07.12.2021 h 10:44 commenti

Condanna di 3 anni e 8 mesi per don Spagnesi, ok del giudice al patteggiamento

L'ex parroco della Castellina ha già avviato il percorso di disintossicazione al Serd. Per il compagno tre anni e due mesi di reclusione. Il sacerdote ha ammesso le sue responsabilità per la droga, l'appropriazione indebita per il denaro sottratto alle casse della parrocchia e a quelle della Misericordia e la truffa ai fedeli
Condanna di 3 anni e 8 mesi per don Spagnesi, ok del giudice al patteggiamento
Cala il sipario su don Francesco Spagnesi, l’ex parroco della Castellina finito agli arresti domiciliari lo scorso settembre con l’accusa di aver importato la droga dello stupro dall’Olanda e di averla ceduta agli ospiti degli incontri a luci rosse che organizzava nella casa in cui conviveva con il compagno, Alessio Regina, anche lui finito in manette.
Oggi, martedì 7 dicembre, il giudice delle udienze preliminari del tribunale di Prato, Leonardo Chesi, ha accolto la richiesta di patteggiamento concordata tra il sostituto Lorenzo Gestri e gli avvocati difensori, Costanza Malerba, Federico Febbo e Antonio Bertei. Tre anni e otto mesi a don Spagnesi accusato anche di appropriazione indebita per il denaro sottratto alle casse della parrocchia e a quelle della Misericordia di cui era correttore (in tutto oltre 200mila euro), e di truffa per aver chiesto e ottenuto soldi da fedeli e conoscenti con la scusa di aiutare i poveri; 3 anni e 2 mesi a Alessio Regina, imputato solo del reato inerente la droga.
Si chiude così una delle vicende più dolorose della Chiesa pratese, una bruttissima parentesi per tutti. Una storia di sesso e droga andata avanti per un lungo periodo. Le bottiglie di gbl fatte arrivare dall’estero e la cocaina comprata dagli spacciatori locali: acquisti a ripetizione fatti con i soldi prelevati dal conto corrente della parrocchia e con le offerte dei parrocchiani quando lo stato di tossicodipendenza del sacerdote arriva alle orecchie del vescovo Nerbini che interviene bloccando il conto. Lo scandalo scoppia a fine agosto quando la polizia ferma l’auto di proprietà di don Spagnesi: alla guida Alessio Regina, accanto il parroco e sul sedile posteriore un pacco appena ritirato da uno spedizioniere con una bottiglia di droga dello stupro. Prima l’arresto di Regina e qualche giorno dopo quello del prete che nel frattempo racconta come e perché, quando e chi.
Le carte dell’inchiesta portano a galla uno scenario più ampio: non ci sono solo i reati contestati al parroco e al suo compagno, ma anche il fatto che la tossicodipendenza fosse nota già da qualche mese al vescovo che non è intervenuto in modo radicale. Ha ammesso di sapere ma certo neppure il vescovo poteva immaginare quando e come veniva consumato lo stupefacente. Nessuno sapeva di quei festini con uomini conosciuti in chat, con professionisti scelti per la loro inclinazione sessuale e per la disponibilità ad assumere droga.Una notizia che ha sconvolto tutti. Il vescovo ha chiesto scusa ai fedeli e lo ha fatto pubblicamente, ha detto di aver cercato di aiutare il suo sacerdote instradandolo su un percorso di cura che però non ha funzionato. Quello del vescovo Nerbini è stato il tentativo di riportare sulla retta via don Spagnesi che solo a fine agosto è stato sospeso, ufficialmente per motivi personali. In quei giorni, però, Alessio Regina era già ai domiciliari e la posizione del parroco era a un passo dal crollo. Ora don Spagnesi è in cura al Serd di Prato. Un percorso di disintossicazione che si preannuncia lungo e il cui programma è stato depositato agli atti del procedimento penale.
nt
 
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Data della notizia:  07.12.2021 h 10:44

 
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