29.05.2017 h 11:36 commenti

Blue Whale: quell'assurda sfida alla morte per dare un senso alla vita. Facciamo capire ai nostri ragazzi che vale la pena vivere

Adesso è allora il tempo di fare silenzio, di mettere a tacere istigatori di morte per dare voce a istigatori di vita: adulti presenti, coraggiosamente fiduciosi e incoraggianti. Imprenditori dell'umano disposti a investire tempo ed energie sulle nuove generazioni
Blue Whale: quell'assurda sfida alla morte per dare un senso alla vita. Facciamo capire ai nostri ragazzi che vale la pena vivere
Blue Whale è sulla bocca di tutti: se ne parla, si scrivono articoli, si forniscono preziose coordinate per individuare segni precoci e strappare i giovani dal "gioco della morte". Inverosimile o meno la notizia ha l'indubbio merito di gettar luce su profonde domande dei nostri ragazzi. Fragili supereroi che non si arrendono. Non si arrendono al nichilismo imperante, non si arrendono ad un'esistenza insignificante. Ostinatamente persistono alla ricerca di un senso, di "maestri" capaci di indicare una via: di vita o di morte. Perché niente è più devastante del vuoto, niente più desolante della mancanza di significato. "Horror vacui" che, togliendo il respiro, conduce alla disperazione, allo smarrimento del sè. Assenze non colmabili dal miraggio della "bella vita", dall'immediato soddisfacimento di piaceri finiti, dal compulsivo acquisto dello smartphone all'ultima moda. Solitudine e frustrazione esistenziale non eliminabili dall'iperattività frenetica dilagante in ogni spazio e in ogni attimo di tempo.
Persiste, resiste la domanda centrale: "che cosa ci sto a fare? Per chi, per cosa vale la pena vivere?". E paradossalmente si potrebbe arrivare a sfidare la morte per dare un senso alla vita. Il tutto immersi nell'anelito di radicalità, tipico di questa fascia di età, che conduce a spingersi oltre, a superare se stessi pervasi dalla tensione incalzante ad osare: spinta evolutiva ottimale se la loro forza vitale fosse opportunamente incanalata verso obiettivi e scopi di vita. Ma la loro pericolosa audacia, il loro ardire, si infrange a volte contro gli scogli della nostra non curanza, contro gli ostacoli della nostra latitanza.
Si ricercano allora altri tipi di appartenza. Perché non si può crescere senza radici, nè si può navigare senza punti di riferimento. Se si conserva la spinta vitale imperterriti si continua a cercare una forma diversa di patria comune: un luogo tra pari, nuovo e speciale, da cui partire e a cui poter tornare mentre infuria la bufera adolescenziale.
Ricondurre esclusivamente alla balena blu "cutting"e altre forme di autolesionismo adolescenziale sarebbe riduttivo e scorretto, comodo e fuorviante, semplicistico e deresponsabilizzante. Occorre aprire gli occhi e tenete presente che piu spesso non ci si taglia perché si è indotti a farlo ma perché mancano le "parole per dirlo": per narrare con "penna" cosciente le ferite laceranti che tagliano l'anima. Ci si taglia perché il dolore fisico è preferibile ad quell'incontrollabile angoscia che trascina in un abisso senza presenze, senza tempo, senza confini. Inspiegabile, imprevedibile, incomprensibile.
Adesso è allora il tempo di fare silenzio, di mettere a tacere istigatori di morte per dare voce a istigatori di vita: adulti presenti, coraggiosamente fiduciosi e incoraggianti. Imprenditori dell'umano disposti a investire tempo ed energie sulle nuove generazioni. Capaci di mantenere aperte le porte della speranza mostrando l'orizzonte della possibilità ed indicando ipotesi di senso. Eroi del quotidiano che possano svelare la bellezza racchiusa nella straordinarietà dell'ordinario e delle sue sfide. Sfide di vita e non di morte. Di questo i nostri ragazzi, oltre che della polizia postale, hanno urgente bisogno.
Teresa Zucchi
 
Edizioni locali collegate:  Prato
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Data della notizia:  29.05.2017 h 11:36

 
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