14.01.2022 h 18:53 commenti

Agente della Dogaia colpito con un pugno in faccia da un detenuto

La denuncia dei sindacati Cgil e Cisl a conferma di un clima molto teso all'interno del carcere dove i contagi Covid sono saliti ancora sia tra i detenuti che tra il personale. Uil: “Le istituzioni sono lontane e i problemi restano senza soluzioni”
Agente della Dogaia colpito con un pugno in faccia da un detenuto
Ancora un'aggressione nel carcere di Prato ai danni del personale in servizio. Un detenuto ha sferrato un pugno in faccia a un agente di polizia penitenziaria senza alcun motivo. A riportare l'episodio sono i rappresentanti sindacali di Fp Cgil e Fns Cisl, Giulio Riccio e Luigi Tornese
"Un detenuto di nazionalità italiana , dopo aver terminato un colloquio telefonico con i propri familiari, avendo appreso del decesso del padre, al rientro in sezione, ha pensato di sfogare la propria frustrazione nei confronti del personale di Polizia penitenziaria. Così, senza motivo e nessun avvertimento, gli ha sferrato un pugno in pieno volto. L’agente è stato accompagnato poi all'ospedale per le cure del caso". Secondo il sindacato l'episodio è frutto della tensione interna legata al dilagare del contagio Covid. Rispetto ai giorni scorsi i numeri sono cresciuti ancora. I detenuti positivi sono ben 114 e gli agenti 20. 
"La situazione nelle sezioni è sempre più tesa. - spiegano Riccio e Tornese - Il personale si sforza di  contenere le intemperanze  dei reclusi,  che isolati nelle stesse sezioni, sono insofferenti ad un regime detentivo  di isolamento sanitario per evitare ulteriori contagi. La tensione è palpabile e non passa giornata in cui non si verificano disordini dovuti a tale regime e non solo. Gli spazi detentivi non consentono una netta divisione tra soggetti positivi e negativi, considerato anche le tipologie dei vari detenuti, i divieti di incontro tra gli stessi,  la differenziazione tra soggetti in attesa di giudizio e definitivi, nonché la dovuta separazione di detenuti di media sicurezza ed alta sicurezza. La Casa Circondariale di Prato è divenuta ormai un ricettacolo di soggetti detenuti problematici, allontanati per ordine e sicurezza dagli altri Istituti, di difficile e problematica gestione".
Il Covid, quindi, esaspera un quadro già molto complesso che parte da un sovraffollamento degli spazi a fronte di una grave carenza di personale: "Oltre 100  detenuti su 530 assumono farmaci psicotropi - proseguono i due sindacalisti - e questo, anche se non totalmente, può far comprendere quale sia la reale condizione di Prato. Tra l'altro i sanitari sono sempre meno e non riescono a soddisfare le richieste pressanti dei detenuti per ottenere queste sostanze con il risultato che spesso il malcontento sfocia in proteste violente che siamo costretti a contenere. Non si riesce a comprendere come un istituto di 1° livello, quale è Prato, dove vi sono, tra l’altro, detenuti ristretti di alta sicurezza e collaboratori di giustizia, possa continuare a accettare una così grave carenza di personale. Il  rapporto detenuti/agenti ci risulta essere il più basso dell’intera Regione Toscana. In più la Direzione di Prato ha provveduto inspiegabilmente ad assegnare 3 agenti-assistenti al nucleo Traduzioni e piantonamenti interprovinciale. Un scelta irrazionale e immotivata perchè con l’adozione delle udienze in   videoconferenza, il carico di lavoro del nucleo è diminuito rispetto al passato".
Secondo i sindacati la Dogaia è una vera e propria polveriera pronta a esplodere: "Il senso di impunità è diffuso poiché le sanzioni disciplinari prese nei confronti dei detenuti ad oggi sono per lo più sospese per Covid e per la carenza di spazi in una sezione Isolamento che può contenere solo 8 detenuti. A ciò si aggiunge che i gravi fatti accaduti alla Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere hanno intimorito  il personale che pur legittimato ad un intervento per il contenimento di atti violenti, preferisce subire e sceglie una via di non intervento per non finire indagato". Sull’ennesimo disordine alla Dogaia interviene anche la Uil. “Ancora una volta il personale di polizia penitenziaria è costretto a subire inerme - le parole di Ivan Bindo, segretario provinciale Uil penitenziaria Prato - le aggressioni sono ormai all’ordine del giorno. Il personale in servizio presso il carcere di Prato attualmente è allo stremo delle forze visto anche l’espandersi del Covid all’interno della struttura. In questi giorni si contano circa cento detenuti infetti e una ventina di agenti positivi al virus e questo significa lavorare su turni più lunghi e in condizioni difficili”. La Uil sottolinea la carenza di personale: “Un problema che va di pari passo con la lontananza delle istituzioni e i problemi restano senza soluzione “.
 
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  14.01.2022 h 18:53

 
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