09.07.2018 h 11:30 commenti

Arrestati quattro medici dell'ospedale: visitavano a nero in orario di lavoro e usando le strutture e i macchinari dell'Asl

In manette anche tre cinesi nell'ambito dell'operazione dei carabinieri scattata al termine di una lunga indagine. L'accusa è di peculato e truffa aggravata ai danni dello Stato. Per altre quattro persone disposta la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Sotto indagine altri sanitari. Sospesi dal lavoro i dipendenti pubblici arrestati
Arrestati quattro medici dell'ospedale: visitavano a nero in orario di lavoro e usando le strutture e i macchinari dell'Asl
Visite a pazienti cinesi durante l'orario di lavoro, utilizzando le apparecchiature pubbliche e mettendosi subito in tasca i soldi. Quattro medici dell'ospedale di Prato e tre cinesi sono stati arrestati oggi, lunedì 9 luglio, dai carabinieri di Prato che hanno eseguito le ordinanze di custodia cautelare chieste dai sostituti procuratori Lorenzo Boscagli e Lorenzo Gestri ed emesse dal giudice per le indagini preliminari Francesca Scarlatti. Elena Busi, Simone Olivieri, Ciro Comparetto e Massimo Martorelli, tutti ginecologi del reparto di ostetricia e ginecologia, e Wu Lihua, Li Jie e Zhou Qiongying – il cui ruolo era quello di intermediari tra i professionisti e i connazionali che avevano bisogno di visite e cure – devono rispondere a vario titolo di peculato con riferimento ai beni strumentali dell'azienda sanitaria e truffa ai danni dello Stato. Tutti e sette sono stati messi agli arresti domiciliari. Per altri quattro cinesi è stato disposto l'obbligo di firma. L'inchiesta, partita nell'autunno dello scorso anno, conta altri due ginecologi, una ostetrica e due medici di altri reparti del Santo Stefano indagati insieme ad altri due cinesi.
I quattro medici arrestati sono stati sospesi dall'azienda sanitaria. "Comportamenti inaccettabili e da isolare per tutelare le centinaia di operatori che ogni giorno lavorano con onestà nei nostri servizi - ha detto il direttore generale Paolo Morello Marchese - ringrazio l'autorità inquirente e rinnovo la massima collaborazione". 
Secondo la procura, le pazienti cinesi che avevano bisogno del ginecologo avrebbero pagato tra i 100 e i 150 euro per farsi visitare all'ospedale oppure al Centro Giovannini. I soldi venivano in parte intascati dal medico – ad uno degli arrestati vengono contestate una quarantina di “visite clandestine” in cinque mesi - e in parte finivano al connazionale che si occupava di mettere in contatto la donna con il ginecologo e poi l'accompagnava e assisteva alla visita facendo da interprete. Un sistema che il giudice che ha firmato le ordinanze ha definito “endemico, con lo sfruttamento della cosa pubblica per l'arricchimento privato”.
La Asl Toscana Centro ha collaborato alle indagini del nucleo investigativo diretto da Vitantonio Sisto sotto il coordinamento del comandante provinciale Marco Grandini. Le telecamere nascoste posizionate nei corridoi e in alcune delle stanze utilizzate per le “visite extra” avrebbero documentato non soltanto l'ingresso e l'uscita dei medici dal reparto e l'incontro con le donne, ma anche il passaggio di denaro contante. A far scattare l'indagine è stata una giovane cinese che si è sentita male dopo aver assunto pillole abortive. Arrivata al Centro salute della donna ha fatto vedere il farmaco ad una ostetrica che insospettita si è rivolta ai carabinieri. Un farmaco, infatti, reperibile solo nel circuito ospedaliero e che può essere somministrato solo in quell'ambito. La giovane ha detto di aver ricevuto la pillola da una connazionale che, ascoltata dai carabinieri, ha solo ammesso di aver fatto da tramite senza indicare però il nome del medico a cui si è rivolta per provocare l'aborto. Da lì in avanti è stato un crescendo di elementi acquisiti in prima battuta con le intercettazioni telefoniche: i carabinieri hanno scoperto, pezzo dopo pezzo, l'attività parallela di diversi medici. Per le cinesi si trattava semplicemente di evitare le liste d'attesa: nessuna contestazione viene mossa nei loro confronti perché la procura sostiene la non conoscenza del meccanismo di prenotazione.
Il lavoro della procura non è ancora concluso. “Sono in corso verifiche ed accertamenti per capire se altri dipendenti della Asl sapevano e non hanno denunciato – ha spiegato il procuratore capo Giuseppe Nicolosi – i temi della sanità pubblica bruciano sulla pelle di tutti”.
La direzione generale della Asl Toscana Centro ha attivato nei confronti dei dipendenti arrestati la procedura per la vautazione della responsabilità disciplinare e ha inviato la comunicazione all'Ordine dei medici e chirurghi. "L'azienda - ha aggiunto Paolo Morello Marchese - si costituirà parte civile al fine di ottenere il risarcimento dei danni sia patrimoniali che di lesione di immagine".  
 
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Data della notizia:  09.07.2018 h 11:30

 
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