20.02.2017 h 20:19 commenti

Creaf, in Comune una commissione d'inchiesta: "Buco nero per i soldi pubblici"

La commissione Controllo e garanzia decisa a fare piena luce sul Centro di ricerca e alta formazione costato 22 milioni di euro e oggi in attesa di sapere se il progetto mai partito finirà con il concordato o con il fallimento. Il sindaco Biffoni: "Danno per la città grosso come una casa". Il presidente Silli: "Le responsabilità politiche non si prescrivono"
Creaf, in Comune una commissione d'inchiesta: "Buco nero per i soldi pubblici"
Sarà una commissione di inchiesta a ricostruire gli undici anni di vita del Creaf, dal 2005 quando fu acquistato l'immobile di via Galcianese al 2016 quando la società ha alzato bandiera bianca e ha portato i libri in tribunale. La commissione consiliare Controllo e garanzia, presieduta da Giorgio Silli (Forza Italia), inviterà a relazionare tutti coloro – amministratori, dirigenti, esponenti delle categorie economiche e sociali – che hanno avuto a che fare con il Centro di ricerca e alta formazione costato 22 milioni di soldi pubblici e mai entrato in attività. Alla commissione riunita oggi, lunedì 20 febbraio, ha partecipato il sindaco e presidente della Provincia Matteo Biffoni che senza giri di parole ha parlato di “danno per la città grosso come una casa”, ribadendo la bontà dell'idea iniziale di voler dare a Prato e al suo distretto un'opportunità di rilancio in un momento di grande crisi ma anche sottolineando il fallimento della gestione politica e amministrativa.
“Le responsabilità politiche non si prescrivono” ha detto più di una volta il presidente Silli trovando l'adesione di Biffoni che non si è sottratto alle domande e alle osservazioni dei commissari. “Un minuto dopo essere stato eletto – ha detto – ho messo la testa sul Creaf e mi sono dato un anno di tempo per il salvataggio. Nel 2016, quando è arrivata una nuova richiesta di soldi da parte della società senza che ci fossero garanzie o piani industriali, ho però chiuso i rubinetti e lo stesso hanno fatto gli altri soci”. E' stato quello il momento della rottura definitiva di un progetto che già zoppicava vistosamente ma che tutti i promotori, in un modo o nell'altro, hanno provato a rimettere in piedi. Ci ha provato la Provincia, socio di maggioranza, con cinque milioni e mezzo di anticipazioni finanziarie; ci ha provato la Regione con l'idea del centro di ricerca italo-cinese lanciata dopo l'idea di una collaborazione con il Polo di Navacchio progettata dalla Provincia e svanita nel giro di poche settimane per le carenze strutturali dell'immobile; ci ha provato Biffoni in prima persona chiudendo un accordo nel 2015 con soggetti pratesi e non (il Pin in prima fila) disposti ad occupare il 60 per cento degli spazi di via Galcianese, ma l'operazione non consentiva un equilibrio tra entrate e spese. Ci hanno creduto tutti, compresa la Comunità europea che ha spedito a Prato 11 milioni di euro, quelli per i quali la Regione che ha fatto da tramite reclama ora la restituzione anche dopo la sentenza favorevole del Tar.
Il sindaco ha fatto il quadro della situazione affidandosi alle cifre: il Creaf ha un attivo di 9 milioni 750mila euro e un passivo di un milione superiore. Cifre che potevano dare speranze per il concordato che però oggi deve fare i conti con un passivo praticamente raddoppiato per effetto dei soldi che dovranno essere restituiti alla Regione.
Aldo Milone (Prato libera e sicura) ha messo l'accento sulla scelta della Regione trovando la ferma reazione di Biffoni: “Fa bene a chiedere indietro i finanziamenti – la risposta – qui si parla di soldi pubblici, qui si rischia la galera. La restituzione non è una scelta politica, stiamo parlando di altro”. Ma quando Biffoni ha detto di aver conosciuto i termini del concordato solo dopo che la società lo ha presentato al tribunale, il presidente Silli non ha mancato di rilevare “la curiosità”: “Ci sta praticamente dicendo che l'amministratore unico ha fatto tutto di testa propria, si è preso la briga di presentare uno dei tre concordati in Italia di società partecipate senza informare i soci”. “Sì – la risposta di Biffoni – tanto che l'assemblea dei soci ha deciso di analizzare euro per euro tutta la trafila per promuovere eventuali azioni di responsabilità nei confronti degli amministratori che si sono succeduti al vertice della società”.
Dante Mondanelli (Prato con Cenni) ha ricordato che l'amministrazione di centrodestra del sindaco Cenni è stata l'unica a votare per due volte contro il bilancio del Creaf: “Siamo stati criticati per questo – ha detto – tutti continuavano a dire che quel progetto andava sostenuto mentre noi già allora parlavamo di scatolone vuoto che costava tanti soldi e che non avrebbe portato a niente”. Critiche anche da Mariangela Verdolini (Movimento 5 Stelle): “Negli anni si sono messi soldi e si è continuato a farlo allargando la voragine, bisogna individuare le responsabilità e i responsabili devono pagare”. Marco Sapia (Pd) ha puntato sui motivi che fecero scattare la molla del Creaf: “Il convincimento generale si basava sul fatto che poteva essere una nuova opportunità per la città alle prese con una crisi sistemica, tutti erano d'accordo, dentro e fuori i palazzi”. Gabriele Alberti e Luca Vannucci (Pd) si sono rifatti alle parole di Sapia e hanno stigmatizzato chi ora “vuol addossare la colpa su Biffoni che è rimasto con il cerino in mano”.
nadia tarantino










 
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Data della notizia:  20.02.2017 h 20:19

 
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