17.09.2019 h 14:38 commenti

A Prato Renzi raccoglie poco o niente. Tutti i big restano nel Pd

Il primo a dire "no" è l'amico Matteo Biffoni. Seguono Faggi e Ciolini. Possibilisti Dominijanni e Tinagli
A Prato Renzi raccoglie poco o niente. Tutti i big restano nel Pd
Prato è stata una delle terre più renziane della Toscana eppure accoglie freddamente l'uscita dal Pd del senatore per fondare un nuovo movimento politico. E' vero che al momento è un'iniziativa politica solo "romana" che non ha traduzione immediata a livello locale ma la colonnina di mercurio del termometro politico registra una temperatura piuttosto bassa in termini di accoglienza positiva.
Nessuno degli storici "fedelissimi" di Matteo Renzi è pronto a seguirlo in questa nuova avventura. A cominciare dal sindaco Matteo Biffoni, renziano della prima ora e amico dell'ex premier. "Qualche giorno fa ci siamo visti e gli ho detto che resto dove sono. Proseguo quel percorso che è stato avviato durante la campagna elettorale nel Pd, nei partiti alleati e nei meovimenti civici che sta crescendo. Non ho nessuna intenzione di andare da un'altra parte. Per me la scelta è netta e decisa. E' stata una chiacchierata complessa. Non è semplice immaginare di militare in un movimento politico diverso da quello di Matteo a cui mi lega veramente un rapporto particolare ma politicamente la scelta è questa e non c'è alcuna discussione".
Resta anche il consigliere regionale Nicola Ciolini che ha la posizione più difficile in questa fase perchè la prossima primavera dovrà affrontare la sfida elettorale per la conferma in Regione con cucita addosso l'etichetta di renziano che comporta un bel carico di sospetti di uscite post voto. I suoi avversari, dentro e fuori al Pd, avranno gioco facile nell'insinuare questo dubbio nell'ellettorato: "Sono sempre stato un fervente sostenitore del maggioritario - afferma Ciolini - il sistema dei partitini non mi piace. Non capisco perchè l'abbia fatto, non ne vedo l'utilità ora che aveva riacquistato centralità. Periodo renziano a parte, dentro il partito sono sempre stato in minoranza ma sono restato perchè è da dentro che si migliorano le cose. Non c'è alternativa al Pd". 
Per il presidente del Consiglio comunale Gabriele Alberti "L'unità trovata nella fase di nascita del governo Conte 2, doveva essere salvaguardata. Mi dispiace perchè ho sempre considerato Renzi una risorsa e non un problema. Condanno alla stessa maniera i rientri strumentali all'uscita di Renzi. Devono essere basati su progetti e non su questa o quell'altra persona". 
Altro renziano doc  che volta le spalle al suo leader è Simone Faggi, ora capo di gabinetto del Comune di Prato. "Resto tutta la vita. Non rinnego nulla però in un movimento più a destra del Pd non sarei a casa mia".
Più ci si allontana dalle cariche istituzionali più i dubbi sul restare aumentano. Emblematica la frase usata da Alessandro Brogi, presidente di Gida, renziano da sempre e vicinissimo a Biffoni: "Mi sento un bambino a cui viene chiesto se vuoi più bene al babbo o alla mamma". Non chiarisce però chi dei due è il Pd. Possibilista un altro esponente di spicco del gruppo dei renziani, Andrea Dominijanni, coordinatore di Adesso Prato: "Al momento è un'operazione parlamentare. Siamo fermi, nessuno di noi ha avuto il tempo di elaborare ma ci può essere la probabilità". 
Tra le nuove leve del Pd, cresciuto con Renzi e recentemente avvicinatosi a Giachetti, c'è il giovanissimo consigliere comunale Lorenzo Tinagli che alla domanda se va o resta risponde con sincerità estrema: "Non lo so. Intanto perchè questa domanda al momento riguarda solo i parlamentari e poi perchè ci sono tante cose da valutare sia nel gruppo dove sono cresciuto politicamente che nel contesto in cui si inserisce questa nuova formazione. Oggi è il giorno delle considerazioni generali, non delle decisioni".
Resta nel Pd anche l'unico parlamentare pratese del centrosinistra, l'onorevole Antonello Giacomelli, considerato vicino alle posizioni dell'ex sottosegretario Luca Lotti, anche lui tra quelli che non hanno aderito alla proposta di Renzi.
Per il segretario provinciale del Pd, Gabriele Bosi la scelta di Renzi è stata "un errore perchè non vdo una rottura vera. Non ci sono contrasti tali da giustificare una scissione. Il Pd è nato per rappresentare tutto il centrosinistra e l'anima guidata da Renzi ha tutto il diritto di restare. Non so  fuori che spazio ci possa essere. Più ci si divide più si rafforza la destra. Non ne vedo il valore aggiunto. E' possibile che in futuro qualcuno aderisca ma al momento vedo solo risposte molto nette anche da parte di chi si è iscritto con lui. E' un'uscita accolta con freddezza. Le reazioni di pancia sono poche". 
Allontanandoci dall'area renziana ovviamente fioccano le critiche. Per Ilaria Santi, assessore all'istruzione: "Non condivido mai le scelte di chi va via. Non l'ho fatto neanche per Civati che avevo sostenuto dentro il partito. Penso che solo tenendo insieme le tante anime del partito si possa fare un percorso di crescita. La domanda ora è, chi rientra?".
Durissimo il giovane Marco Biagioni, consigliere comunale più votato, leader dei Giovani democratici: "Le scissioni non vanno mai bene perchè il partito va aiutato da dentro. La sinistra è nata da un appello all'unità e quindi questa cosa non è di sinistra". 
E.B.
 

Data della notizia:  17.09.2019 h 14:38

 
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