20.06.2017 h 16:48 commenti

Creaf, creditori in fila per riavere 17,5 milioni. Biffoni: "Uno scandalo ma l'idea del Centro Ricerche non può morire"

Il giudice della sezione fallimentare ha messo nero su bianco la ripartizione della liquidazione: la Regione avanza oltre 10 milioni, la Provincia quasi 6
Creaf, creditori in fila per riavere 17,5 milioni. Biffoni: "Uno scandalo ma l'idea del Centro Ricerche non può morire"
Una lista della spesa lunghissima che si chiude con un totale di 17 milioni e mezzo. Tanto costa il fallimento del Creaf, il Centro di ricerca e alta formazione che avrebbe dovuto rilanciare il tessile a Prato e che invece si è tradotto in una spesa di 22 milioni di finanziamenti pubblici senza essere mai arrivato al traguardo dell'inaugurazione. Ad oggi c'è solo l'immobile di via Galcianese. 
Il giudice della sezione fallimentare del tribunale di Prato, Raffaella Brogi, ha messo nero su bianco la ripartizione della liquidazione che spetta ai creditori privilegiati e a quelli chirografari. Un prospetto che è frutto dell'analisi e della proposta fatte dal curatore fallimentare Leonardo Castoldi. Un elenco corposo composto in larga parte dagli enti che hanno finanziato il progetto come la  Regione e dagli enti soci a cominciare dalla Provincia di Prato, e dai professionisti – avvocati e commercialisti – incaricati negli anni di assistere il Creaf nel suo percorso.
I CREDITORI La Regione è stata ammessa alla procedura di fallimento come creditore privilegiato a cui dovranno tornare indietro 10 milioni e passa di euro; una restituzione, però, vincolata alla decisione del Tar che dovrà stabilire se ha ragione l'ente a chiedere di rientrare in possesso del finanziamento concesso perché il progetto non è mai stato realizzato, o ha ragione il Creaf che sostiene di aver effettivamente usato una parte del finanziamento complessivo per lo scopo richiesto.
Sfiora i sei milioni il credito che il giudice ha riconosciuto alla Provincia, socio di maggioranza del Creaf, mentre supera di poco gli 800mila euro quello riconosciuto a Sori, la società di riscossione dei tributi, con cui il Centro di ricerca è stato in pari solo fino al 2010 per quanto riguarda Ici/Imu. Il Comune di Prato, che però non è tra i creditori privilegiati, otterrà indietro 182mila euro.
L'esercito dei professionisti si dividerà, invece, una torta di 350mila euro.
IL SINDACO RILANCIA Nonostante il fallimento, il sindaco e presidente della Provincia Matteo Biffoni ci crede ancora: “Provo dolore fisico a pensare ai 22 milioni di soldi pubblici spesi per il Creaf – le sue parole – uno scandalo che davvero mi fa stare male. Come amministratore ho il dovere di provare a salvare il salvabile portando comunque in porto il progetto in aderenza alle indicazioni del tribunale e del curatore fallimentare. Non voglio rimorsi e nemmeno rimpianti e per questo ho chiesto al direttore generale e all'ufficio legale di verificare la fattibilità della mia idea che è quella di aprire il Centro di ricerca”.
Una strada complicata per l'ente pubblico, che sia Comune o Provincia, che non può fare acquisizioni di alcun tipo se non strettamente necessarie: “Non posso metterci un euro ma voglio capire se è ugualmente possibile dar vita al progetto e realizzare nell'immobile di via Galcianese quello che la città aveva in testa nel 2005 quando è partita l'operazione. Ci riuscirò? Non lo so, so soltanto che voglio provarci anche in forza dell'interessamento che ancora c'è del Pin e di altri soggetti privati ad animare il Creaf”. Realizzare il progetto significherebbe anche scongiurare la restituzione di soldi a quegli enti, Comunità europea compresa che ci ha messo otto milioni e mezzo, che hanno finanziato il progetto mai realizzato.
Immediata la presa di posizione di Forza Italia che presenterà un'interrogazione in Consiglio regionale. “Errare è umano ma perseverare negli errori non può essere tollerabile – il commento del coordinatore provinciale Erica Mazzetti – l'iniziativa Creaf è stata fallimentare sia giuridicamente che politicamente, è necessario che sia finalmente calato il sipario e che siano chiamati a risponderne coloro che si sono resi responsabili di questo spreco di denaro pubblico. Ora basta! I pratesi hanno diritto che gli errori siano riconosciuti, che emergano le responsabilità e che si torni a programmare iniziative per il bene della città e non per scaricare dagli oneri coloro che hanno ideato e condotto questo sciagurato progetto”.
nadia tarantino
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  20.06.2017 h 16:48

 
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