17.09.2021 h 13:18 commenti

Arrestato per violenza sessuale su allieva, il maestro di judo non risponde alle domande del giudice

Si è avvalso della facoltà di non rispondere il settantacinquenne arrestato dalla polizia. Gli avvocati hanno chiesto e ottenuto dal tribunale il trasferimento dell'insegnante dalla sua casa ad un altro luogo per trascorrere gli arresti domiciliari. Critiche dal difensore Massimo Taiti: "Non è stato rispettato il principio della presunzione di non colpevolezza. Il nostro assistito reso riconoscibile nonostante della sua famiglia faccia parte un figlio minore"
Arrestato per violenza sessuale su allieva, il maestro di judo non risponde alle domande del giudice
Trascorrerà gli arresti domiciliari in un luogo diverso dalla sua abitazione il maestro di judo di 75 anni arrestato dalla polizia per violenza sessuale su una sua allieva di 14 anni. Il trasferimento dalla sua casa di Vernio è stato chiesto dai difensori, Massimo Taiti e Paolo Tresca, nel corso dell'interrogatorio di garanzia (l'indagato si è avvalso della facoltà di non rispondere) fissato nella mattina di oggi, venerdì 17 settembre, ed è stato subito concesso dal giudice delle indagini preliminari Francesco Pallini. Un'esigenza sorta dopo che nella cassetta delle lettere del settantacinquenne, titolare della palestra di arti marziali Kenshiro Abbe in via Battisti a Prato, sono stati trovati bigliettini anonimi con ingiurie e minacce. “Ho molto rispetto per il lavoro degli investigatori – ha detto l'avvocato Taiti – ma, e parlo prima di tutto da cittadino, le indagini si dovrebbero fare in un altro modo e non attraverso i giornali con un bando pubblico per individuare altre presunte vittime delle attenzioni del mio assistito. Nella palestra sono custoditi gli elenchi delle allieve e degli allievi, e quelli si sarebbero dovuti usare per fare un'indagine riservata. In questo modo, invece, il mio assistito, che un giorno un giudice ci dirà se colpevole oppure no, è stato reso riconoscibile e nessuno si è preoccupato né di rispettare il principio della presunzione di non colpevolezza né di tutelare la sua famiglia che è composta anche da un figlio minorenne”. La critica riguarda la scelta fatta dagli inquirenti di rivolgere un appello pubblico alle ragazze che in passato hanno frequentato la palestra e denunciare nel caso fossero state vittime di avances a sfondo sessuale.
Le indagini sono partite lo scorso gennaio dopo che la mamma di una allieva ha denunciato le confidenze ricevute dalla figlia che, nel corso del tempo, sarebbe stata oggetto di particolari attenzioni da parte del suo maestro durante gli allenamenti in palestra. Toccamenti, palpeggiamenti, strusciamenti, qualche bacio: approcci sempre più spinti fino all'ultimo, che sarebbe stato particolarmente pesante, che ha spinto la quattordicenne a parlarne con la madre.
Il lavoro della Squadra mobile e del pool che si occupa di reati contro i minori ha portato alla richiesta di custodia cautelare avanzata dalla procura e recepita dal tribunale. La famiglia della allieva è assistita dall'avvocato Roberta Roviello.
nt
 
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Data della notizia:  17.09.2021 h 13:18

 
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