29.07.2021 h 13:37 commenti

Case popolari, la procura chiude le indagini su 24 'furbetti'. Ecco le accuse

Avvisi di conclusione indagine ai beneficiari che, secondo l'inchiesta, avrebbero presentato autocertificazioni non veritiere allo scopo di non perdere il diritto all'alloggio pubblico. Stralciata la posizione di cinque indagati: tra loro l'ex presidente di Epp, Federico Mazzoni
Case popolari, la procura chiude le indagini su 24 'furbetti'. Ecco le accuse
Redditi mascherati, proprietà non dichiarate, situazioni economiche alterate per non perdere l'assegnazione della casa popolare. E' questa la tesi della procura che ha inviato 24 avvisi di conclusione indagine ad altrettanti assegnatari – tutti italiani – finiti sotto inchiesta nel 2019 con le accuse di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato e falso ideologico in atto pubblico. Stralciata la posizione di altri cinque indagati per i quali i sostituti Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli sarebbero intenzionati a chiedere l'archiviazione; tra i cinque, figura Federico Mazzoni, ex presidente dell'Edilizia pubblica pratese (Epp) accusato di peculato, difeso dall'avvocato Ugo Fanti.
Le indagini della guardia di finanza e della polizia municipale puntarono sulla verifica dei requisiti necessari ad avere titolo per abitare in un alloggio popolare. Non mancarono le sorprese. Tra i furbetti finiti sul registro degli indagati, ce n'erano alcuni che risultavano proprietari di un'abitazione a Prato, altri che di abitazioni intestate ne avevano più di una, oltre ai casi limite di un assegnatario di casa popolare con un patrimonio di quattro case e uno proprietario di una villa al mare, in Sicilia. Le loro autocertificazioni, però, rappresentavano una situazione assai diversa tanto da avere diritto all'alloggio popolare.
L'inchiesta ha abbracciato il periodo compreso tra il 2013 e il 2019. 3.900 le posizioni di assegnatari passate al vaglio degli investigatori che, per accertare il reale stato patrimoniale e reddituale degli inquilini, incrociarono i dati comunicati all'Epp con quelli contenuti negli archivi dell'Agenzia delle Entrate e dell'ufficio Anagrafe. Una verifica che non perdonò i furbetti che ora hanno venti giorni di tempo per presentare una memoria o chiedere di essere interrogati dai magistrati.
nadia tarantino
 
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  29.07.2021 h 13:37

 
  • Share
  •  
 
 
 
comments powered by Disqus

Digitare almeno 3 caratteri.