03.12.2015 h 12:02 commenti

Bullismo: la responsabilità dei genitori e quella della scuola. Ecco chi deve rispondere dei danni

Il fenomeno è sempre più diffuso e ora riguarda soprattutto il web e il mondo dei social. Ci sono risvolti sia penali sia civili. Come devono comportarsi le famiglie delle vittime
Bullismo: la responsabilità dei genitori e quella della scuola. Ecco chi deve rispondere dei danni
La rubrica “Giustizia a portata di click” è curata dall'avvocato Valeria Rinaldi. Negli articoli saranno trattati e spiegati alcuni casi specifici, cercando di fornire un'utile guida per districarsi tra norme e codici della giustizia italiana. Chi avesse un quesito da sottoporre all'avvocato Rinaldi può inviare una mail a giustiziaportatadiclick@gmail.com . Naturalmente sarà garantito l'anonimato.

E possibile chiedere il risarcimento dei danni conseguenti ad atti di bullismo?
Il fenomeno. Secondo le statistiche (Società Italiana di Pediatria) un ragazzo su tre è stato vittima di bullismo e nella maggior parte dei casi questi sono avvenuti o tramite internet e social network, oppure nel contesto scolastico che si sa è l’habitat naturale entro il quale i ragazzi si confrontano, ma che troppo spesso diventa più che altro terreno di scontro, anche violento, con rilevanti ripercussioni sui ragazzi.
Ove non siano le istituzioni a prendere provvedimenti, toccherà ai genitori del “bullo” e della “vittima” prendere le redini della situazione e reagire in prima persona a quei comportamenti che possano turbare i propri figli ed avere conseguenze sia fisiche, che psicofisiche, che economiche .
Due modi di reagire. Dal punto di vista giuridico si può reagire in modi diversi . Fuori dai casi in cui i comportamenti si concretizzino in atti di ineducazione irrilevanti giuridicamente in quanto non idonei neanche a “ferire” il ragazzo, gli atti di bullismo possono violare sia la legge civile che la legge penale: gli insulti e le offese possono avere rilievo a titolo di reato di ingiuria (art. 594 c.p.), atti di violenza fisica a seconda della gravità come percosse o come lesioni (581 ovvero 582 c.p.), gli scherzi pesanti e che si protraggono oltremodo potranno essere puniti come molestie (art.660 c.p.) e così via a seconda delle circostanze. In questi casi siamo dinanzi ad un vero e proprio reato e quindi sarà possibile procedere anche penalmente tramite denuncia/querela dei fatti accaduti alle forze dell’Ordine, ed il “bullo” verrà sottoposto ad un processo penale ove ne sussistano i presupposti.
Ma il genitore esercente la potestà (ora responsabilità genitoriale), qualora suo figlio minorenne abbia riportato danni sia di natura fisica che di natura psichica, potrà agire anche in sede civile, e cioè potrà instaurare un procedimento per richiedere che venga risarcito il danno subìto a causa degli atti di bullismo in base a due responsabilità concorrenti.
La responsabilità dei genitori per culpa in educando. La responsabilità per i comportamenti che abbiano cagionato un danno è innanzitutto dei genitori del “bullo”, in quanto l’ordinamento ex art. 2048 c.c. presume che essi abbiano omesso di educarlo ed istruirlo responsabilmente e presume che se avessero correttamente adempiuto ai propri doveri inerenti la potestà genitoriale, l'episodio non si sarebbe verificato. Tale presunzione di responsabilità non viene meno neanche se il fatto accade mentre il minore è affidato all’istituzione scolastica.
La responsabilità dell’insegnante per culpa in vigilando. Ma la responsabilità è anche dell’insegnante che ha omesso di vigilare sui propri alunni e che evidentemente non ha tenuto tutte le cautele necessarie ad evitare il verificarsi dell’evento. L'insegnante ha il dovere di vigilare sull'attività dei propri alunni e qualora si verifichino fatti idonei a determinare ad altri un danno, sempre l'art. 2048 c.c. presume una sua colpa.
A chi chiedere il risarcimento. Il soggetto però tenuto al risarcimento del danno, a prescindere dalla responsabilità, ed in forza dell.’art. 61 L. n.312 del 1980, non è l’insegnante, ma lo Stato, o meglio il Ministero dell’Istruzione, al quale occorrerà rivolgere la propria pretesa risarcitoria per i danni fisici e psicofisici subìti da proprio figlio. Essendosi il danno verificato per colpa e responsabilità sia dell’insegnante sia del genitore del bullo, entrambi saranno tenuti al risarcimento in solido, ma ciò non esclude che possa essere chiesto per l’intero ad uno solo dei due soggetti tenuti (Ministero o genitore del "bullo") .
Limiti. Vi sono però dei limiti alla responsabilità degli insegnanti: un limite spazio-temporale in quanto gli insegnanti risponderanno solamente dei danni che si siano verificati agli alunni nel tempo in cui erano sotto la loro vigilanza, che non si limita a quello durante il quale si svolgono le lezioni, ma si estende anche alla ricreazione, alle gite scolastiche, alle ore di svago trascorse nei locali scolastici o nei luoghi di pertinenza della scuola, fino al momento di uscita e della riconsegna ai genitori . Ed un limite esterno: non è responsabile del danno l'insegnante che dimostri di non essere stato in grado di spiegare un intervento correttivo o repressivo per la repentinità ed imprevedibilità dell'episodio e dimostri di avere adottato, in via preventiva, le misure organizzative oppure disciplinari idonee ad evitare la situazione di pericolo. In buona sostanza l'insegnante non sarà ritenuta responsabile dell'evento non altrimenti evitabile e dunque il Ministero non sarà conseguentemente tenuto al risarcimento.
Chiarite brevemente le modalità attraverso le quali reagire giuridicamente agli episodi di bullismo, resta sicuramente più arduo far si che i propri figli parlino di queste problematiche che vanno denunciate, non solo per il proprio tornaconto personale, ma anche e soprattutto per stimolare un dialogo scuola-genitori-figli che possa educare alla legalità .
Valeria Rinaldi
 
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Data della notizia:  03.12.2015 h 12:02

 
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