09.10.2021 h 10:05 commenti

Covid, la terapia monoclonale funziona e allarga il suo raggio di azione

Ora può essere somministrata anche a chi ha sintomi da oltre dieci giorni, ai ricoverati con determinate caratteristiche e ai resistenti al vaccino. Ottimi risultati sui primi dieci casi post nuove linee guida
Covid, la terapia monoclonale funziona e allarga il suo raggio di azione
Donatella Aquilini
Nella lotta al Covid, la terapia a base di monoclonali sta dando ottimi risultati e da metà agosto ha allargato il suo raggio di azione: ora può essere somministrata anche ai ricoverati e a quei pazienti che non rispondono al vaccino. “Sono cambiate le linee guida rispetto all’inizio. - spiega la dottoressa Donatella Aquilini, direttrice dell’unità operativa di Malattie infettive al Santo Stefano e responsabile della sperimentazione dei monoclonali - Ora possiamo agire sui pazienti fragili immunodepressi con sintomi da oltre 10 giorni ma soprattutto sui ricoverati. Ovviamente devono avere determinati requisiti, come quello di non essere sottoposti ossigenoterapia ad alto flusso, ma la novità è particolarmente importante, in particolare per i sieronegativi. Ci sono dei soggetti che non rispondono al vaccino. Con i monoclonali riusciamo a intervenire efficacemente. Devo dire che abbiamo già visto una decina di casi e i risultati ci sono. La terapia funziona”. 
La precedente è stata una settimana nera sul fronte dei decessi Covid tra cui ricordiamo il caso della 23enne cinese. Tra i ricoverati, la presenza straniera, è stata molto rilevante, soprattutto tra la fine di agosto e la prima metà di settembre. Su una settantina di ricoverati il 53% è risultato straniero e di questi il 70% era cinese. Nella maggior parte dei casi non sono vaccinati, anche a causa del ritardo con cui gli hub sono stati aperti a tutti liberamente. Spesso poi, gli stranieri arrivano al Santo Stefano già in condizioni gravi. Secondo l'ospedale per un problema di accesso alle cure. “E’ una tendenza che abbiamo visto anche su altre infezioni. - spiega Aquilini - E’ capitato di avere tubercolosi avanzate per sintomi trascurati e trattati in proprio. Quando si rivolgono alla sanità pubblica, spesso la situazione è già grave o compromessa”.
Questa settimana la situazione è decisamente migliorata sia sul fronte dei ricoveri che dei decessi. Una tendenza che viene spiegata dal potenziamento della copertura vaccinale sia italiana che straniera. Al momento oltre cinquemila cinesi, circa la metà dell’obiettivo complessivo, ha ricevuto due dosi di vaccino e la campagna va avanti con circa 150 appuntamenti disponibili al giorno. “E’ indubbio che il vaccino sta facendo il suo lavoro. - prosegue Aquilini - Un anno fa di questi tempi, avevamo numeri e complessità molto diversi”.
In questo momento l'area Covid ordinaria è occupata soprattutto da anziani vaccinati che presentano altre patologie e quindi devono essere monitorati: “La cosiddetta comorbità. -spiega Aquilini - Sono persone che oltre alla fragilità data dall’età, hanno problemi di ipertensione, diabete, ictus. Senza vaccino avrebbero un quadro clinico ben più complesso e critico”. Ci sono anche coloro che entrano all'ospedale per altri motivi e che risultano poi positivi al tampone di controllo in ingresso. I pazienti Covid in bone condizioni vengono mandati al Creaf o nel caso necessitino solo di isolamento agli alberghi sanitari. Inutile ribadire che i casi più gravi con problemi respiratori, che spesso dal pronto soccorso vanno direttamente in terapia intensiva, sono i non vaccinati, anche di mezza età, perché la variante delta è più contagiosa e più cattiva. “La carica virale è molto più alta. - conclude Aquilini - Quindi ci contagia con più facilità e si sviluppano sintomi più forti. Non riesco a capire i 50-60enni che non si vaccinano. Qui ne abbiamo visti tanti e in pessime condizioni. Senza vaccino sono i più a rischio”.
(e.b.)
 

Data della notizia:  09.10.2021 h 10:05

 
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