22.05.2016 h 11:38 commenti

Bullismo a scuola, ecco quali sono i segnali da non trascurare per non dire "Come mai non me ne sono accorta?"

Scoppi d'ira immotivati, cali nel rendimento scolastico, il rifugio nel virtuale: purtroppo sono tutti segnali facilmente confondibili con i cambiamenti adolescenziali; ecco perché non è facile accorgersene anche per il genitore più attento
Bullismo a scuola, ecco quali sono i segnali da non trascurare per non dire "Come mai non me ne sono accorta?"
"Come mai non me ne sono accorta?". 
Non riesce a darsi pace, non può darsi pace la donna che mi siede davanti. Quella domanda da mesi la tormenta giorno dopo giorno, le assedia la mente esitando in capo d'accusa inoppognabile dove la pena e la tortura non sono mai abbastanza. Mai abbastanza per espiare, per riparare l'imperdonabile errore di non aver subito visto il disagio del figlio.
Inconcepibile che in quella scuola potessero accadere fatti di quel tipo. Inconcepibile che abusi verbali e fisici venissero commessi e racchiusi dentro omertà e lassismo, dietro disattenzione e omissione.
Nessun appiglio, nessuna via di uscita, nessun squarcio di luce per il ragazzo bullizzato. Solo nero su nero, in un abisso che sembrava avere mai fine. Rabbia e paura si mescolano insieme dove il dolore non ha voce, dove la solitudine trascina lontano da tutto e da tutti. Ormai non esiste più, non esistono le sue azioni, tantomeno le sue emozioni. Scompare la persona lasciando il posto a maldicenze e dicerie che volano nei corridoi di classe in classe, di bocca in bocca.
Per rompere quell'assordante muro di silenzio il ragazzo urla in modo forte, deciso, inequivocabile. E lo fa facendosi male, procurandosi sul corpo ferite che ben più gravi strappano l'animo. Come se intuisse che solamente così può rendere visibile l'invisibile, finalmente comprensibile il dolore a chi osserva ma non vede, a chi pur essendoci rimane assente.
E in un attimo quei tagli dal figlio sono passati alla madre, che adesso vuole presentare la sua storia perché altri siano salvati, preservati dalla sua stessa sofferenza. Vuole che i genitori sappiano e che diffondino la conoscenza di segni indicatori dell'essere vittima di soprusi: quei cambiamenti repentini del carattere e del modo di fare, gli scoppi d'ira con un'accentuata aggressività verbale o viceversa il racchiudersi in un atteggiamento particolarmente taciturno, rifugio in una fortezza che tuttavia non serve a difendere. Cali nel rendimento scolastico uniti ad un generalizzato disinteresse non solo per la scuola, ma anche per tutto ciò che dovrebbe accedere il cuore di un adolescente. Uso spiccato, accentuato del virtuale, frequente ricerca di appoggio quando il reale delude e ferisce. Insicurezza, ritiro sociale. Ma è il comportamento non verbale particolarmente loquace: quello sguardo lontano, assente, irraggiungibile e la postura: curva, come raccolta e racchiusa in se stessa nell'intento di schivare i colpi del destino. Tutti segnali facilmente confondibili con i cambiamenti adolescenziali; ecco perché non è facile accorgersene anche per il genitore più attento.
La stretta e preziosa alleanza fra scuola e famiglia, con sguardo rivolto non solo al rendimento ma anche ai processi relazionali e alle dinamiche interpersonali che si stabiliscono fra i ragazzi, può permettere un intervento precoce in cui si intrecciano contenimento e accoglienza.
Un contenimento fatto con regole, magari condivise, attraverso il quale trasmettere che non tutto è possibile perché esistono limiti alla libertà dell'io quando questa minaccia ed è lesiva per l'altro, che a fianco di diritti siedono doveri a tutela di quel bene comune che riassume e supera il tornaconto individuale. Un contenimento essenziale per imbattersi in quei confini che permettono ad ognuno di sentirsi al sicuro: colonne d'Ercole dove arriva ad infrangersi l’impetuosa onda della prepotenza dell'io per trasformarsi nella preziosa risacca del rispetto del “noi”.
Al tempo stesso un’accoglienza che si declina accompagnandoli e mettendosi in gioco dentro le loro sofferenze, dentro le loro ferite, per trasformare i loro drammi e perfino i loro più gravi errori in occasioni speciali di crescita e di maturazione.
In compagnia dell’adulto che regge, corregge ed accompagna (anche fino ai confini del baratro interiore), il buio della solitudine scompare e si accende la speranza. Quella speranza che apre le porte al regno della possibilità sussurrando che niente è irrecuperabile, che si può, comunque e nonostante tutto, trovare insieme una via di uscita per "andare al di là delle montagne" anche quando sembrano inaffrontabili, invalicabili.
Forse anche tutto questo significa acquisire competenze, forse anche tutto questo significa educazione. 
Teresa Zucchi
 
Edizioni locali collegate:  Prato
Leggi gli Speciali:  I nostri ragazzi e dintorni

Data della notizia:  22.05.2016 h 11:38

 
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