18.02.2021 h 13:14 commenti

Agli arresti domiciliari per sfruttamento del lavoro continua a gestire l'attività: portata in carcere

Il tribunale ha accolto la richiesta della procura di rinchiudere in carcere l'imprenditrice arrestata una decina di giorni fa con il marito. La donna ha violato le restrizioni contattando i clienti per fornire indicazioni sul ritiro della merce già pronta
Agli arresti domiciliari per sfruttamento del lavoro continua a gestire l'attività: portata in carcere
Dagli arresti domiciliari e con il divieto di contatti con l'esterno, ha continuato a gestire l'attività e per questo, l'imprenditrice cinese di 52 anni accusata insieme al marito (anche lui ai domiciliari) e ad un altro connazionale di sfruttamento del lavoro, è finita in carcere. L'arresto risale a ieri, mercoledì 17 febbraio: il tribunale, nel giro di poche ore, ha accolto la richiesta di aggravamento della misura cautelare presentata dal sostituto Lorenzo Gestri, titolare dell'indagine condotta dalla Squadra mobile della questura di Prato. Ai domiciliari dal 9 febbraio, la donna ha continuato ad occuparsi dell'azienda – la confezione Giulio, sede in via Pieraccioli a Galciana – telefonando ai clienti e dando loro indicazioni sul ritiro dei capi di abbigliamento già finiti, non immaginando, evidentemente, che gli investigatori sono ancora al lavoro dentro la ditta. E sono stati proprio loro ad aprire la porta ai committenti e a scoprire le violazioni al regime degli arresti domiciliari.
La cinquantaduenne, il marito e il titolare formale della confezione – quest'ultimo sottoposto al divieto di dimora in città – sono accusati di aver sfruttato la manodopera di una trentina di operai pakistani, bengalesi e afghani, quasi tutti richiedenti asilo. Meno della metà i lavoratori con un contratto part-time, a nero tutti gli altri: turni di 13/14 ore al giorno, senza riposo settimanale, per uno stipendio di nemmeno mille euro al mese. Operai in condizione di bisogno perché con permessi di soggiorno a breve termine, senza possibilità di pagare un affitto e di rendersi autonomi dai datori di lavoro. Datori di lavoro che garantivano anche vitto e alloggio in un appartamento confinante con la ditta, sovraffollato e in uno stato igienico-sanitario più che degradato. Gli accertamenti sono ancora in corso anche allo scopo di quantificare il giro d'affari della confezione Giulio che, secondo le indagini, non si sarebbe mai fermata neppure nelle settimane delle prime strettissime restrizioni nazionali dovute all'emergenza coronavirus.
nt
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  18.02.2021 h 13:14

 
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