20.03.2014 h 14:40 commenti

Arresti per il rogo in via Toscana, un'inchiesta che segna una svolta

Cambio di marcia per un modo diverso di approcciare il gigante dell'illegalità imprenditoriale cinese. Il capo della squadra Mobile Francesco Nannucci: "Il primo dicembre si è aperto un vaso di Pandora. Oggi possiamo dire di aver svoltato”
Arresti per il rogo in via Toscana, un'inchiesta che segna una svolta
La tragedia del primo dicembre ha cambiato tutto. Il rogo di via Toscana e la morte dei sette operai cinesi hanno fatto da spartiacque tra il prima e il dopo: tra la difficoltà ad addossare colpe, seppure presunte, ai proprietari italiani dei capannoni affittati alle aziende cinesi nei quali gli abusi edilizi e l'assenza di sicurezza sono spesso la regola, e la scorta di un quadro probatorio che fa dire agli investigatori e alla procura che “la proprietà non poteva non sapere”. Un cambio di marcia, un modo diverso di approcciare il gigante dell'illegalità imprenditoriale cinese.
“Questa inchiesta – ha detto Francesco Nannucci, capo della squadra mobile – fa compiere un passo in avanti. Fino a stanotte abbiamo lavorato tantissimo e non è stato un lavoro facile. Il primo dicembre si è aperto un vaso di Pandora e con dedizione e pazienza abbiamo messo ogni elemento in fila per dar corpo ad una operazione complicata e complessa. Oggi possiamo dire di aver svoltato”.
All'indomani dell'incendio e dei primi avvisi di garanzia anche ai titolari dell'immobiliare proprietaria del capannone, molti avvocati avevano annusato il cambio di marcia della procura e per questo avevano invitato i loro clienti ad inviare disdette di affitto alle imprese cinesi presenti nei loro stabili. Disdette non tanto per avviare le procedure di sfratto, ma per manifestare un monito a sanare eventuali irregolarità e in questo modo alleggerire la posizione della proprietà in caso di controlli.
“Le indagini – ha spiegato la procura – hanno da un lato chiarito che le ditte formalmente succedutesi dal 2008 sino alla data dell'incendio, nella conduzione del capannone di via Toscana, al di là del dato puramente formale, fossero tutte gestite dai medesimi imprenditori e datori di lavoro di fatto e, dall'altro, che i proprietari dell'immobile abbiano avuto piena consapevolezza degli abusi edilizi realizzati dai conduttori, delle condizioni illecite di uso promiscuo, industriale e abitativo e della totale assenza delle minime condizioni di sicurezza richieste dalla normativa in materia di lavoro e di antincendio”.
Detto in altre parole, le stesse usate dal procuratore capo Piero Tony, “i proprietari italiani non potevano non sapere”. Stesse affermazioni arrivate dalla guardia di finanza e dalla polizia che hanno parlato di “salto logico possibile grazie agli indizi raccolti durante le indagini”. Tony ha rafforzato il concetto: “Avevano contezza degli abusi, ne siamo certi”.
La Mgf è titolare di almeno sette capannoni, e di questi alcuni furono stati controllati nei giorni immediatamente successivi alla tragedia di via Toscana.  
nt 
 
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Data della notizia:  20.03.2014 h 14:40

 
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