06.12.2018 h 15:01 commenti

Servizio idrico: Carmignano, Montemurlo e Cantagallo dicono no alla proroga per Publiacqua

I rappresentanti dei tre Comuni hanno abbandonato l'aula in segno di protesta contro il voto sulla proroga della gestione a favore della società pubblico-privata
Servizio idrico: Carmignano, Montemurlo e Cantagallo dicono no alla proroga per Publiacqua
"Il servizio idrico deve tornare al più presto nella mani dei Comuni". Ne sono convinti i sindaci dei Comuni di Carmignano, Montemurlo e Cantagallo che il 4 dicembre, durante l'assemblea della Conferenza territoriale numero tre dell'Autorità Idrica Toscana, hanno abbandonato l'aula per non partecipare al voto sulla proroga della gestione a favore di Publiacqua.
Per le tre amministrazioni, anche a seguito degli esiti del referendum del 2011, “la priorità è che la gestione del servizio idrico integrato torni al più presto nelle mani dei Comuni, così da garantire ai nostri cittadini un servizio idrico accessibile e di qualità per tutti. Noi siamo convinti che debba essere superata la presenza in Publiacqua del socio privato Acea, che attraverso la quota del 40% esercita una fetta importante della governance aziendale. Per questo, secondo noi, era importante lavorare per riportare Publiacqua sotto il totale controllo pubblico già dal 2021, alla scadenza dell’attuale concessione, e non rinviare tale percorso di 3 anni. La strada che ci è stata indicata dal popolo italiano col referendum del 2011 è quella già intrapresa da molte realtà cittadine internazionali (come Parigi, dove in pochi anni di acqua pubblica sono riusciti a abbassare le tariffe e alzare gli investimenti)”. 
Secondo le tre amministrazioni c’erano strade alternative alla proroga in grado di garantire comunque l'equilibrio economico finanziario di questo importante servizio ed il superamento al 2021 dell'attuale gestione. "Non ci rassegniamo - dicono - al fatto che la politica rinunci al suo ruolo di indirizzo e non accettiamo che sia condizionata da logiche aziendali e mortificata dalla logica del profitto. Noi vogliamo indicare una prospettiva politica ed intendiamo esercitare le nostre prerogative con la massima coerenza, nell’interesse dei cittadini e dei territori che amministriamo. Per quanto ci riguarda, era importante tenere fermo l'attuale scenario fino al 2021. Si è scelta purtroppo una strada che non condividiamo: prorogare fino al 2024 l’attuale gestione, altri 3 anni di concessione che riallontaneranno l'obbiettivo dell'acqua pubblica al 100%. Altri anni che arricchiranno i bilanci del comune di Roma, perché il socio privato Acea è per il 51% di proprietà della capitale".
Gli amministratori dei tre Comuni "ribelli" spiegano anche il perchè dell'uscita per protesta: "Discutibile poi il metodo di voto, vista la scelta di mettere in votazione due proposte in alternativa che non erano sicuramente le uniche due proposte possibili sulle tariffe dei prossimi anni. Adesso l’obiettivo è tenere duro sulla ripubblicizzazione (per niente scontata), ricordando sempre che l’acqua non è una merce ma il principale bene comune di tutti”.
 
 

Data della notizia:  06.12.2018 h 15:01

 
  • Share
  •  
 
 
 
comments powered by Disqus
 

Digitare almeno 3 caratteri.