03.03.2016 h 19:40 commenti

BpVi, i piccoli azionisti pronti a votare no all'assemblea di sabato: "Non vogliamo essere complici di un percorso sbagliato"

Una quindicina gli azionisti pratesi che si sono riuniti per fare il punto in vista dell'assemblea dei soci in programma il 5 marzo a Vicenza
BpVi, i piccoli azionisti pronti a votare no all'assemblea di sabato: "Non vogliamo essere complici di un percorso sbagliato"
Sperano nella vittoria del sì ma voteranno no per rimarcare la distanza e la presa di posizione dall'operato di BpVi. Una quindicina gli azionisti pratesi che si sono incontrati per decidere cosa fare sabato 5 marzo quando a Vicenza si terrà l'assemblea dei soci della Popolare di Vicenza chiamati a dare il via libera all'aumento di capitale da un miliardo e mezzo, alla trasformazione in Spa e alla quotazione in Borsa. Tre anelli di un'unica catena che non è possibile spezzare perché se questo accadesse per l'istituto di credito – come ha avvertito anche la Banca centrale europea – sarebbe la fine.

LA FONDAZIONE CARIPRATO ORIENTATA A VOTARE SI'

Tommaso Caparrotti ha tirato le fila degli azionisti pratesi: sono una sessantina quelli che si sono rivolti all'avvocato per chiedere il risarcimento del danno alla BpVi. “Abbiamo comprato le azioni a 62 euro e 50 – ricorda – poi il valore è sceso a 48, ora se decidessimo di venderle incasseremmo 6 euro e 30. Siamo decisi ad andare fino in fondo per recuperare i nostri risparmi, i nostri investimenti”. Imprenditori e piccoli risparmiatori rimasti a bocca asciutta che ora sperano nelle aule dei Palazzi di giustizia. Succede a Prato dove gli azionisti sono stati i primi in Italia a trascinare la vicenda delle azioni svalutate nelle aule del tribunale, ma succede anche a Vicenza, a Udine, ad Arezzo. Un esercito di soci delusi combattuti tra dare fiducia al nuovo management della BpVi guidato dal direttore generale Francesco Iorio oppure votare no.
“Personalmente voterò no – spiega Caparrotti – non condivido niente di quello che c'è nel bilancio perché ci sono anche i soldi frutto della vendita delle azioni in cambio di mutui e prestiti. A me era stato detto che acquistando le azioni avrei avuto vantaggi per me e per la mia attività e invece è finita che i miei soldi non ci sono più”.
Tommaso Caparrotti come gli altri che si sono incontrati per fare il punto sa bene che l'unica speranza di ottenere un eventuale risarcimento è appesa alla vittoria del sì. “Se vincerà il sì sarà più facile per noi condurre la battaglia legale – dice – perché ha un senso combattere contro una banca viva e non certo contro una banca morta. Voglio che resti traccia del mio voto contrario perché nessuno un giorno possa venire a dirmi che ho condiviso un percorso che per gli azionisti si è concluso con una fregatura”.  
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  03.03.2016 h 19:40

 
  • Share
  •  
 
 
 
comments powered by Disqus

Digitare almeno 3 caratteri.

 
 
 
 

Dossier