09.08.2016 h 16:06 commenti

Creaf, un buco nero mangia soldi (pubblici). Le colpe della politica che non ha saputo dire stop in tempo

La richiesta di concordato preventivo ha certificato una realtà che era già chiara da anni. Ma nonostante questo si è perseverato nel gettare denaro in un progetto senza futuro
Creaf, un buco nero mangia soldi (pubblici). Le colpe della politica che non ha saputo dire stop in tempo
Adesso che il flop del Creaf è stato certificato ufficialmente, con la richiesta di concordato preventivo presentata in Tribunale dall'amministratore Lucia Calciolari, anche gli irriducibili dovranno arrendersi di fronte a quell'evidenza che era chiara a quasi tutti da molti anni. Che cioè il Creaf non è stato altro che una scatola vuota mangia soldi, una "cattedrale nel deserto" per usare le parole del procuratore Giuseppe Nicolosi. 
Altro che polo della ricerca e della formazione di livello, un incubatore di professionalità all'avanguardia per scrivere la nuova storia del distretto industriale e lanciare una nuova scommessa tessile, come era stato annunciato in pompa magna nel 2005 quando la Provincia dette vita al progetto, acquistando per 8,5 milioni di euro l'immobile che aveva ospitato la Marino Olmi. Quello stesso immobile che pochi mesi prima un privato aveva rilevato all'asta pagandolo appena 5 milioni, facendo così una plusvalenza record. 
Ecco, già nella partenza era segnato il destino del Creaf: un (pessimo) affare immobiliare, niente più.
Del resto l'ex consigliere provinciale Riccardo Bini ha spiegato bene come nacque il progetto: c'era un bando che metteva a disposizione soldi dell'Unione Europea per innovazione e ricerca e a Prato si disse che non ci si poteva far scappare l'occasione. Così, in fretta e furia, fu messo in piedi un progetto in grado di intercettare quei fondi. Un percorso inverso, quindi, a quello che direbbero logica e ragione: ho un'idea, la sviluppo e poi cerco i soldi per metterla in atto. Qui invece siamo partiti dal tetto: vale a dire dai soldi.
Da qui, da questa falsa partenza, è nato l'equivoco del Creaf, per anni spacciato come il fiore all'occhiello dello sviluppo economico cittadino, quando invece non era ben chiaro nemmeno ai promotori cosa dovesse essere. Un mostro mai nato. Un cadavere che è stato nutrito per anni nella speranza - vana - che potesse resuscitare.
E qui, dopo quella iniziale, ecco l'altra grande colpa della politica. Non aver voluto ammettere l'errore. Non aver detto a tutti per tempo che il Creaf era frutto di un frainteso. Così, per anni, si è continuato a gettare soldi pubblici (milioni di euro) in un'impresa senza speranza. Ci si è inventati il centro di ricerca sino-pratese, l'accordo con il Polo di Navacchio, si è cambiato il nome in Parco Scientifico e Tecnologico. Tutte operazioni di facciata quando sarebbe servito, invece, dire basta e mettere un punto fermo, già da molti anni. Si sarebbero risparmiati molti soldi, che essendo pubblici sono - anzi erano - di tutti noi. 
Una scelta, questa, che chi ha avallato prima il progetto e poi il suo sviluppo, dovrà ora spiegare. Perché il Creaf aveva un cda che costava fino a 30mila euro l'anno e non è stato in grado di far partire nulla in 11 anni; perché  i presidenti della Provincia - prima Massimo Logli, poi Lamberto Gestri - hanno difeso a spada tratta ogni singolo euro investito, meglio sarebbe dire sprecato, nel progetto.
Adesso i cittadini hanno diritto di sapere come è stato possibile bruciare 22 milioni di euro. La magistratura penale, con l'inchiesta già avviata dalla procura per malversazione, ci dirà se c'è stato dolo e se sono stati commessi reati. La magistratura contabile con la Corte dei Conti dovrà battere cassa nei confronti di chi non è stato in grado di gestire bene i soldi pubblici. Ma è doveroso, anche, che la politica, che in questi anni ha avallato silenziosamente questo scempio, anzi cercando di coprirlo in ogni modo, faccia autocritica e indichi, senza infingimenti, chi ha sbagliato.
 
Claudio Vannacci
 

Data della notizia:  09.08.2016 h 16:06

 
  • Share
  •  
 
 
 
comments powered by Disqus

Notizie correlate

 
 

Digitare almeno 3 caratteri.

 
 
 
 

Dossier