22.03.2014 h 10:03 commenti

Duro "j'accuse" di un'infermiera: "Al pronto soccorso non rispettata la privacy e la dignita dei pazienti"

La donna era ricoverata nelle stesse ore dell'82enne lasciata su una barella per un giorno intero: "In quelle corsie accadono cose raccaprioccianti e la colpa non è certo di chi ci lavora"
Duro "j'accuse" di un'infermiera: "Al pronto soccorso non rispettata la privacy e la dignita dei pazienti"
Non è isolato, purtroppo, il caso della signora di 82 anni lasciata per 24 ore su una barella al pronto soccorso perché, nonostante la necessità di un ricovero, non erano disponibili posti letto nei reparti. Nelle stesse ore al pronto soccorso era presente un'altra nostra lettrice, che ha dovuto, suo malgrado, vedere e vivere cose che l'hanno molto scossa. Tra l'altro la donna è anche una addetta ai lavori, essendo infermiera di professione.
Ecco la sua testimonianza:
Buongiorno, sono una cittadina pratese che ieri era all'ospedale con il signore che ha denunciato il fatto della madre. Sono felice che lo abbia fatto lui perché stamani volevo farlo io. In quelle corsie succedono cosa raccapriccianti.
Ieri ho dovuto accedere all' ospedale per una colica di tipo addominale, premesso che la cosa non era grave, ho avuto modo di vedere diverse cose che non sono giuste. Parlo anche da infermiera, dato che è il mio mestiere. In primo luogo non vengono rispettati i criteri di privacy delle persone. Ci fanno accedere nelle stanze di visita due alla volta, al mio turno sono entrata dentro con la visione di un povero ragazzo con i pantaloni calati sul letto (credo per un clistere) a cui non avevano tirato la tenda. Al mio ingresso nella stanza era decisamente scosso.. E oltre a me lo ha visto mio marito fuori, e le altre persone che erano in attesa.
Detto ciò si presenta un'infermiera che probabilmente nervosa dal carico enorme di lavoro, cerca di infilarmi più volte un ago cannula, che non serviva, giustificandosi che occorreva per introdurre liquidi per fare una banale ecografia. Dopo due tentativi che non sono andati a buon fine chiedo: "scusi ma non usa più bere per l'ecografia?" . Accettano di farmi bere, dopo aver procurato due procedure inutili con uno spreco di risorse per l ospedale, oltre al dolore che se pur minimo, è presente. Dopo ciò mi fanno bere e attendo con la vescica piena un paio di ore. Al termine di ciò mi chiamano e mi dicono che l' ecografia la dovrei fare per conto mio: dato che gli esami ematici erano buoni, l'ecografia non avrebbero saputo come giustificarla.
Purtroppo la colpa non è di chi ci lavora, ma di chi continua a tenere un ospedale del genere aperto senza fare niente. Purtroppo il mio  di caso è ironico, ma in quei corridoi si vivono situazioni allucinanti, per chi lavora e per chi è costretto a dover accedere al pronto soccorso. È disumano vedere persone dimenticate nelle barelle per ore, soprattutto anziane. È allucinante che le persone che attendono insieme devono venir a conoscenza delle problematiche altrui, senza che questo sia voluto. Già all'accettazione, per quanta distanza possa intercorrere tra la persona prima e quella dopo, si riesce a sentire tutto. Ma dove è finita la privacy? Il rispetto della dignità umana? Dove è finita l'umanità? Cosa si aspetta a migliorare o a trasferire nel vecchio ospedale dei reparti?
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  22.03.2014 h 10:03

 
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