17.06.2019 h 14:42 commenti

Creaf, via al processo per il crac milionario. Imputati politici ed ex amministratori

Arriva davanti al giudice il fallimento del Centro di ricerca e alta formazione di via Galcianese. L'accusa: bancarotta semplice. Tra il 2005 e il 2016 spesi 22 milioni di soldi pubblici ma il progetto non è mai entrato in attività
Creaf, via al processo per il crac milionario. Imputati politici ed ex amministratori

Doveva essere la nuova frontiera del tessile, il fulcro dell'innovazione, il perno della ricerca più avanzata su cui costruire un nuovo modello di distretto capace di misurarsi non solo con il presente ma anche con il futuro. Niente di tutto questo. Il Creaf, Centro di ricerca e alta formazione che negli anni ha anche cambiato nome – oggi che l'immobile di via Galcianese è diventato proprietà della Regione e che sta per diventare in parte la sede dell'archivio comunale si chiama Spazio attivo Prato – è rimasto solo un sogno per i suoi soci (la Provincia e i Comuni dell'area pratese), è rimasto un progetto in tutte le carte che tra il 2005 e il 2016 hanno partorito ventidue milioni di finanziamenti pubblici. Ma è anche l'oggetto di una ponderosa inchiesta che domani, martedì 18 giugno, approderà in tribunale per il processo. Nove gli imputati chiamati a rispondere del fallimento del Creaf: il sindaco di Prato Matteo Biffoni nella sua qualità di presidente della Provincia a partire dal 2014 (avvocati Nicolosi e Lucibello), il suo predecessore Lamberto Gestri (avvocato Renna), gli amministratori che si sono succeduti alla guida della società, Luca Rinfreschi (avvocato Rocca) e Laura Calciolari, i due membri del consiglio di amministrazione Veronica Melani e Gianmario Bacca, i tre componenti del collegio dei revisori dei conti Massimo Longini, Massimo Picchi e Marco Bini. L'accusa ipotizzata dal sostituto Lorenzo Boscagli dopo le indagini della guardia di finanza è bancarotta semplice. Il processo servirà a ricostruire il dissesto finanziario del Creaf. La procura ha messo insieme una quantità impressionante di carte che l'hanno convinta che la società navigava in un mare di difficoltà economiche già qualche anno prima del 2016 quando l'ultimo amministratore, Laura Calciolari, chiese al tribunale di ammettere il concordato preventivo. Richiesta rigettata a favore del fallimento. La tesi dell'accusa è semplice: i conti non tornavano da tempo e l'emorragia di denaro pubblico si poteva – e il tribunale dirà anche se si doveva – fermare prima.

nt

 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  17.06.2019 h 14:42

 
  • Share
  •  
 
 
 
comments powered by Disqus
 
 

Digitare almeno 3 caratteri.

 
 
 
 

Dossier