15.05.2018 h 17:44 commenti

Bpvi, gli azionisti pratesi sperano di essere risarciti con il Tintoretto da pignorare a Zonin

Gli avvocati Francesca Meucci e Francesco Querci stanno difendendo gli interessi di cento ex soci della Popolare di Vicenza rimasti a mani vuote
Bpvi, gli azionisti pratesi sperano di essere risarciti con il Tintoretto da pignorare a Zonin
E' una partita difficilissima e a tratti anche snervante quella che gli avvocati pratesi Francesca Meucci e Francesco Querci stanno giocando per conto di cento ex soci della Popolare di Vicenza rimasti a mani vuote dopo aver investito denaro in azioni in cambio del mantenimento delle linee di credito o dell'accensione di mutui e prestiti. Una partita che pochi giorni fa ha dato il primo importante risultato con il riconoscimento da parte del giudice delle udienze preliminari del tribunale di Vicenza della costituzione di parte civile anche nel secondo troncone del processo, quello in cui a Gianni Zonin e agli altri imputati viene contestato l'ostacolo alla vigilanza compiuto all'atto dell'aumento di capitale nel 2014. Lo scenario è identico a quello del primo troncone che ipotizza i reati di aggiotaggio, ostacolo alla vigilanza e falsità in prospetto: sì all'ingresso delle parti civili nel processo, sì alla citazione di Banca popolare di Vicenza in liquidazione coatta amministrativa e no alla citazione di Banca Intesa come responsabile civile. “Il giudice ha rigettato la nostra richiesta – le parole dell'avvocato Meucci – aspettiamo le motivazioni per riproporla o per cercare alternative che portino allo stesso risultato”. Intanto si apre il fronte dei sequestri conservativi che puntano da una parte al responsabile civile e patrimoniale, la Popolare di Vicenza in liquidazione coatta amministrativa proprietaria dei dipinti della Galleria degli Alberti, e dall'altra ai singoli imputati con i loro beni mobili e immobili. Il giudice ha dichiarato improcedibile la richiesta di esercitare il sequestro sulle opere d'arte. Forte la replica di Meucci e Querci: “Se il giudice ha ritenuto la sussistenza dei requisiti per configurare la responsabilità civile della banca non può eliminare la possibilità di aggredire la stessa con una misura cautelare reale”. La questione non si riduce a questo, perché la Corte di Cassazione a sezioni unite ha limitato il potere di impugnazione delle parti civili: “Una limitazione – spiega Meucci – che cozza contro il principio di tutela delle parti offese senza tener conto che l'Unione europea ha censurato più volte l'Italia per la mancanza di capacità a garantire l'effettività della tutela della parte civile”. Le idee dei due legali sono chiare e prevedono la possibilità di far approdare la questione alla Corte europea dei diritti dell'uomo: “E' li che andremo – dicono – se non ci sarà consentito di proporre l'impugnazione”.
Diversa, e tanto, la situazione sui beni personali degli imputati. Il sequestro cautelare conservativo, in questo caso, è stato autorizzato e presto sarà eseguito. Due le proprietà nel mirino degli avvocati: un quadro di Tintoretto custodito nella residenza di Montebello di Gianni Zonin e le quote dell'azienda vinicola che l'ex numero uno di Popolare di Vicenza ha donato ai figli e che è al centro di una ricapitalizzazione da parte del mercato americano. L'opera d'arte sarebbe in grado da sola di coprire ampiamente le richieste di risarcimento che solo per quanto riguarda gli assistiti degli avvocati Meucci e Querci ammontano a quasi due milioni e mezzo ma c'è un nodo da sciogliere ed è quello relativo all'autenticità del dipinto. Saranno esperti del settore, già contattati dai due avvocati, a dire se il quadro è vero e a stimare il suo valore. Più facile decisamente la via che porta al sequestro delle quote societarie perché oggetto di un'operazione gratuita – la donazione – e dunque revocabile.
“Le nostre sono azioni quantomeno di disturbo – spiega Querci – aggredire tutto ciò che è possibile aggredire del patrimonio degli imputati e, si spera, anche dell'ex istituto di credito, significa costruire la possibilità concreta di risarcire gli ex soci”.
Meucci e Querci, aiutati dai collaboratori Elena Spagnesi, Floriana Cepale e Massimo Bianchi, si sono anche messi alla ricerca di tutti gli altri rivoli giudiziari scaturiti dal dissesto della BpVi e di cui non hanno più avuto notizie come ad esempio l'inchiesta avviata dalla procura di Prato e poi trasferita a quella di Vicenza con le denunce querele per truffa aggravata presentate dagli ex soci contro i singoli funzionari. “Che fine hanno fatto? - chiedono gli avvocati – attualmente si sta parlando solo delle contestazioni mosse contro gli ex dirigenti che sono restrittive e tutelano principalmente Banca d'Italia e Consob. E oltre a questo, perché Banca Intesa non porta al traguardo, con la distribuzione vera e propria, lo stanziamento di 100 milioni a fondo perduto per gli azionisti con un reddito non superiore a 35mila euro che hanno acquistato le azioni BpVi tra il 2014 e il 2016”? Un percorso che Querci ha ricostruito nei giorni scorsi chiedendo spiegazioni a Intesa che ha risposto: “La proposta resta in piedi e c'è la copertura per realizzarla ma la difficoltà attuale è nella stesura del regolamento”.
nadia tarantino
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  15.05.2018 h 17:44

 
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