26.11.2020 h 18:45 commenti

Ancora una fumata nera per la ex cementizia: non si trova un comparatore nonostante il prezzo ribassato

Un quarto tentativo sarà fatto più avanti dai curatori fallimentari. ll comitato dei creditori costretto ad aspettare ancora e a sperare. Il complesso fa parte del patrimonio della società Valore, dichiarata fallita nel 2013
Ancora una fumata nera per la ex cementizia: non si trova un comparatore nonostante il prezzo ribassato
Un'altra fumata nera per la cementizia di Prato: anche la terza asta è andata deserta. Come già nel 2018 e di nuovo all'inizio di quest'anno, nessuno si è fatto avanti per rilevare l'ex cementificio Marchino, complesso di un quindicina di ettari inserito nel patrimonio della società Valore, dichiarata fallita dal tribunale di Prato nel 2013. Neppure il prezzo ribassato a 830mila euro (oltre quattro milioni la prima asta e più di uno la seconda) ha sollecitato gli appetiti del mercato immobiliare. Nessun segnale è arrivato ai curatori fallimentari, Evaristo Ricci e Paolo Biancalani, che alle 12 di ieri, mercoledì 25 novembre, termine ultimo per far arrivare proposte, hanno chiuso con un nulla di fatto anche questo terzo tentativo. A mani vuote il comitato dei creditori che sperava di racimolare qualcosa ma che dovrà accontentarsi di aspettare e di sperare: un'ulteriore asta sarà fatta più avanti ma ancora non è stato deciso se ad un prezzo più basso dell'ultimo oppure allo stesso.
Nonostante si tratti di un edificio da anni abbandonato e da decenni inutilizzato, l'ex cementificio è costruzione di pregio, una delle ultimissime testimonianze di archeologia industriale rimaste intatte. Il complesso, che dall'alto della collina sovrasta via Firenze, fu costruito nel 1926 e per trent'anni è rimasto in funzione. Una parte fu ricostruita dopo il crollo, nel 1944, provocato da un attacco dei tedeschi. La società Valore lo rilevò con l'obiettivo di trasformarlo in un insieme di appartamenti, albergo, negozi e un centro pubblico per spettacoli e concerti. Non un sogno: la società nel 2010 incassò dal Comune l'approvazione del piano e il via libera dalla Soprintendenza. Pareva tutto fatto per restituire identità a quella parte di Calvana occupata da un'architettura futurista per i suoi tempi ma assolutamente inutile per quelli attuali. L'ex cementizia resiste ancora dunque: resiste al tempo che passa, resiste al vuoto e all'inevitabile degrado complice anche, o forse soprattutto, la crisi economica che non stimola grosse operazioni immobiliari.
nt
 
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Data della notizia:  26.11.2020 h 18:45

 
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