13.03.2019 h 17:19 commenti

Al Fabbricone va in scena l'Orestea: la trilogia di Eschilo vista dalla compagnia Anagoor

L'allestimento mescola il canto, l'orazione, la danza a un sofisticato utilizzo dei video per allargare l’orizzonte della meditazione sul male, sulla fragilità del bene e, soprattutto, sulla lingua che li descrive
Al Fabbricone va in scena l'Orestea: la trilogia di Eschilo vista dalla compagnia Anagoor
Dopo essere stata premiata lo scorso luglio con il Leone d’Argento per il Teatro alla Biennale di Venezia, la compagnia Anagoor presenta al Teatro Fabbricone fino a domenica 17 marzo Orestea/Agamennone, Schiavi, Conversio, una riduzione della trilogia eschilea, Agamennone, Coefore, Eumenidi coprodotta dal Teatro Metastasio di Prato insieme a Anagoor, Centrale Fies, Tpe – Teatro Piemonte Europa e Teatro Stabile del Veneto (feriali ore 20, sabato ore 19.30, domenica ore 16.30).
Si tratta di un’opera sull’Orestea di Eschilo prima che una sua riduzione, il frutto di un’immersione bruciante nella poesia e nel pensiero filosofico di Eschilo, un lavoro che, in un tempo in cui il discorso politico tende alla semplificazione e allo slogan, rinnova le domande sul senso della vita, della morte e della giustizia accompagnandoci al cospetto dell'antico attraverso lo sguardo vivo e vivificante del teatro.
In questo allestimento che mescola il canto, l'orazione, la danza a un sofisticato utilizzo dei video, si manifesta un mondo lontano e invisibile accolto nella sua interezza come un reperto archeologico: l’opera di Anagoor è infatti inizialmente fedele alla parola eschilea ma nel corso della messa in scena deflagra in visioni e suoni che condensano e espandono i nuclei fondamentali del testo, affiancandolo o sostituendolo con un arcipelago intertestuale che allarga l’orizzonte della meditazione sul male, sulla fragilità del bene e, soprattutto, sulla lingua che li descrive.
L’opera si apre con un capitolo tremendo, l’Agamennone, colui che per conseguire obiettivi di potere non evita di sacrificare i beni più preziosi, la felicità, gli affetti più cari. Il trono di Argo si erge su un cumulo di cadaveri di figli: il cumulo delle ricchezze ricavate dalla conquista è prezzo pagato con il sangue. Su questo coacervo di violenza pregressa e continua si innesta una catena di episodi cruenti dettati della cultura della vendetta e che, esplodendo furiosamente in seno alla famiglia, formano la trama dolorosa dell’Orestea: un padre uccide la figlia, una sposa uccide lo sposo, un figlio uccide la madre.
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  13.03.2019 h 17:19

 
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