L’Intervento/Piazzesi (Consorzio Metropoli): “Fondamentale il ruolo dei mediatori culturali in ambito sanitario”
mercoledì, settembre 1st, 2010
Nei giorni scorsi, gli organi di stampa hanno riportato la notizia riguardante una bambina cinese ricoverata in gravi condizioni presso l’ospedale di Prato a causa di un erroneo dosaggio nella somministrazione di un farmaco. Sembra che tale errore sia stato causato da una traduzione non corretta effettuata da una “presunta” mediatrice culturale che si era recata nel presidio ospedaliero accompagnando la madre della bambina.
E’ fondamentale che tutti siano a conoscenza del fatto che nei presidi ospedalieri e territoriali delle province di Prato, Firenze e Pistoia, esiste da tempo un servizio di mediazione linguistico culturale in ambito sanitario gestito dal Consorzio Metropoli, a seguito di aggiudicazione di gara d’appalto indetta da Estav (Ente per i Servizi Tecnico-amministrativi di Area Vasta).
Il Consorzio Metropoli, attraverso alcune sue cooperative associate, si avvale di personale qualificato e collabora con i referenti delle Asl, con il quali esiste da mesi una proficua collaborazione, tesa a favorire la relazione migrante-operatore, a far comprendere all’utente straniero i contenuti dell’assistenza e le disposizioni che regolano le attività delle differenti aziende sanitarie, a monitorare e verificare la qualità complessiva del servizio.
In particolare presso la Asl 4 di Prato (Ospedale Misericordia e Dolce e Distretti territoriali) sono operativi mediatori linguistico culturali qualificati di lingua cinese, araba e urdu. È inoltre prevista per gli operatori sanitari la possibilità di attivare la presenza di mediatori per le emergenze o visite specialistiche programmate.
In un territorio che ha visto in pochi anni aumentare in maniera esponenziale l’afflusso di migranti e la relativa richiesta di prestazioni sanitarie, il superamento delle barriere linguistiche e la comprensione delle differenze culturali divengono elemento fondamentale per la promozione della salute stessa. La riflessione che siamo portati a fare anche a seguito di quanto accaduto, è che diventa essenziale che l’intero sistema sociale e le istituzioni sanitarie pubbliche in particolare, prendano coscienza dell’importanza delle attività di mediazione linguistico-culturale per una migliore e più efficace integrazione della popolazione straniera.
Paolo Piazzesi
Consorzio Metropoli Scs Onlus













Il Centro Pecci sarà presente all’Expo di Shanghai. E’ un segnale di grande apprezzamento per la nostra città, perché molte sono state le richieste di partecipazione ma pochi hanno avuto la soddisfazione di vederle accolte. La miriade di cittadini cinesi che stanno affollando il padiglione italiano dell’ Expo Universale dal prossimo mese di luglio, attraverso il Centro Pecci, potranno conoscere un po’ di più anche la nostra Prato.
Da Prato deve partire una nuova, decisa e straordinaria, mobilitazione per il lavoro. Ora, subito. E’ necessario un patto forte fra tutti quelli che hanno a cuore il destino della nostra comunità. Il tempo dell’attesa – attesa di aiuti straordinari ma anche di una ripresa che non si vede – sta per scadere e non può trovarci impreparati. Dobbiamo impegnarci a definire un piano speciale per il lavoro, utilizzando – se utile per questo fine – il tavolo di distretto. La falcidia di posti di lavoro, le difficoltà pesantissime di tante famiglie, sono la sfida a cui tutti insieme, Provincia, Comuni, sindacati, associazioni degli industriali e degli artigiani dobbiamo rispondere. Dobbiamo sentire tutti forte la responsabilità di fronte al destino di tante uomini e donne, ma anche rispetto a una comunità che rischia di vedere minato il bene più grande che possiede, quello della solidarietà e della coesione sociale.
Leggo con una certa sorpresa che, di giorno in giorno, aumenta l’ammontare dei crediti inesigibili da parte del Comune. Siamo arrivati a 29 milioni. Ebbene, esistono norme e passaggi formali da rispettare, altrimenti si rischia di provocare un danno erariale al Comune o di compiere un’omissione d’atti d’ufficio. Perché un credito sia ritenuto inesigibile, occorre appunto una dichiarazione di inesigibilità da parte di chi è incaricato della riscossione. A nome del gruppo Pd, a questo punto, chiedo, come hanno fatto i nostri commissari, che la giunta comunale ci mostri il dettaglio dei crediti inesigibili e delle relative dichiarazioni. Le parole, se non vengono dimostrate, servono a poco e, quando sono pronunciate con leggerezza, sono addirittura dannose. Il bello è che l’assessore al bilancio dice anche che la discussione è noiosa. Parliamo dei soldi e del futuro dei pratesi!
Non vogliamo svilire o annoiare la città attraverso un dibattito che si formi, domanda e risposta, meramente attraverso le pagine dei quotidiani e dei media più in generale. Per dibattere di bilancio, così come per delle pratiche più importanti dell’amministrazione, esiste una sede consona della quale abbiamo il massimo rispetto, ovvero il consiglio comunale. Tuttavia, viste le critiche diramate durante una conferenza stampa dal gruppo Pd, dobbiamo porre l’accento su alcuni semplici chiarimenti. Anzitutto la messa in vendita dei terreni ex Salvi Cristiani non è altro che la riproposizione del programma della precedente giunta. Sono pertanto gratuite e insignificanti le accuse a noi rivolte circa una presunta mancanza di finalità o persino additando ad un intento speculativo. In ogni caso, sul piano delle alienazioni, ci sono varie ipotesi e possibilità tutte da sondare, sulle quali ci muoveremo con la massima attenzione perché qualsiasi strumento possa essere minuziosamente valutato ed eventualmente adottato, ivi compreso varianti di natura urbanistica. Questo al fine di accelerare la tesaurizzazione dei beni in oggetto. Circa il fantasioso tema del commissariamento mi sento di affermare in tutta serenità che non esiste alcun tipo di presupposto perché possano essere immaginate le inadempienze addebitateci dall’opposizione di centrosinistra. Si tratta in definitiva di un bilancio di previsione fatto al meglio, nella consapevolezza dei limiti imposti, con serietà e senza i voli pindarici dati dai sogni, nella migliore delle ipotesi, o peggio dagli artifizi, dai quali abbiamo coscienziosamente preso le distanze.
“Prato, finalmente in Provincia di Prato” così recitava il titolo di una pubblicazione celebrativa dell’istituzione della Provincia pratese avvenuta il 16 aprile 1992 e cioè 18 anni fa. Miglior slogan, a nostro avviso, non poteva essere coniato. Un sogno lungo 70 anni si realizzava, sì proprio 70 anni perchè la legittima aspirazione all’ autonomia, con la richiesta della istituzione del circondario pratese, risaliva al 1919. Oggi, da quel lontano 1919, sono passati, 91 anni ed il “sogno” si è concretizzato. Per Prato non ci piace la parola “sogno” - termine talvolta usato in riferimento alla realizzazione di un fatto sperato ma non meritato - in quanto l’ottenimento dello status di Provincia non rappresentava (e non rappresenta) altro che una giusta e legittima aspirazione per governare il proprio territorio come altre 100 città, la stragrande maggioranza molto più piccole di Prato, facevano (e fanno) essendo Provincia. Prato è oggi la 18ª
Non ritengo opportuno liquidare, magari banalizzandola, la proposta di una nuova banca locale, anzi ritengo debba essere approfondita e compresa, non fosse altro che l’Udc nelle passate amministrative, aveva posto l’istituzione della banca locale fra le misure economico da realizzare a medio termine, definendola “Istituto di Risparmio e di Credito al Cittadino e alle Imprese locali”, il cui nome rende già bene le idea dei motivi principe che l’hanno ispirata: una banca locale seria e responsabile che esprima un saper fare banca determinato dall’accumulo di un patrimonio di conoscenze e competenze territoriali che non vengono così disperse.
Una banca per il territorio. Un tema che da giorni è molto dibattuto a Prato. Ma quale banca potrebbe essere più utile per lo sviluppo del distretto industriale pratese?
La proposta del presidente della Provincia Gestri di costituire una banca locale arriva buon ultima rispetto ai vari tentativi che si sono svolti negli ultimi quindici anni. In città si ricordano ancora i comitati promotori che alla metà degli anni novanta e all’inizio del nuovo secolo si prodigarono per la realizzazione di una banca tutta pratese che meglio delle altre potesse interpretare i bisogni del distretto industriale. Quelle iniziative non andarono a buon fine, nonostante gli impegni profusi, sia per le oggettive difficoltà burocratiche ed operative nel raccogliere gli elementi necessari all’apertura e all’ottenimento delle necessarie autorizzazioni sia perché in città non era sentito il bisogno di avere una “banchina” non al livello delle sfide commerciali e industriali.

























