12.03.2017 h 11:43 commenti

Animali tenuti in un condominio, tanti diritti ma anche qualche dovere: ecco cosa prevede la legge

Il nostro esperto legale Valeria Rinaldi risponde ai molti quesiti arrivati dai lettori, con un punto fermo: il regolamento condominiale non può mai vietare di possedere o detenere animali domestici nel proprio appartamento
Animali tenuti in un condominio, tanti diritti ma anche qualche dovere: ecco cosa prevede la legge
La rubrica “Giustizia a portata di click” è curata dall'avvocato Valeria Rinaldi. Negli articoli saranno trattati e spiegati alcuni casi specifici, cercando di fornire un'utile guida per districarsi tra norme e codici della giustizia italiana. Chi avesse un quesito da sottoporre all'avvocato Rinaldi può inviare una mail a giustiziaportatadiclick@gmail.com . Naturalmente sarà garantito l'anonimato.


Gli amici a quattro zampe hanno un posto speciale nelle nostre case e nel nostro cuore, fanno parte a pieno titolo delle nostre famiglie e, per questo, anche la legge e la giurisprudenza pongono, sempre più di frequente, attenzione a quello che essi significano per noi. In alcune sentenze le alte Corti della magistratura nazionale hanno riconosciuto che il rapporto uomo-animale realizza l’intera personalità umana, garantito dall’art. 2 della Costituzione: e così ad esempio è stato riconosciuto il diritto di visita dell’animale al padrone detenuto ed è stato sancito il diritto del paziente a vedere il proprio animale che dovrà quindi essere ammesso in ospedale.
Eppure a giudicare da quante domande ci pervengono inerenti gli animali in condominio e nei rapporti di vicinato, sembrerebbe che non tutti amano gli animali allo stesso modo. Ma quante volte si può dire che i problemi siano realmente causati dagli animali e quante volte dai loro padroni?
Il regolamento di condominio. Fatte le necessarie premesse, una prima domanda che ci arriva riguarda la possibilità di vietare che un animale salga in ascensore (dal lettore C.M.M.) e sulla possibilità di recintare il giardino condominiale per adibirlo a casa del cane o del gatto (dal lettore P.P.). La risposta ad entrambe le domande è ovviamente no.
Prima della riforma del 2012 era possibile con regolamento approvato a maggioranza vietare la detenzione ed il possesso di animali nei singoli appartamenti. A seguito della modifica intervenuta con Legge n. 220/2012, all’art. 1138 c.c. è stato inserito un nuovo comma che prevede espressamente che il regolamento condominiale non possa vietare di possedere o detenere animali domestici nel proprio appartamento. La modifica ha sancito il diritto soggettivo all’animale da compagnia essendosi consolidata, nella legislazione sia nazionale e sia europea, l’importanza di garantire il rapporto uomo-animale.
Non è chiaro se questa norma si applichi anche retroattivamente, ossia ai regolamenti preesistenti ma probabilmente la giurisprudenza si orienterà nel senso di ritenere il nuovo comma dell’art. 1138 c.c. norma imperativa: una norma cioè che in quanto espressione di valori superiori, non può essere in nessun caso derogata, neppure in base all’accordo delle parti ed a prescindere dalla natura del regolamento (contrattuale o assembleare).
Non ci sono invece disposizioni di legge che regolano l’utilizzo degli spazi comuni da parte degli animali. In assenza di norme di Legge bisogna ritenere che se l’animale utilizza, tendenzialmente insieme al padrone, l’ascensore per muoversi tra i piani e non come toilette (ma lo stesso vale anche per gli umani) è chiaro che nessuno potrà vietare di farli salire in ascensore. Occorre quindi capire se l’animale utilizza il bene comune secondo la sua destinazione oppure no.
Lo stesso vale per i cortili ed i giardini condominiali. Il cane può usare tale spazio in conformità all’uso/funzione che esso ha e purché ciò non ne impedisca agli altri l’utilizzo. Chiaramente modifica la destinazione dell’area comune il padrone che recinta l’area per farci stare il suo cane oppure che lascia l’animale vagare notte e giorno lì, o che vi organizza una colonia felina .
A parere di chi scrive però è possibile prevedere con regolamento condominiale, delle regole di buona condotta da far rispettare ai proprietari di animali, sia nell’uso degli spazi o dei servizi comuni e sia in relazione al più generale comportamento che devono tenere all’interno del complesso condominiale: ad esempio potrebbe essere imposto di tenere i cani a guinzaglio, oppure vietare che vengano tenuti senza museruola, imporre al padrone di prevenire le possibile cause di eccitazione dell’animale e che lo conducono a guaire soprattutto durante le ore notturne, potrebbe essere posto un limite al numero di animali che è possibile detenere e così via .
Le immissioni moleste. Un’altra domanda ci è arrivata dalla signora G.B., la quale ci ha chiesto se sia lecito che il condomino del piano di sopra lasci tutto il giorno il proprio cane in balcone ad abbaiare e fare i proprio bisogni, che spesso si riversano addirittura sul proprio terrazzo .
Chiaramente nel caso specifico vi è una violazione di molte norme, anche con riguardo all’igiene e la salute pubblica e privata. Il padrone rischia infatti fino a 3 mesi di arresto ed una pena pecuniaria per disturbo della quiete pubblica (il continuo guaire), reato penale perseguibile denunciando i fatti alle autorità pubbliche, sempre che l’abbaiare vada a pregiudicare non già un solo condomino ma un numero indeterminato di persone, oppure una causa civile per le immissioni moleste (rumori, escrementi ed i loro odori) rivolgendosi al proprio avvocato e chiedendo il risarcimento del danno consistito nel turbamento della propria serenità.
Peraltro il danneggiato potrà richiedere anche l’allontanamento d’urgenza dell’animale dall’abitazione (cd. provvedimenti ex art. 700 c.p.c.) nell’ambito del procedimento civile, mentre se è partita una denuncia penale sarà il Giudice a poter disporre addirittura il sequestro degli animali disturbanti in quanto “cose pertinenti il reato”. E’ stata proprio la Cassazione a considerare “cose” gli animali da compagnia che disturbavano il vicinato, definendo “irrilevante” l’eventuale sofferenza dei padroni e degli animali stessi a causa dell’allontanamento, rispetto alla tutela della salute umana.
Dunque rispondendo alla domanda del signor M.M. che ci chiedeva se, a seguito di denuncia, il canile potesse riprendere il cane che abbaia in condominio, effettivamente la sentenza n. 54531/2016 ha statuito proprio così, paragonando il cane ad una “cosa” ne ha disposto il sequestro preventivo, anche se è difficile immaginare se si tratta di una pronuncia isolata oppure l’orientamento verrà confermato da altre sentenze.
La responsabilità per i danni cagionati dagli animali. Infine stante il disposto dell’art. 2052 c.c. “il proprietario di un animale o chi se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso, è responsabile dei danni cagionati dall'animale, sia che fosse sotto la sua custodia, sia che fosse smarrito o fuggito”, e questo significa che il proprietario o chi lo ha in custodia sarà tenuto a risarcire i danni a persone e/o a cose sempre e comunque come se li avesse provocati personalmente, ad esempio ripagando i lavori di ripiantamento delle ortensie del vicino divorate dal cane (per rispondere alla domanda della signora C.deB).
In conclusione è facile comprendere che gli animali possono tranquillamente abitare in condominio, se i loro padroni sono però disponibili ad accettare l’idea che la tranquillità e la salute degli altri condomini meritano rispetto ed il diritto alla serenità ed al riposo nella propria abitazione, per ora, viene prima della tutela del rapporto uomo-animale.
Valeria Rinaldi 
 
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Data della notizia:  12.03.2017 h 11:43

 
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