16.01.2020 h 12:00 commenti

Detenuto accusa quattro agenti del carcere di averlo picchiato ma il ministero non lo fa rientrare in Italia per testimoniare

I fatti risalgono al 2014. L'uomo nel frattempo è stato espulso e il pubblico ministero ha chiesto, insieme all'incidente probatorio, la rogatoria internazionale per interrogarlo. Gli agenti sono accusati a vario titolo di lesioni, induzione al falso ideologico e calunnia
Detenuto accusa quattro agenti del carcere di averlo picchiato ma il ministero non lo fa rientrare in Italia per testimoniare
Raccontò di essere stato picchiato da quattro agenti della polizia penitenziaria che avevano scoperto il piccolo registratore che portava appeso al collo e che, oggi, a quasi quattro anni di distanza dalla denuncia, sarebbe uno degli elementi più forti a carico dei presunti aggressori che, difesi dall'avvocato Katia Dottore Giachino, sono comparsi in tribunale per rispondere a vario titolo di lesioni, induzione al falso ideologico e calunnia. Vittima di quello che, stando al racconto, sarebbe stato un pestaggio in piena regola, è un marocchino di 46 anni, detenuto per un periodo alla Dogaia dove arrivò dopo essere stato ospite di altre carceri e in tutte, o quasi, aver avuto problemi con gli agenti. L'uomo, difeso dall'avvocato Fabio Anselmo, lo stesso che ha assistito la famiglia Cucchi, non è più in Italia da qualche tempo in seguito all'espulsione decisa dal questore di Prato e questo rappresenta ora un ostacolo nel processo anche in virtù della costituzione di parte civile. Il pubblico ministero, Lorenzo Gestri, ha infatti chiesto l'incidente probatorio per cristallizzare le dichiarazioni del marocchino e chiedergli conto della registrazione dei dialoghi tra lui e gli agenti che farebbero riferimento a quanto avvenuto nel carcere; se il giudice delle udienze preliminari, Francesco Pallini, dovesse accogliere l'istanza, dovrebbe poi necessariamente valutare anche un'altra richiesta, quella della rogatoria internazionale perché il ministero si è opposto al ritorno in Italia del quarantaseienne. Opposizione legittima che non consente altra strada che la trasferta del pm, del giudice e degli avvocati in Marocco. Già in passato al marocchino era stato dato il permesso di rientrare per essere presente ad un processo ma quel permesso lui non lo utilizzò per andare in tribunale bensì per andarsene in giro, salvo poi essere bloccato e rispedito a casa.
L'inchiesta della procura, affidata ai sostituti Gestri e Canovai, prese il via dopo la denuncia per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale presentata dagli agenti della penitenziaria contro il detenuto. Quando però quest'ultimo fu chiamato dagli investigatori, fornì una versione dei fatti completamente diversa e, a supporto delle sue dichiarazioni, fornì quanto aveva registrato di nascosto con il suo apparecchio (leggi).
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  16.01.2020 h 12:00

 
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