14.11.2017 h 17:47 commenti

Bloccato nella neve alta nei boschi di Gavigno, raggiunto e salvato dai carabinieri

L'uomo ha una patologia e necessitava di assumere un farmaco: i due militari hanno lasciato l'auto e camminato per due ore e mezzo al buio e con la neve alle ginocchia. Il sindaco di Cantagallo: "Grazie al coraggio di questi uomini"
Bloccato nella neve alta nei boschi di Gavigno, raggiunto e salvato dai carabinieri
Foto d'archivio
Bloccato dalla neve e impossibilitato a tornare a casa, un uomo di 60 anni è stato soccorso nel pomeriggio di ieri 13 novembre dal coraggioso intervento del comandante della stazione carabinieri di Vernio e da un sottufficiale dei carabinieri forestali, che hanno raggiunto a piedi l'uomo che, per una particolare patologia, ha necessità di assumere farmaci ad orari precisi.
E' il sindaco di Cantagallo Guglielmo Bongiorno a rendere nota la storia a lieto fine. "Spesso è il coraggio ed il sacrificio degli uomini, che rendono normali storie che a prima vista sembrano straordinarie - dice -. Ed è una storia a buon fine che ieri sera abbiamo vissuto nel nostro comune".
Il disperso si trovava in una sua proprietà nella frazione di Gavigno-La Centrale, che aveva raggiunto con l'auto prima di essere sorpreso dalla forte nevicata che ieri ha colpito la parte alta della Val di Bisenzio. A quel punto, con la strada ostruita dagli alberi caduti e la neve alta, si è visto impossibilitato a tornare a casa. Un black out telefonico nella zona gli ha anche impedito di avvertire i familiari. L'allarme è così scattato verso le 17, quando la moglie si è rivolta alle autorità chiedendo aiuto.
"Ieri  le condizioni meteo erano davvero difficili - prosegue il sindaco Bongiorno -: la neve era alta e le macchine di servizio non ce la facevano a percorrere la zona battuta per le ricerche. E così, il maresciallo Gianluca Breschi ed il brigadiere Claudio Franciamore, senza perdersi d’animo si sono avventurati nei boschi, con il buio e con la neve alle ginocchia. Chi conosce la zona non ci metterà molto a capire la difficoltà e i rischi di un’operazione del genere, chi non conosce la zona dovrà fidarsi delle mie parole". 
I due carabinieri hanno impiegato circa due ore e mezzo per raggiungere il luogo dove si trovava il disperso, che per fortuna era nel frattempo rientrato nella sua casa e quindi era al sicuro, anche se privo dei necessari farmaci salvavita che assume.
I soccorritori si sono quindi sincerati delle sue condizioni, e poi si sono incamminati con lui sulla strada del ritorno. Solo alle 21 hanno raggiunto il punto dove avevano lasciato l'auto e sono potuti tornare alla caserma, dove i familiari dell'uomo erano in trepidante attesa.
"Siamo abituati - conclude Bongiorno - al fatto  che le donne e gli uomini di tutte le forze dell’ordine e della protezione civile si mettono a completa disposizione delle comunità in cui operano con passione e dedizione, spesso senza orari ed in situazioni difficili, e troppo spesso diamo per scontato tutto questo. Ci sono però dei momenti nei quali far sentire loro la vicinanza e l’affetto di una comunità intera, e questa ci sembrava l’occasione giusta per farglielo sapere". 
IL RACCONTO DELLA FIGLIA La figlia dell'uomo disperso ha poi voluto precisare quanto avvenuto, con un commento sulla pagina Facebook di Notizie di Prato, anche per replicare a chi aveva accusato il padre di aver fatto una leggerezza: "Mio padre - dice - si é recato a casa sua molto presto al mattino, ben prima che anche in Gavigno arrivasse la neve. In località la Centrale abbiamo una casa e una centralina elettrica che necessita di manutenzione continua. Si era recato lassú per sistemare la centralina e poi andarsene. Mio padre da qualche anno ha il morbo di Parkinson in fase iniziale, vive la sua vita normalmente, ma ha bisogno di prendere le medicine ogni 24 ore. Per una serie di coincidenze sfortunate, si è trattenuto troppo lassù a casa nostra ed essendovi un grande dislivello tra la Centrale e Gavigno, non si è accorto che proprio in Gavigno la situazione era di massima allerta, tant'è che si è messo in viaggio con la macchina per tornare a casa ma è dovuto tornare indietro vista la situazione critica. Sfortuna vuole che a  Gavigno e a Fossato ci sia stato un blackout, per cui era impossibile sia per noi familiari che per lui telefonare a casa per avvertire. La casa è equipaggiata per restare a dormire, c'è mangiare, legna e coperte, e se mio padre non avesse avuto il Parkinson avrebbe potuto tranquillamente dormire lì, ma la necessità di prendere i farmaci ha visto noi familiari costretti a chiamare il comando dei carabinieri di Vernio per poterlo andare a prendere. Ringrazio ancora di vero cuore chi ha reso questo possibile, cioè il comando dei carabinieri di Vernio e i soccorritori".
 
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Data della notizia:  14.11.2017 h 17:47

 
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