01.06.2020 h 14:25 commenti

Condannata a sei anni e mezzo di reclusione la donna che ha avuto un figlio dal ragazzino

Il Tribunale ha accolto quasi in pieno la richiesta dell'accusa. Un anno e 8 mesi anche per il marito che aveva riconosciuto quel bambino come suo pur sapendo di non essere il padre naturale
Condannata a sei anni e mezzo di reclusione la donna che ha avuto un figlio dal ragazzino
Sei anni e mezzo alla donna che nell'estate del 2018 ha avuto un figlio dallo studente, all'epoca quattordicenne, a cui dava ripetizioni di inglese, un anno e 8 mesi al marito che quel figlio lo ha riconosciuto pur sapendo di non essere il padre naturale. Il destino di moglie e marito è stato deciso oggi, lunedì primo giugno. Il collegio giudicante del tribunale di Prato, presieduto dal giudice Daniela Migliorati, ha letto la sentenza alle 14 in punto, dopo quattro ore di camera di consiglio.
Una sentenza che ha dato ragione ai pubblici ministeri Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli che avevano chiesto una condanna a 7 anni di carcere per la trentaduenne accusata di atti sessuali e violenza sessuale per induzione su minore, e 2 per il marito, 33 anni, imputato di alterazione dello stato civile. A nulla è servita la ricostruzione degli avvocati Mattia Alfano e Massimo Nistri secondo i quali c'erano – e ci sono – riscontri che forniscono un'altra verità. Tutti presenti alla lettura della sentenza: presenti gli imputati, presente la madre dello studente, costituita parte civile assieme al marito, assistita dall'avvocato Roberta Roviello. “Ho sempre creduto nella giustizia – ha detto in lacrime – quella donna ha rovinato la vita di mia figlio, oggi è stata scritta la verità”. La donna è stata la prima ad uscire dal Palazzo di Giustizia, qualche minuto prima degli imputati. “La verità è un'altra, speriamo nel processo d'Appello”, le parole della trentaduenne e del marito che speravano nell'assoluzione (leggi qui tutti i commenti).
Il tribunale ha respinto l'eccezione costituzionale presentata dalla difesa che chiedeva di sospendere il giudizio e rimettere la questione ai giudici della Consulta affinché valutassero l'opportunità di cambiare una norma – quella che punisce il sesso con minori di 14 anni – vecchia e non aderente ai tempi.
A giocare un ruolo – le motivazioni spiegheranno meglio – è stata la perizia psichiatrica a cui l'imputata è stata sottoposta dal tribunale mentre era in regime di arresti domiciliari: il professor Renato Ariatti (lo stesso che valutò le condizioni psichiche della mamma di Cogne, Anna Maria Franzoni) non ha riscontrato alcuna patologia e ha concluso che la donna è in grado di intendere e di volere.
Il caso scoppiò a marzo dello scorso anno: la donna e il marito furono indagati dalla procura dopo la denuncia presentata in questura dalla madre del ragazzo che, ormai sotto pressione, ormai schiacciato da un peso insopportabile, raccontò tutto. Un racconto che i genitori non avrebbero mai voluto sentire e fino all'ultimo la speranza che fosse solo un bluff, il ricatto di una donna pronta ad usare il figlioletto per tenersi stretto lo studente che non voleva più frequentarla. Nel giro di pochissime ore, dall'esame del dna, la conferma che il secondo figlio della coppia era il frutto della passione poi finita sulle scrivanie della procura. A disegnare i contorni della relazione cominciata, secondo l'inchiesta, nel 2017, i messaggi che la donna e lo studente si sono scambiati nel tempo: messaggi inequivocabili, diretti, senza giri di parole, con riferimenti espliciti alle pratiche sessuali e con le minacce di lei di dire a tutti del loro bambino se la relazione non fosse continuata.
nadia tarantino
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  01.06.2020 h 14:25

 
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