02.10.2016 h 16:05 commenti

Di fronte alla rabbia dei nostri ragazzi rispondiamo con calma ed equilibrio: ecco l'antidoto che fa aprire le loro difese

L'importanza per la crescita di quel prezioso sguardo di affetto e vicinanza che significa "non approvo ma io ci sono con te, ci sono per te"
Di fronte alla rabbia dei nostri ragazzi  rispondiamo con calma ed equilibrio: ecco l'antidoto che fa aprire le loro difese
E all'improvviso i nostri ragazzi esplodono. Esplodono di rabbia, di gioia, di emozioni forti. Di desideri accesi di prendere il largo per tuffarsi, avidi di scoperte e affamati di avventura, dentro le onde dello sperimentare. Odierni Ulisse che, incerti e insicuri, affrontano il viaggio con il gruppo dei pari: unica appartenenza che sembra adesso contare qualcosa.
Altre volte invece si ritirano in silenzio dentro le loro " torri d'avorio". Eroi solitari, apparentemente inaccessibili, apparentemente apatici, apparentemente disinteressati. Lontani, distanti da noi, dal reale e perfino da se stessi. In questo caso il viaggio è virtuale, tra le mura di casa, a portata di mouse.
"Dove ho sbagliato"? È non di rado la prima domanda che con arroganza si affaccia alla mente dell'adulto. La colpa è un mito (peraltro inutile se non dannoso) da sfatare, così come il considerare inevitabilmente ciò che accade epifenomeno di una sottostante psicopatologia.
Più spesso la presunta "follia" adolescenziale è l'esito di una sopraggiunta e multifattoriale difficoltà a modulare gli stati emotivi.
Lo tsunami emotivo fa perdere il controllo, scaraventa all'angolo, annullando la possibilità di padroneggiare se stessi e le relazioni con gli altri. Quando domina l'emozione domina la reattività. E dominano le parti più antiche del nostro cervello, quelle predisposte ai primordiali meccanismi di difesa (attacco e fuga), a discapito delle aree superiori dove risiedono autocontrollo, autoregolazione e ricettività. "Non ci ho visto più dalla rabbia". Non vedono loro, non vediamo noi quando, travolti e sconvolti dai loro urti emotivi, reagiamo. Reattività si aggiunge a reattività in una amplificazione emotiva che esclude ogni forma di ragionevolezza. D'altra parte neppure quest'ultima potrebbe essere nostra alleata per abbassare la temperatura emotiva. In piena crisi non c'è ricettività, perciò non servono prediche, non serve la logica nè la razionalità.
In questo drammatico enpasse l'adulto, (indipendentemente da un'eventuale e dubbia responsabilità del passato), diventa oggi speciale risorsa. E lo è se eroicamente raccoglie la sfida trasformandola in opportunità di crescita, se riesce a mantenere la calma (prendendo consapevolezza dei propri stati emotivi e mettendoli da parte), se impara a tacitamente il proprio io con le sue preoccupazioni, i suoi giudizi e pregiudizi. Se si apre ad accogliere l'altro, anche quando il suo atteggiamento mette a dura prova, cercandone di capire il baratro che gli si spalanca dentro e garantendo quel prezioso sguardo di affetto e vicinanza che significa "non approvo ma io ci sono con te, ci sono per te".
Da questa sintonizzazione, da questa risonanza emotiva sorge il "sentirsi sentiti " e miracolosamente scende la calma. Perché sentirsi visti fa bene al cuore e fa bene al cervello. Fa sentire al sicuro, permette di abbassare le difese e di aprire la strada all'autocontrollo, all'autoregolazione e alla ricettività. Si è allora pronti per ascoltare e apprendere tutte le lezioni che vorremo impartire.
Il messaggio che passa e che come una formula magica è responsabile del cambiamento è "nonostante tutto io sono qui e tu ne vali la pena. Vali la pena della mia perdita di tempo, dell'inferno che mi fai attraversare, della rinuncia dei miei programmi. Tu vali di piu". Messaggio di cui forse non solo i nostri ragazzi hanno bisogno.
Teresa Zucchi
 
Edizioni locali collegate:  Prato
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Data della notizia:  02.10.2016 h 16:05

 
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