17.06.2020 h 15:14 commenti

Fallimento Creaf, il curatore conferma: "Era da chiudere già a gennaio 2011"

Di nuovo protagonista in aula il commercialista Leonardo Castoldi che si è sottoposto al controesame dei difensori degli imputati ribadendo quanto già detto incalzato dalle domande del pm
Fallimento Creaf, il curatore conferma: "Era da chiudere già a gennaio 2011"
“Già il primo gennaio 2011 non c'erano più le condizioni per tenere in vita il Creaf, in quel momento sarebbero dovuti scattare i meccanismi di cautela che, invece, non sono scattati”. Non ha retrocesso di un passo il commercialista Leonardo Castoldi, commissario giudiziale prima e curatore fallimentare poi della società pubblica dichiarata fallita nel 2017, comparso nuovamente in tribunale oggi, mercoledì 17 giugno, come testimone dell'accusa nel processo a otto tra politici ed ex amministratori chiamati a rispondere di bancarotta semplice. Sul banco degli imputati, tra gli altri, il sindaco di Prato Matteo Biffoni (avvocati Nicolosi e Lucibello) nella sua qualità di presidente della Provincia e dunque socio di maggioranza (tutti i Comuni dell'area pratese gli altri soci), il suo predecessore Lamberto Gestri (avvocato Renna), e gli ex amministratori della società Luca Rinfreschi (avvocato Rocca oggi sostituito dalla collega Santini) e Laura Calciolari. Presenti in aula Rinfreschi e Gestri. Ed è stata la difesa di quest'ultimo protagonista di un complesso controesame (la scorsa udienza Castoldi aveva risposto alle domande del pubblico ministero Lorenzo Boscagli) che si è protratto per oltre tre ore. Un controesame non privo di tensioni e farcito di tecnicismi relativi non solo alla gestione della società, fallita senza aver raggiunto il suo oggetto sociale, vale a dire il Centro di ricerca e alta formazione nonostante una spesa di 22 milioni di finanziamenti pubblici, ma anche agli interventi della politica. L'avvocato Renna ha contestato tutte o quasi le risposte del commercialista sostenendo, in sintesi, che oggi il quadro contiene elementi che inducono a determinate valutazioni rispetto allo stato dei fatti nel 2011.
Renna ha ricordato le azioni intraprese dall'ex presidente Gestri – su tutte un parere alla Corte dei Conti e la ricerca di nuove fonti di finanziamento – ma Castoldi ha ribattuto che “”tutto ciò fu sì corretto ma non sufficiente a raggiungere una ragionevole certezza circa la capacità della società a rimanere in piedi”. Una posizione a cui la difesa di Lamberto Gestri ha ribattuto con forza ricordando che nel 2011 il Creaf aveva una disponibilità di oltre un milione di euro, che la Regione
altrettanto aveva erogato e che il lotto 1 della sede del Creaf in via Galcianese era in dirittura d'arrivo e il lotto 2 era a buon punto (collaudi rispettivamente a marzo 2012 e ad aprile 2013).
Molte le questioni oggetto del controesame: la restituzione del prestito di 5 milioni 900mila euro concesso a Creaf dalla Provincia e scaduto nel 2010, la richiesta ai soci di ulteriori somme a fondo perduto nell'ambito di un piano pluriennale di finanziamento, i fondi Fipro (Fondo per le infrastrutture produttive) del bando regionale destinati però esclusivamente agli investimenti. “I fondi Fipro – ha spiegato Castoldi – non avevano nessuna incidenza sulla continuità aziendale che invece aveva bisogno della copertura delle spese ordinarie”. I fondi Fipro furono concessi sulla base della partecipazione dei soci: Gestri fece una variazione al bilancio della Provincia a cui seguì l'atto dirigenziale di impegno di spesa ma non quello, sempre di competenza dirigenziale, di liquidazione in virtù di un parere dei revisori dei conti che consideravano necessario un piano di rientro garantito sui prestiti ricevuti da Creaf prima di attivare altri 'accumuli debitori'. Su questo stesso capitolo, al Comune di Prato andò diversamente perché alla variazione di bilancio fatta da Biffoni, seguirono tutti e due gli atti dirigenziali indispensabili all'erogazione dei fondi pubblici. Che, dunque, arrivarono solo in parte: 185mila per la quota parte del Comune. Saltò il grosso: poco meno di un milione e mezzo calcolato sulla quota parte della Provincia.  
Altra questione, quella della manifestazione di interesse da parte di aziende a trasferirsi in via Galcianese: ciò, nell'ottica della difesa, per dimostrare che si afferma il falso quando si dice che era chiaro e limpido che il Creaf era in un vicolo cieco: “Non c'erano segnali concreti – la risposta del commercialista – eravamo appunto alle manifestazioni di interesse che hanno una rilevanza indiziaria rispetto a un piano di fattibilità”.
L'avvocato Renna ha poi contestato a Castoldi di aver classificato come 'un rudere' l'immobile di via Galcianese che invece è stato acquistato, in sede di procedura fallimentare, da Sviluppo Toscana per una cifra superiore a quella di stima e che con un solo bando ha trovato inquilini che a breve occuperanno 7mila metri. “La vendita è frutto di una radice politica – la risposta di Castoldi – se quell'immobile lo avessi proposto al libero mercato non lo avrei venduto per via del vincolo urbanistico”.
nadia tarantino
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  17.06.2020 h 15:14

 
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