19.04.2015 h 14:21 commenti

Adolescenza e rifiuto del proprio corpo: cosa fare per abbattere il muro tra genitori e figli

Gli atteggiamenti adottati non sono provocazioni rivolte ai familiari ma espressione di un dramma interiore, occorre avere la forza di mettere da parte timori, paure, preoccupazioni, necessità di repentine risoluzioni
Adolescenza e rifiuto del proprio corpo: cosa fare per abbattere il muro tra genitori e figli
"Un mattino, al risveglio da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò trasformato in un enorme insetto."

Il corpo ci introduce nel tempo, nello spazio, nella relazione con gli altri, nel mondo.  Il corpo parla, racconta la storia di ognuno, quella scritta nel tono di voce,  nelle rughe,  nell'intensità dello sguardo, nell'apertura di un sorriso. 
La narrativa somatica precede e supera quella verbale: è squarcio di un'autenticità che non può mentire. Espressione comunicativa dell'io, il corpo  rivela all'altro chi siamo, cosa proviamo al di là di ogni finzione, di ogni costruzione Oppure si pone come fortezza inespugnabile,  barriera inaccessibile,  ostacolo che impedisce  di essere  raggiunti nella parte più intima,
nell'interiorità.  
Il corpo  rivela e vela, manifesta e nasconde. Segna in silenzio le tappe dell'esistenza diventando rumoroso, ingombrante, prepotentemente presente in adolescenza.  Irrompe allora la paura di essere brutti,  veicolo di timori ben più profondi, quello di non essere accettati, di essere rifiutati e esclusi dal gruppo dei pari.
Pervasi da vissuti di inadeguatezza, in un contesto  esterno e interno mutevole e in evoluzione,  "i nostri ragazzi" cercano sicurezza controllando ciò che  appare controllabile: il fisico. E ha inizio la polarizzazione corporea, un iperinvestimento che assorbe talvolta tutte le energie, tutti i pensieri,  coartando progressivamente il resto della vita. Il look diventa il must, la bilancia lo strumento irrinunciabile e la sfida con il cibo il tema dominante.
Non è ricerca effimera di bellezza, superficiale tensione verso il raggiungimento di  canoni  estetici bensì disperato  tentativo di raggiungere se stessi, di percepirsi, di costruire una sicurezza dalla quale potersi lanciare nella quotidianeità, nell'incontro con l'altro.  Il raggiungimento degli agognati obiettivi ponderali non rassicura, non appaga, non basta mai, in una lotta sfibrante che conduce all'alienazione. Per trovarsi ci si perde: si diventa estranei a  se stessi,  agli altri, alla vita.  Niente ha più valore, solo le kcalorie contate e ingerite, tutto svanisce dall'orizzonte esistenziale ad eccezione dei kg presi o persi,   e si rimane intrappolati in un inferno di  circoli viziosi senza via di uscita. E intanto "lo specchio delle brame"  continua a rimandate la solita deludente immagine, il corpo continua a non piacere: goffo, sproporzionato, disarmonico, impacciato, sempre troppo corpo...Come potrebbe essere diversamente? 
I vari tentativi di controllo sul cibo e sul fisico non possono supplire potenzialità di crescita, di maturazione che risiedono altrove nè può  essere soddisfatta la speranza di potersi piacere se l'animo è dominato da tristezza e irritabilità.  Ciechi in un vicolo cieco si persiste tenacemente, contro tutti e a dispetto di tutto. A nulla valgono i consigli che vengono dati: "devi mangiare", a nulla le osservazioni rivolte" non vedi come ti sei ridotta?!". Non si ascolta, non si vede,  acceccati dal miraggio della sicurezza e del controllo si rincorre l'illusione di poter arrivare o perlomeno sfiorare il traguardo desiderato. Ma questo rimane sconosciuto e distante. E si precipita nell'abisso. Come poterli aiutare?Come poter intervenire? 
Occorre raggiungerli, trovare il punto di accesso per orientarli ad un aiuto specialistico (quando necessario). 
Evitate osservazioni sui temi scottanti (cibo, peso, aspetto), porterebbero soltanto ad un ulteriore irrigidimento. Evitate consigli e suggerimenti non richiesti, condurrebbero ad ulteriore distanza.  Non fate trovare tavole imbandite dove magari padroneggia il loro alimento preferito: contribuirà a farvi percepire manipolatori e nemici ( anche se tutto è messo in atto con le migliori intenzioni) Tenendo presente  che gli atteggiamenti adottati non sono provocazioni rivolte ai familiari ma espressione di un dramma interiore,  occorre avere la forza di mettere da parte timori, paure, preoccupazioni, necessità di repentine risoluzioni.
Occorre trovare tempo da trascorrere con loro per far avvertire la presenza, che ci siamo, e che siamo dalla loro parte con uno sguardo che abbraccia tutta la loro umanità: con un interesse rivolto a come stanno, a cosa stanno provando piuttosto che a quanto pesano o a come appaiono.Occorre  rimanere in attesa delle loro risposte, rinunciando a proclami, a sermoni su ciò che deve essere fatto.
Con pazienza, comprensione e conforto riusciremo ad abbattere il muro, ad aprire la porta. Proprio questo è ciò che desiderano: essere raggiunti, fermati, essere strappati dalla morte e portati di nuovo alla vita. Con un adulto accanto, capace di sostenere le loro ferite, di osservare ed evidenziare i loro punti luminosi ( le loro risorse, le loro capacità), capace di infondere fiducia e speranza potranno trovare il coraggio di mettersi ancora una volta in gioco per combattere il disturbo e per affrontare l'avventura della vita.
Teresa Zucchi
 
Leggi gli Speciali:  I nostri ragazzi e dintorni

Data della notizia:  19.04.2015 h 14:21

 
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