17.12.2019 h 16:48 commenti

Figlio da 14enne, ecco le carte giocate dalla difesa nel ricorso alla Consulta

Gli avvocati hanno messo in discussione la norma che non riconosce la validità dell'eventuale consenso che un minore di 14 anni dà ad un adulto per fare sesso. La legge, secondo i legali, non è solo anacronistica ma priva il giudice del potere discrezionale
Figlio da 14enne, ecco le carte giocate dalla difesa nel ricorso alla Consulta

La presunzione giuridica che non ammette una prova contraria priva il giudice del suo potere discrezionale. Fanno leva anche su questo aspetto prettamente giuridico gli avvocati Mattia Alfano e Massimo Nistri, difensori della trentunenne che ha avuto un figlio dal ragazzino di 14 anni a cui dava ripetizioni, quando chiedono l'intervento della Corte Costituzionale affinché riporti nei binari dell'attualità la norma che punisce il sesso con un minore di 14 anni sulla base di una invalidità – sempre efficace – del suo eventuale consenso. Nelle ventitré pagine di memoria consegnate al giudice Daniela Migliorati, presidente del collegio giudicante del tribunale di Prato davanti al quale si sta celebrando il processo a carico della donna accusata anche di atti sessuali su minore di 14 anni (il marito è imputato di aver dato il cognome al bambino pur sapendo – sostiene la procura – di non essere il padre naturale), gli avvocati mettono l'accento anche sull'automatismo sanzionatorio che è conseguenza della presunzione assoluta (non validità del consenso).
Il ragionamento costruito dai legali si traduce non soltanto nella necessità di svecchiare la norma, ma anche in una 'violazione della Costituzione” che – si legge nella memoria - “mina i diritti fondamentali riconosciuti dalla Carta” in virtù della sanzione che viene applicata automaticamente. Il risultato – è la tesi dei due legali – è che il “giudice è privato di ogni facoltà di apprezzamento dovendosi limitare a dichiarare le conseguenze che la legge fa dipendere dalla sua integrazione: il soggetto ha meno di 14 anni, l'imputato ha profittato della sua incapacità assoluta di intendere e volere, senza a che a nulla valgano le peculiarità del caso concreto”.
Per meglio spiegare, il 609 quater – nella lettura proposta dai due difensori che parlano di assenza di flessibilità – si risolve come un'espressione matematica che deve necessariamente seguire il tracciato previsto per arrivare al risultato. “Viene meno – ancora la memoria con la quale si chiede al tribunale di valutare la questione di costituzionalità – l'assetto discrezionale del giudicante”.
La richiesta non è quella di abbassare la soglia di validità del consenso, piuttosto di introdurre un margine soggettivo che consenta di vagliare caso per caso il grado di consapevolezza del minore. Richiesta che poggia su una più volte richiamata evoluzione sociologica e culturale che – sottolineano gli avvocati – consegna ai ragazzini di oggi una precocità sessuale sconosciuta fino a pochi decenni fa.
La norma attuale tutela l'integrità psico-fisica del minore nell'ottica di un corretto sviluppo della propria sessualità e l'infrazione si configura anche senza che si eserciti una costrizione in quanto il bene primario non è la libertà di fare oppure no sesso con un adulto, quanto l'incolumità psicologica e fisica del minore di 14 anni. Limite che sale a 16 se a violare la norma è un adulto a cui il minore sia stato affidato per ragioni – nel caso specifico – di istruzione. Non sono previste sanzioni penali, invece, se tra i 13 i 14 anni si fa sesso con qualcuno con cui ci siano al massimo tre anni di differenza perché, per il legislatore, ciò significa 'un amore' tra adolescenti e dunque tra soggetti a pari condizioni: il consenso, in tal caso, è valido. Un punto, questo, che ha trovato spazio nella memoria dei legali: “Se si ritiene un ragazzo incapace di prestare un valido consenso, tale incapacità prescinde dall'età del partner”.
L'intervento della Corte Costituzionale è per gli avvocati Alfano e Nistri uno spartiacque importantissimo “risulta palese la rilevanza della questione – scrivono – per la risoluzione del caso di specie”. Caso che trova riscontro nel celebre dramma di Shakespeare “Romeo e Giulietta”: “Ama, ama follemente, ama più che puoi e se ti dicono che è peccato ama il tuo peccato e sarai innocente”: “Questa frase – concludono i legali dell'imputata – viene pronunciata da una delle donne simbolo dell'amore in tutta la letteratura. Giulietta Capuleti, icona mondiale di una relazione struggente e appassionata. Non tutti sanno che ella, nell'opera non aveva ancora compiuto 14 anni”.
Del resto, vale la pena aggiungere, Romeo Montecchi non aveva trent'anni ma parecchi meno.

nadia tarantino

                                                                                                                                    

 
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Data della notizia:  17.12.2019 h 16:48

 
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