06.12.2021 h 18:48 commenti

Dopo l'assoluzione arriva il reintegro sul posto di lavoro per le guardie giurate dell'ospedale

Lacrime di gioia e di speranza per i due colleghi che potrebbero tornare in servizio già a metà dicembre. Enorme la soddifazione degli avvocati che non hanno mai smesso di lottare in nome della giustizia. I fatti che hanno portato alla sbarra le due guardie giurate risalgono al 2017
Dopo l'assoluzione arriva il reintegro sul posto di lavoro per le guardie giurate dell'ospedale
Un incubo durato quattro anni. Una voragine, uno squarcio nella vita delle due guardie giurate in servizio all'ospedale Santo Stefano assolte dall'accusa di aver picchiato e provocato la morte del sessantenne trovato ferito accanto alla porta del pronto soccorso la sera del 4 ottobre 2017. Oggi la bella notizia: la prefettura ha notificato il provvedimento che restituisce il porto d'armi ai due vigilanti. Un incartamento prezioso, un atto tanto atteso perché consente ai due colleghi di rientrare in servizio, di riprendere l'attività e tornare a percepire lo stipendio. Il ritorno, insomma, alla normalità che, a questo punto, sembra questione di giorni: i due vigilanti dovrebbero tornare a indossare la divisa già a metà dicembre, appena conclusi gli ultimi passaggi burocratici.
La notizia è stata accolta dalle due guardie giurate e dalle rispettive famiglie con un pianto liberatorio. Lacrime di gioia e di speranza. Grande la soddisfazione degli avvocati Giuseppe Nicolosi, Michela De Luca e Antonio Cozza che hanno sempre creduto nell'innocenza dei loro assistiti e hanno condotto una lunga battaglia in nome della giustizia riuscendo, alla fine, a demolire il muro di accuse alzato dalla procura che contestava l'omicidio preterintenzionale. Al termine del processo con rito abbreviato, il giudice delle udienze preliminari del tribunale di Prato, Francesco Pallini, ha stabilito che non furono le botte (come sostenuto dal sostituto Valentina Cosci) ma le conseguenze di una caduta accidentale a uccidere il sessantenne che quella sera si presentò al pronto soccorso dicendo di stare male e chiedendo di essere visitato. A trovarlo sul pavimento poco distante dall'ingresso del pronto soccorso furono proprio le due guardie che subito cercarono aiuto. L'odissea dei due colleghi cominciò qualche ora dopo quando il quadro clinico del paziente, già affetto da patologie pregresse, peggiorò fino all'insorgenza di una tetraplegia che lo ha accompagnato fino alla morte, avvenuta un anno dopo, il 12 ottobre 2018. A puntare il dito contro i due vigilanti fu una dottoressa del pronto soccorso le cui dichiarazioni sono state trattate con severità dal giudice. Dichiarazioni smontate pezzo pezzo. Una testimonianza sezionata e smantellata parola per parola.
Un'odissea lunghissima, iniziata nel 2017 e conclusa nel 2021: alle due guardie fu ritirato il porto d'armi e in conseguenza di questo ci fu prima la sospensione dal lavoro e poi il licenziamento. Lo scorso aprile il processo con il rito abbreviato segnato da una guerra di perizie che alla fine ha portato all'assoluzione. E' stato lì che è finito l'incubo ma poi è stato necessario aspettare che il giudice depositasse le motivazioni della sentenza per arrivare alla restituzione del porto d'armi. Ora il rientro in servizio. “La notizia che vale una vita – il commento dei due colleghi – la notizia che abbiamo aspettato e nella quale, insieme alle nostre famiglie, abbiamo sempre confidato. Grazie a chi ha creduto in noi, grazie ai nostri avvocati che hanno lavorato con sacrificio e dedizione per restituirci la normalità”.
nt
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  06.12.2021 h 18:48

 
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