26.04.2017 h 14:58 commenti

Fallimento Creaf, la procura sta cercando di ricostruire dove sono stati spesi i 22 milioni di euro

Davanti al sostituto procuratore Lorenzo Boscagli stanno sfilando i testimoni nell'inchiesta che al momento vede indagati i tre amministratori che si sono succeduti alla guida del Cda
Fallimento Creaf, la procura sta cercando di ricostruire dove sono stati spesi i 22 milioni di euro
Un interrogatorio dietro l'altro. Procede a passo spedito l'inchiesta della procura di Prato sul Creaf, il Centro di ricerca e alta formazione di via Galcianese – proprietari la Provincia e tutti i Comuni dell'area pratese – mai inaugurato nonostante i 22 milioni di soldi pubblici. Sono tre gli indagati: Daniele Panerati e Luca Rinfreschi, difesi dall'avvocato Alberto Rocca, e Laura Calciolari, i tre vertici che si sono succeduti nel tempo alla guida del Creaf e sui quali pesa l'ipotesi di reato di bancarotta societaria.
Il sostituto procuratore Lorenzo Boscagli, su mandato del procuratore capo Giuseppe Nicolosi, sta cercando di ricostruire euro per euro la destinazione dei soldi pubblici che la società ha ricevuto senza però riuscire mai, in undici anni, a dare concretezza all'attività. Oggi, di quei 22 milioni, resta solo l'immobile i sui lavori di ristrutturazione, seppur a un punto molto avanzato, non sono conclusi: è l'unico bene della società, non c'è altro all'attivo. Un bene valutato la metà della metà, più o meno, di tutti i soldi spesi in undici anni (solo l'immobile, nel 2005, costò otto milioni e mezzo).
Dall'apertura dell'inchiesta a oggi, Boscagli ha convocato diverse persone che hanno avuto se non proprio un ruolo diretto nell'affaire Creaf, una certa conoscenza dei vari passaggi amministrativi, finanziari e politici. Il tribunale ha dichiarato fallito il Creaf lo scorso 28 febbraio dopo aver rigettato la richiesta di concordato. Inchiesta giudiziaria a parte, la politica pare, almeno nelle parole, intenzionata a fare piena luce sul Centro di ricerca e alta formazione mai aperto: doveva essere la svolta per un tessile in profonda crisi che puntava ad un riscatto di qualità, ma è stato solo una “cattedrale nel deserto” per usare le parole del procuratore Nicolosi, un buco nero nel quale sono finiti 22 milioni. 
nt
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  26.04.2017 h 14:58

 
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