28.03.2020 h 11:28 commenti

Dipendente della sede di Palazzo degli Alberti positivo al Covid 19. Il sindacato punta il dito contro Intesa San Paolo

L'uomo lavora alla filiale online insieme a 60 colleghi ed è ricoverato in terapia intensiva a Pistoia. Viti (Cgil): "Abbiamo chiesto lo smart working per tutti i lavoratori ma per ora l'azienda non ci ascolta"
Dipendente della sede di Palazzo degli Alberti positivo al Covid 19. Il sindacato punta il dito contro Intesa San Paolo
Un dipendente della sede centrale di Palazzo Alberti di Intesa San Paolo, contagiato da coronavirus e ricoverato in ospedale. Molti suoi colleghi messi in quarantena, ma l'attività che prosegue, nonostante la richiesta dei sindacati di far lavorare da casa i colleghi dell'uomo, visto che si occupano tutti di assistenza on line. A ricostruire la vicenda è un articolo pubblicato su Rassegna Sindacale, il giornale della Cgil (QUI L'ARTICOLO COMPLETO). Il dipendente risultato positivo abita in provincia di Pistoia ma lavora in una delle filiali online di Intesa San Paolo, che ha gli uffici all'interno di palazzo degli Alberti. Lo scorso 13 marzo l'uomo ha accusato i primi sintomi e si è messo in malattia. Dal 20 marzo, purtroppo, l'aggravamento con il ricovero in terapia intensiva nell'ospedale San Jacopo di Pistoia. 
A questo punto, secondo la denuncia del sindacato, invece di scattare la chiusura  ela quarantena dell'intero piano che ospita la filiale, l'azienda avrebbe solo fatto fare una sanificazione dei locali, chiedendo poi ai dipendenti di tornare al lavoro. "Sessanta persone almeno - si legge nell'articolo- che convivono negli stessi spazi, che condividono sale riunioni, sale relax, bagni e ascensori, che ruotano sulle singole postazioni e magari si scambiano, tra un turno e l’altro, anche microfoni e cuffie. Prima che il caso esplodesse Intesa aveva avviato delle misure di contenimento, riducendo il numero dei turni e cercando di limitare l’uso delle diverse scrivanie. Ma il caso ora è scoppiato". 
“È clamoroso. – aggiunge Diego Viti della Fisac Cgil provinciale – La Asl avrebbe dovuto ricostruire i contatti del lavoratore malato avvalendosi del cartellino, ma dopo il confronto con la direzione aziendale ci è stato detto che non esistevano gli estremi per procedere alla quarantena lasciando tutti basiti perché tutti, chi più chi meno, hanno lavorato con un collega positivo e sintomatico". 
Quello che succede viene raccontato ancora nell'articolo di Rassegna Sindacale: "Accade così che alcuni contattano il proprio medico di base e il numero verde regionale raccontando la loro storia. A quel punto la Asl dispone la quarantena, ma solo per chi ha seguito questo percorso. Intanto Intesa decide – non è chiaro ancora su quali basi – chi dei lavoratori deve restare a casa e concede loro permessi retribuiti extra. Gli altri chiedono le ferie: pagheranno di tasca propria la loro personale messa in quarantena sperando che nessuno si ammali. Al lavoro continuano ad andare solo in sei.  Ricostruita la storia restano tanti punti interrogativi. Perché la Asl non ha disposto la quarantena per tutti i colleghi del lavoratore malato? Perché si è preferito rischiare anziché cercare subito di capire - attraverso tamponi e screening - se ci fossero altri contagiati? Perché esporre a un possibile pericolo non solo i lavoratori ma anche l’intera comunità? E perché il trattamento per chi oggi resta a casa non è omogeneo? Domande sulle quali il sindacato in questi giorni continua a incalzare banca e Asl". 
Tra le varie richieste quella di far lavorare i dipendenti della filiale online con lo smart working da casa, ma anche qui, al momento, non è arrivata nessuna risposta: “In realtà, quando il coronavirus ha iniziato a circolare – conclude Viti –, Intesa ha ordinato i computer per il telelavoro pensando di distribuirli a partire dalle regioni del Nord che erano più colpite. Ora però che il virus si è diffuso dovrebbe rivedere le  sue priorità. I computer vanno dati prima a chi si trova in situazioni come la nostra. Pensate che da noi dovrebbero arrivare per Pasqua. Troppo tempo. E di tempo non ne abbiamo”.
 
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Data della notizia:  28.03.2020 h 11:28

 
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