Archive for the ‘Interventi’ Category


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L’Intervento/Piazzesi (Consorzio Metropoli): “Fondamentale il ruolo dei mediatori culturali in ambito sanitario”

mercoledì, settembre 1st, 2010

mediatore-culturaleNei giorni scorsi, gli organi di stampa hanno riportato la notizia riguardante una bambina cinese ricoverata in gravi condizioni presso l’ospedale di Prato a causa di un erroneo dosaggio nella somministrazione di un farmaco. Sembra che tale errore sia stato causato da una traduzione non corretta effettuata da una  “presunta” mediatrice culturale che si era recata nel presidio ospedaliero accompagnando la madre della bambina.
E’ fondamentale che tutti siano a conoscenza del fatto che nei presidi ospedalieri e territoriali delle province di Prato, Firenze e Pistoia, esiste da tempo un servizio di mediazione linguistico culturale in ambito sanitario gestito dal Consorzio  Metropoli, a seguito di aggiudicazione di gara d’appalto  indetta da Estav (Ente per i Servizi Tecnico-amministrativi di Area Vasta).
Il Consorzio Metropoli, attraverso alcune sue cooperative associate, si avvale di personale qualificato e collabora con i referenti delle Asl, con il quali esiste da mesi una proficua collaborazione, tesa a favorire la relazione migrante-operatore, a far comprendere all’utente straniero i contenuti  dell’assistenza  e le disposizioni che regolano le attività delle differenti aziende sanitarie, a monitorare e verificare la qualità complessiva del servizio.
In particolare presso la Asl 4 di Prato (Ospedale Misericordia e Dolce e Distretti territoriali) sono operativi mediatori linguistico culturali qualificati di lingua cinese, araba e urdu. È inoltre prevista per gli operatori sanitari la possibilità di attivare la presenza di mediatori per le emergenze o visite specialistiche programmate.
In un territorio che ha visto in pochi anni aumentare in maniera esponenziale l’afflusso di migranti e la relativa richiesta di prestazioni sanitarie, il superamento delle barriere linguistiche e la comprensione delle differenze culturali divengono elemento fondamentale per la promozione della salute stessa. La riflessione che siamo portati a fare anche a seguito di quanto accaduto, è che diventa  essenziale che l’intero sistema sociale e le istituzioni sanitarie pubbliche in particolare, prendano coscienza dell’importanza delle attività di mediazione linguistico-culturale per una migliore e più efficace integrazione della popolazione straniera.

Paolo Piazzesi
Consorzio Metropoli Scs Onlus

L’INTERVENTO/Fabio Barni: “Strumentali le posizioni del Pdl sull’Emporio Caritas”

giovedì, agosto 5th, 2010

logo emporio caritasLascio volentieri ai politici, professionisti, improvvisati o imbeccati che siano, le polemiche strumentali sull’Emporio Caritas. Vorrei soffermarmi soltanto su poche parole, quelle di Cristina Attucci, che leggo da più parti nei resoconti del consiglio provinciale. La consigliera del Pdl, in particolare, si sofferma sull’esistenza (quali e di quale estrazione?) di altre associazioni che non sarebbero state coinvolte nel processo d’assegnazione alla Caritas diocesana di alcuni locali. Nel dirlo, la consigliera, forse per ignoranza, forse perché presa dalla passione politica (di parte), sbaglia. La Caritas, possa essere quella italiana o una delle oltre 200 Caritas diocesane, non è un’associazione ma è la Chiesa cattolica. Istituita da Paolo VI all’inizio degli anni Settanta, possiamo definirla una sorta di braccio, in campo sociale, della Conferenza Episcopale Italiana. Dai vescovi e da ogni vescovo diocesano, la Caritas o le varie Caritas dipendono. E non come una pura e semplice un’associazione d’ispirazione cattolica, almeno per quel che riguarda la Chiesa, ma come una sua parte o “emanazione” nella società.
Scrivo questo per precisare. Se qualcuno vorrà essere più preciso di me e correggermi, ben volentieri e tante scuse.
Tuttavia, mi pongo, stando così le cose, una domanda. Che cosa hanno i consiglieri del Pdl contro la chiesa cattolica? Il voto dell’altro ieri in consiglio provinciale appare tanto strumentale quanto le battaglie sui crocifissi. In un caso come nell’altro, mi pare che c’entrino poco la Scrittura, la presenza tangibile della Chiesa, la Dottrina sociale e le stesse radici cristiane dell’Europa che a tanti riempiono solo la bocca come caramelle allorché c’è da dar fiato, ripulito da altri odori, a un po’ di facile retorica. Forse la realtà è un’altra. Piacciono tanto le raffigurazioni di Gesù in croce perché danno poco fastidio. Cristo sia pur presente in questo mondo e lo sia a nostro uso e consumo, sembra spesso di leggere, a patto che non rompa le scatole.

Fabio Barni

La replica/L’assessore Pieri: “L’accessibilità alle fermate degli autobus sarà discussa nei prossimi giorni”

venerdì, luglio 2nd, 2010

L’assessore Rita Pieri risponde alla lettera aperta di Sergio Lascialfari (vedi articolo), persona con la quale vi è da tempo un prezioso scambio di comunicazioni.

L'assessore Rita Pieri

L'assessore Rita Pieri

Come assessore alle Pari Opportunità ho preso subito a cuore la questione dell’accessibilità dei servizi per tutti; in tale ottica ho voluto la costituzione del tavolo operativo trattante i temi delle disabilità, il quale, subito dopo la sua costituzione, ha trattato fin da subito il problema dell’accessibilità delle fermate del trasporto pubblico. Stiamo lavorando con il Servizio Infrastrutture e Mobilità, con il gruppo di lavoro del Piano di abbattimento delle barriere architettoniche e con la Cap perché in breve tempo vi siano risultati concreti.
A tal proposito, nella prossima riunione del tavolo operativo, prevista per i primi di luglio, tratteremo nuovamente l’accessibilità delle fermate, non avendo finora avuto riscontri significativi da parte dell’azienda di trasporto pubblico, portando, come in passato, l’esperienza del signor Lascialfari e di altri cittadini per una condivisione comune. Sono fiduciosa di poter dare presto buone notizie.
Sono a conoscenza delle difficoltà che trova una persona con disabilità motorie al giorno d’oggi. La aspetto, mi contatti pure ai miei numeri telefonici, per fare assieme a lei la passeggiata che mi ha proposto. Solo toccando con mano posso capire, non solo per me, ma anche per la cittadinanza.

Rita Pieri
assessore alle Pari opportunità

L’INTERVENTO/Magnolfi (Pdl): “Con il no all’operazione Banci non si sono persi 19 milioni, se ne sono risparmiati 200″

venerdì, giugno 18th, 2010

Alberto Magnolfi

Alberto Magnolfi

L’operazione Banci, tanto voluta dalla Giunta Romagnoli e fortemente sostenuta dalla sinistra pratese, altro non era che un progetto destinato alla bancarotta, almeno dal punto di vista dell’interesse pubblico. Una operazione immobiliare veicolata attraverso il miraggio di un centro espositivo privo di prospettive e di futuro, visto che i pochi  eventi espositivi che ancora interessano la Toscana sono e restano saldamente radicati alla Fortezza da Basso e non risulta che la Regione abbia mai dato indicazioni diverse. Anche in questi giorni l’assessore regionale ha ribadito l’intenzione di investire per potenziare il polo espositivo fiorentino e allora non si capisce quale spazio  potrebbe rimanere per una nuova struttura che nascesse a Prato.
L’operazione Banci avrebbe comportato una spesa di circa 200 milioni a carico delle casse comunali. Più che parlare di 19 milioni di euro  dei fondi PIUSS persi per Prato, si dovrebbe pertanto dire che la giunta Cenni ha evitato di spendere male una somma ingentissima, che tra l’altro non era nelle disponibilità del Comune.
Si tratta di un pericolo scampato, sia dal punto di vista urbanistico che finanziario. Ora occorre guardare in avanti. Per la Giunta regionale è il momento di dare seguito alle promesse e cominciare a parlare di fatti concreti per Prato.
Non mi pare che vada in questa direzione la proposta di Rossi di aprire una sede della Presidenza della Giunta regionale a Prato. Siamo ancora nel campo delle operazioni di pura immagine, a meno che Rossi -e sarebbe peggio- non  pensi ad una sorta di “commissariamento di velluto” degli enti locali pratesi.

Alberto Magnolfi
Presidente Gruppo regionale PdL

L’intervento/PratoFutura: “Ok il Pecci a Shangai ma bisogna mettersi d’accordo su cosa si vuole comunicare”

domenica, giugno 13th, 2010

shanghai_expo_2010_embt250608_1Il Centro Pecci sarà presente all’Expo di Shanghai. E’ un segnale di grande apprezzamento per la nostra città, perché molte sono state le richieste di partecipazione ma pochi hanno avuto la soddisfazione di vederle accolte. La miriade di cittadini cinesi che stanno affollando il padiglione italiano dell’ Expo Universale dal prossimo mese di luglio, attraverso il Centro Pecci, potranno conoscere un po’ di più anche la nostra Prato.
Condividiamo appieno l’azione del presidente Valdemaro Beccaglia che in questi giorni ha chiamato tutti gli attori istituzionali per concertare la comunicazione. Bene!. L’Arte contemporanea rappresenta un formidabile veicolo di comunicazione: la nostra cultura, le nostre eccellenze, i prodotti della nostra manifattura possono colpire ignari cittadini di altri luoghi attraverso il veicolo dell’arte. Ma a una condizione: che si sappia bene cosa si intende comunicare. Se un errore è stato fatto nell’affrontare mercati così grandi in passato, è stato proprio quello di procedere in ordine sparso senza una vera coerenza.
Dopo la riunione convocata dal presidente del Pecci resta in effetti un po’ di amaro in bocca. Ci è sembrato che manchi la consapevolezza su cosa comunicare fra gli attori istituzionali e che sia urgente individuare rapidamente un piano di comunicazione condiviso. L’Azienda di Promozione Turistica lamenta poche risorse per svolgere questo ruolo, il Pecci si propone come coordinatore ma non evidenzia cosa dovrebbero segnalare i singoli enti, in un percorso di eccessiva democrazia. Cosa vogliamo comunicare? Dove ci sentiamo eccellenti? Domande le cui risposte, purtroppo, sono varie, articolate, differenziate. Le risposte non collimano e il rischio è di comunicare troppo e male, di disorientare al posto di informare. Ben venga tutto questo progetto, quindi, che parte dalla Cina per approdare ad Instanbul e successivamente a Mosca, purché ci si accordi sul piano di comunicazione. Questa è la nostra idea, che intende tener conto delle distanze culturali fra i paesi ma anche dei temi che le possono colmare.

Fabia Romagnoli, presidente
Sabrina Bignami consigliere
Daniela Toccafondi direttore
Pratofutura

L’INTERVENTO/Gestri: “Serve un patto per definire un piano speciale per il lavoro”

sabato, maggio 1st, 2010

gestri1Da Prato deve partire una nuova, decisa e straordinaria, mobilitazione per il lavoro. Ora, subito. E’ necessario un patto forte fra tutti quelli che hanno a cuore il destino della nostra comunità. Il tempo dell’attesa – attesa di aiuti straordinari ma anche di una ripresa che non si vede – sta per scadere e non può trovarci impreparati. Dobbiamo impegnarci a definire un piano speciale per il lavoro, utilizzando – se utile per questo fine –  il tavolo di distretto.   La falcidia di posti di lavoro, le difficoltà pesantissime di tante famiglie, sono la sfida a cui tutti insieme, Provincia, Comuni, sindacati, associazioni degli industriali e degli artigiani dobbiamo rispondere. Dobbiamo sentire tutti forte la responsabilità di fronte al destino di tante uomini e donne, ma anche rispetto a una comunità che rischia di vedere minato il bene più grande che possiede, quello della solidarietà e della coesione sociale.
So che le polemiche in questo momento non servono. Da settembre il Governo ci promette di inserire Prato nelle aree di crisi, mentre dal ministero del Welfare da mesi arrivano altrettanti impegni  disattesi per il finanziamento della cassa integrazione in deroga con un preoccupante gioco al rimpallo con la Regione Toscana. Intanto dal Parlamento in questi giorni è arrivato il no alla proposta di estensione  degli ammortizzatori sociali e al prolungamento della cassa integrazione ordinaria.   Da  questa situazione di stallo inaccettabile dobbiamo partire, tutti insieme, per alzare la voce. Evitando di dividerci, o di fare una battaglia per partiti o per fazioni. I lavoratori – a ragione – non ce lo perdonerebbero.
La parola d’ordine del distretto è stata, ed è, salvare il lavoro sostenendo le imprese. Oggi dico di più: vanno create nuove imprese. Aziende ad alta capacità di innovazione, che creano posti di lavoro, che si aprono ai giovani, che sfidano la crisi, magari diversificando o proponendo un tessile diverso. Gli imprenditori che hanno fatto la ricchezza di questo distretto e che ancora oggi dispongono di ingenti risorse possono e devono avere questo coraggio. Nessuno può farlo al loro posto. Sappiano che le amministrazioni locali saranno al loro fianco.   E’ un primo maggio che mette in primo piano la legalità. Come dimenticare le centinaia di lavoratori sfruttati dalle imprese cinesi? Per loro, soggetti deboli e vittime di datori di lavoro senza scrupoli, è necessario individuare un concreto percorso di emersione. La politica dei controlli, seppure necessaria, in questo ambito produce risultati insufficienti.
La Provincia vuole essere compagna di cammino di sindacati e lavoratori. Questa crisi così lunga e così difficile corre il rischio di far conoscere anche alla nostra comunità il fenomeno delle cosiddette “guerre tra poveri”,  terra di conquista  per speculazioni politiche irresponsabili. A questo scenario dobbiamo ribellarci. Non posso che chiudere che con un invito – che rivolgo prima di tutto anche a noi della Provincia - alla collaborazione e al dialogo. A tutti i costi dobbiamo continuare a stare insieme, a lavorare insieme, per il bene di tutti. Mettendo al primo posto il lavoro.

Lamberto Gestri
Presidente Provincia di Prato

Conti del Comune 2/Carlesi: “La giunta se non riesce a governare, si faccia da parte”

venerdì, aprile 16th, 2010

carlesiLeggo con una certa sorpresa che, di giorno in giorno,  aumenta l’ammontare dei crediti inesigibili da parte del Comune. Siamo arrivati a 29 milioni. Ebbene, esistono norme e passaggi formali da rispettare, altrimenti si rischia di provocare un danno erariale al Comune o di compiere un’omissione d’atti d’ufficio. Perché un credito sia ritenuto inesigibile, occorre appunto una dichiarazione di inesigibilità da parte di chi è incaricato della riscossione. A nome del gruppo Pd, a questo punto, chiedo, come hanno fatto i nostri commissari, che la giunta comunale ci mostri il dettaglio dei crediti inesigibili e delle relative dichiarazioni. Le parole, se non vengono dimostrate, servono a poco e, quando sono pronunciate con leggerezza, sono addirittura dannose. Il bello è che l’assessore al bilancio dice anche che la discussione è noiosa. Parliamo dei soldi e del futuro dei pratesi!
Per quanto riguarda il piano da 30 milioni del quale si parla, consiglio cautela. Sono 30 milioni in 3 anni e, alla fine del 2010, valuteremo che cosa sarà stato fatto quest’anno. Mi aspetto ben poco, visto che quei soldi dovranno servire alla manutenzione di scuole, impianti sportivi e strade. C’è di più (anzi, di meno). I 30 milioni dei quali si parla deriveranno, apprendo, da una cartolarizzazione, il che significa che chi si accollerà l’onere di questa avrà diritto al suo compenso e che, pur di svendere, il Comune si accontenta. Molto di più avrebbe potuto ottenere con un bando, accogliendo le offerte migliori. Il piano di alienazioni è in definitiva un piano alla meno che mette a rischio l’intera manutenzione della città, visto che i tempi si dilatano in 3 anni e che gli esiti non sono scontati. L’intera questione, come chiunque può intuire, è complessa e l’attuale maggioranza non può trincerarsi dietro numeri “ballerini” - le virgolette sono volute – e dando le colpe alle passate gestioni.
Un caso è quello della “cementificazione”. La perequazione varata dall consiglio precedente prevedeva che si costruisse in zone non densamente urbanizzate per liberare il Macrolotto 0 e altre zone. La giunta intende invece liberare (e nessuno è contrario) un pezzo di mura antiche per andare a costruire in una zona (ai Ciliani) già densamente urbanizzata. Le questioni sono ben diverse e le scelte politiche addirittura antitetiche. Chi dice che la decisione è della maggioranza precedente, dice una bugia.
Mi chiamano in causa, come dicevo, ma nessuno mi risponde sui mancati impegni presi dal sindaco in campagna elettorale, come sull’ex alcali o sul sottopasso di via Montalese. Si trincerano dietro presunte difficoltà tecniche. Sfido chiunque a dire che le difficoltà in questione sono maggiori di quelle incontrate nella realizzazione, vicino al depuratore, del sottopasso di via Paronese! Mi preme concludere nel solo modo possibile, partendo dalla constatazione che il governo di centrodestra ha concesso finanziamenti straordinari a diversi Comuni mentre a Prato non si è visto un centesimo. Se gli amministratori attuali avvertono l’incapacità di governare a causa del patto di stabilità e degli strumenti dei quali dispongono, si facciano da parte. Nessuno li obbliga. Noi, che mai abbiamo mancato di portare proposte all’attenzione della maggioranza, siamo pronti a farlo.

Massimo Carlesi
Capogruppo Pd in Comune

Conti del Comune 1/Ballerini: “Un bilancio di previsione serio e senza gli artifizi usati in passato”

venerdì, aprile 16th, 2010

balleriniNon vogliamo svilire o annoiare la città attraverso un dibattito che si formi, domanda e risposta, meramente attraverso le pagine dei quotidiani e dei media più in generale. Per dibattere di bilancio, così come per delle pratiche più importanti dell’amministrazione, esiste una sede consona della quale abbiamo il massimo rispetto, ovvero il consiglio comunale. Tuttavia, viste le critiche diramate durante una conferenza stampa dal gruppo Pd, dobbiamo porre l’accento su alcuni semplici chiarimenti. Anzitutto la messa in vendita dei terreni ex Salvi Cristiani non è altro che la riproposizione del programma della precedente giunta. Sono pertanto gratuite e insignificanti le accuse a noi rivolte circa una presunta mancanza di finalità o persino additando ad un intento speculativo. In ogni caso, sul piano delle alienazioni, ci sono varie ipotesi e possibilità tutte da sondare, sulle quali ci muoveremo con la massima attenzione perché qualsiasi strumento possa essere minuziosamente valutato ed eventualmente adottato, ivi compreso varianti di natura urbanistica. Questo al fine di accelerare la tesaurizzazione dei beni in oggetto. Circa il fantasioso tema del commissariamento mi sento di affermare in tutta serenità che non esiste alcun tipo di presupposto perché possano essere immaginate le inadempienze addebitateci dall’opposizione di centrosinistra. Si tratta in definitiva di un bilancio di previsione fatto al meglio, nella consapevolezza dei limiti imposti, con serietà e senza i voli pindarici dati dai sogni, nella migliore delle ipotesi, o peggio dagli artifizi, dai quali abbiamo coscienziosamente preso le distanze.

Adriano Ballerini
Assessore al Bilancio

La Provincia è maggiorenne, il Comitato Area pratese: “Tutti siano orgogliosi di questo traguardo storico”

venerdì, aprile 16th, 2010

Oggi ricorre il 18° anniversario dalla costituzione della Provincia di Prato. Nell’occasione pubblichiamo questo intervento del Comitato provinciale Area pratese, da sempre in prima linea prima per chiedere l’istituzione della Provincia poi per valorizzarla con iniziative e manifestazioni.

provincia-di-prato“Prato, finalmente in Provincia di Prato” così recitava il titolo di  una pubblicazione celebrativa dell’istituzione della Provincia pratese avvenuta il 16 aprile 1992 e cioè 18 anni fa. Miglior slogan, a nostro avviso, non poteva essere coniato. Un sogno lungo 70 anni si realizzava, sì proprio 70 anni perchè la legittima aspirazione  all’ autonomia, con la richiesta della istituzione del circondario pratese, risaliva al 1919. Oggi, da quel lontano 1919, sono passati,  91 anni ed il “sogno” si è concretizzato. Per Prato non ci piace  la parola “sogno” - termine talvolta usato in riferimento alla realizzazione di un fatto sperato ma non meritato - in quanto l’ottenimento dello status di Provincia non rappresentava (e non rappresenta)  altro che  una giusta e legittima aspirazione per governare il proprio  territorio come altre 100 città, la stragrande maggioranza molto più piccole di Prato, facevano (e fanno) essendo Provincia. Prato è oggi la 18ª
città d’Italia e ci sembrerebbe  assurdo che non potesse godere di tutti i vantaggi che derivano dalla autonomia amministrativa. Servizi, visibilità, autonomia, gestione di risorse in proprio, maggiore considerazione a livello nazionale e molto altro; tutto ciò non si poteva ottenere senza la Provincia. Consideriamo tutto questo e non diamo importanza alcuna  all’immancabile “campanile” che qualcuno definisce  “becero” quando si riferisce agli altri  ma sempre   pronto ad osannarlo ed a farlo passare  per  “un sano attaccamento alla propria terra  e tradizioni” quando  fa comodo alla propria causa. Gli esempi non mancano! Spesso sembra che  soltanto quello dei “Pratesi per Prato” sia  criticabile! Riflettiamoci.
Questo Comitato ricorda sempre volentieri l’anniversario di questo traguardo storico che ha cambiato le prospettive della città e del territorio ed ha rappresentato il fatto più importante del secolo scorso, ed invita tutti a fare altrettanto  e ad asserne orgogliosi soprattutto oggi, 16 aprile 2010, giorno in cui la nostra autonomia provinciale compirà il 18° anno diventando così maggiorenne.
Ci piace concludere con una frase ripresa da un articolo di Umberto Cecchi, il noto giotnalista e scrittore, che nel commento all’istituzione della Provincia di Prato così scriveva: “Dopo decenni di colpevoli ritardi, provincia è fatta”

Comitato Provinciale Area Pratese

L’INTERVENTO/Querci (Udc): “La necessità di una banca locale che utilizzi sul territorio l’insieme dei risparmi raccolti”

giovedì, aprile 15th, 2010

unicredit banca filiale area tosiNon ritengo opportuno liquidare, magari banalizzandola, la proposta di una nuova banca locale, anzi ritengo debba essere approfondita e compresa, non fosse altro che l’Udc nelle passate amministrative, aveva posto l’istituzione della banca locale fra le misure economico da realizzare a medio termine, definendola “Istituto di Risparmio e di Credito al Cittadino e alle Imprese locali”, il cui nome rende già bene le idea dei motivi principe che l’hanno ispirata: una banca locale seria e responsabile che esprima un saper fare banca determinato dall’accumulo di un patrimonio di conoscenze e competenze territoriali che non vengono così disperse.
E’ evidente che le banche strutturate e consolidate - non locali per capirci – sono sempre più orientate ad indirizzare il risparmio locale verso i centri finanziari, attratte dalla maggiore stabilità delle economie più sviluppate, dai minori rischi sistemici e dalle migliori opportunità di diversificazione; le banche esterne per le loro politiche, debbono utilizzare altrove (parte) dei risparmi raccolti nelle regioni periferiche. Sul territorio i flussi di finanziamento diverrebbero, pertanto, più scarsi e soprattutto molto più volatili con ripercussioni negative sul credito erogato alle piccole imprese operanti nelle regioni periferiche che tenderebbe a restringersi a causa della minore disponibilità di informazioni per le banche esterne all’area e della più scarsa propensione delle grandi banche a operare con la clientela minore.
La piccola banca locale, dovrebbe essere dotata di una completa efficienza gestionale (come le sorelle maggiori), ma senza che questo vada a scapito della loro radicata efficienza territoriale, in quanto sarebbe l’istituzione maggiormente in grado di valutare le capacità e le prospettive di crescita delle piccole imprese locali, da cui per buona parte dipendono le possibilità di sviluppo delle economie locali.
Si parla tanto di federalismo in epoca di globalizzazione; non deve dunque scandalizzare che si invochi una banca che ponga “istituzionalmentte” l’attenzione ai territori, territori che si presentano come sistemi locali differenziati nelle configurazioni economiche e sociali e dove le banche concorrono con una pluralità di attori a determinarne lo sviluppo. Da questo punto di vista le banche assumono un ruolo istituzionale di agente locale di sviluppo: non l’unico agente, ma certo uno dei più rilevanti.
Ovvio, si parla adesso per lo più di congetture. Tutto deve essere verificato sul campo e soprattutto sarà necessaria una forte coesione sociale e politica che vada oltre le contrapposizioni aprioristiche di bandiera. E’ stata nel frattempo presentata una question time in Provincia per iniziare a capire su cosa poggiano le dichiarazione del presidente Gestri.

Francesco Querci
Capogruppo Udc Provincia

L’INTERVENTO/Pietro Bottani: “Al distretto serve una banca d’affari in grado di supportare i cambiamenti e l’innovazione”

mercoledì, aprile 14th, 2010

_soldi_1Una banca per il territorio. Un tema che da giorni è molto dibattuto a Prato. Ma quale banca potrebbe essere più utile per lo sviluppo del distretto industriale pratese?
Una banca commerciale, che sia soggetta alla normativa e all’ordinamento di Banca d’Italia, e con i costi di struttura caratteristici per tale tipologia di azienda creditizia, non sembra poter portare benefici maggiori di quanto avviene attualmente con la presenza delle diverse banche commerciali già presenti nell’area pratese.
Una banca d’affari con una struttura snella e con una ampia dotazione di capitale proprio, potrebbe contribuire, invece, in maniera assai più significativa a supportare lo sviluppo e la trasformazione del distretto industriale.
Infatti come già avvenuto nel mondo anglosassone la presenza di banche d’affari ha consentito lo sviluppo di nuove iniziative sostenute con l’immissione di capitale di rischio, cioè tramite la partecipazione diretta al capitale dell’impresa, e con la presenza di personale qualificato in grado di coadiuvare l’impresa nelle fasi di sviluppo, validazione e implementazione del progetto o anche nella ristrutturazione sia essa di natura economica o finanziaria.
Le banche commerciali sono meglio strutturate per erogare linee di credito ordinarie, necessarie per il corretto funzionamento dell’azienda, per finanziare appunto l’attività caratteristica. Quando l’impresa si trovi nella condizione di finanziare nuovi progetti, che prevedano la trasformazione dell’impresa o la realizzazione di piani di sviluppo economico-commerciali, lo strumento finanziario di sostegno non può essere rappresentato da linee di credito ordinarie ma da immissione di capitale di rischio o di capitale di finanziamento con specifiche caratteristiche. Inoltre è necessario riuscire a governare i cambiamenti, tramite la compartecipazione e la condivisione delle iniziative poste in essere.
Molti sono i campi di possibile sviluppo: dal tessile di qualità, all’elettronica, alle energie alternative, alla ricerca biomolecolare. L’importante è sostenere lo sviluppo ed il cambiamento, comprenderlo e condividerlo,  avere strutture finanziarie che siano in grado di assicurare tutto questo, con mezzi propri adeguati e con esperienze professionali specifiche.

Pietro Bottani
Docente incaricato di Finanza Aziendale
Facoltà di Ingegneria-Università degli Studi di Firenze

L’INTERVENTO/Luchetti e Bini (Pdl): “Nuova banca pratese? Meglio utilizzare il patrimonio della Fondazione CariPrato”

martedì, aprile 13th, 2010

finanziamenti_soldi-creditoLa proposta del presidente della Provincia Gestri di costituire una banca locale arriva buon ultima rispetto ai vari tentativi che si sono svolti negli ultimi quindici anni. In città si ricordano ancora i comitati promotori che alla metà degli anni novanta e all’inizio del nuovo secolo si prodigarono per la realizzazione di una banca tutta pratese che meglio delle altre potesse interpretare i bisogni del distretto industriale. Quelle iniziative non andarono a buon fine, nonostante gli impegni profusi, sia per le oggettive difficoltà burocratiche ed operative nel raccogliere gli elementi necessari all’apertura e all’ottenimento delle necessarie autorizzazioni sia perché in città non era sentito il bisogno di avere una “banchina” non al livello delle sfide commerciali e industriali.
Non crediamo che vi siano oggi le condizioni perché la proposta di Gestri possa ottenere risultati diversi da quelli ottenuti da chi la lanciò prima di lui. Ed i vari riscontri pubblici starebbero a confermare questa sensazione. Del resto, la proposta di istituire ex novo una banca con un ridotto patrimonio non può essere molto allettante, poiché il ruolo che essa potrebbe tendenzialmente ricoprire non potrebbe che essere del tutto marginale.
Ma ci preme ricordare che i pratesi dispongono di un ingente patrimonio nel settore bancario che è rappresentato dalla Fondazione Cassa di Risparmio. Alcune centinaia di milioni di euro, oggi scarsamente utilizzati, che potrebbero essere, a seguito di operazioni straordinarie in accordo con la Banca Popolare di Vicenza, posti a servizio del futuro industriale della città. Sarebbe questa una prospettiva di grande impatto che consentirebbe alla città di riassumere un ruolo rilevante nel settore bancario e quindi di poter ritornare a essere determinante nel segnare la rotta di una ripresa dell’economia della città.

Giovanni Luchetti
Riccardo Bini
Consiglieri Provinciali Pdl

Gli auguri del vescovo ai pratesi: “Non abbiate paura a confrontarvi con il Vangelo”

sabato, aprile 3rd, 2010

Come da tradizione, il Vescovo di Prato monsignor Gastone Simoni affida ai quotidiani locali il suo messaggio di auguri ai pratesi in occasione della Pasqua. Ecco il testo integrale:

Il vescovo Gastone Simoni

Il vescovo Gastone Simoni

Sperando che quanto mi preme di più venga percepito da tutti o almeno dal maggior numero di persone, ogni tanto mi ripeto. Anche questa volta. Il biglietto scritto dopo aver ricordato la sera del primo gennaio scorso il cinquantesimo anniversario della mia ordinazione sacerdotale termina con queste parole: “Esprimo il desiderio più profondo che porto da sempre nel cuore e nella Santa Messa: il desiderio che tutti coloro che mi sono più cari e quanti ho incontrato e incontrerò vivano da cristiani: da cristiani che cercano di essere cristiani davvero, presenti e in vario modo impegnati nella comunità ecclesiale, nella famiglia, nel lavoro e nella società. E quanti non possono dirsi veramente o pienamente credenti, che siano però fedeli alla voce della retta coscienza e della bontà, pronti a seguire, allorché apparirà più chiara sul loro cielo, la stella dei Magi”. Alla stella dei Magi si può aggiungere, in questi giorni, la luce della domenica di Pasqua.
Questo primario, più profondo e radicale desiderio – che è la sostanza più vera degli auguri pasquali – non mette in forse la sincerità e la serietà di altri desideri sentiti con tutto me stesso e tali – lo capisco – da esser considerati più comprensibili e condivisibili. No, non li mette in forse. Proprio in linea con Lui, il Messia e Salvatore Gesù, auguro ogni bene e mi faccio partecipe di ogni autentica speranza cercando al tempo stesso di parlare e operare perché l’augurio si realizzi effettivamente.
Quali beni, quali speranze? Eccoli, senza pretesa di completezza. L’assoluto rispetto e l’accoglienza della vita. Anzi, il rispetto stesso per il feto abortito e il corpo umano ormai esanime. La cura delle malattie per tutti e il maggior sollievo possibile ad ogni forma di dolore. Nessuna persona umana esclusa, emarginata, lasciata sola. La famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e una donna. La pace delle famiglie e la loro apertura al prossimo. Il lavoro e la casa per tutti. La ricchezza e la finanza a servizio del lavoro. La libertà religiosa e politica. La liberazione dagli strapoteri ingiusti in ogni campo della società e della comunicazione. Il senso del bene comune locale e generale più forte di ogni pur legittimo interesse. Una politica più sapiente, di più larghe vedute umane, e più mite. La promozione dell’educazione, della scuola, della cultura. La cultura dell’onestà, della prossimità e dell’integrazione fra etnie diverse. La salvaguardia del creato. La giustizia ben amministrata a tutela della legalità e della solidarietà.     Una più vera ed effettiva cooperazione e una più sincera – molto più sincera – politica di pace fra i popoli, a cominciare dai due popoli della Terra Santa. E si potrebbe continuare ancora.
Ma son convintissimo che il successo più autentico di questi beni desiderati e sperati è tanto più sicuro e duraturo, e tanto più perseguibile nonostante ogni crisi, quanto più non solo la coscienza morale ma Dio – il Dio veramente e sinceramente adorato e seguito – tornerà nel cuore dell’umanità. Credo con tutto me stesso che è Gesù Cristo la Via Maestra di Dio.
Auguro ai cristiani di saperlo testimoniare nella concretezza dell’esistenza. Auguro a tutti  loro che non sia troppo anemica, mediocre e smorta la fede che pure non rinnegano. Auguro ad ogni persona di non aver paura a confrontarsi autenticamente col Vangelo.

+ Gastone Simoni
Vescovo di Prato

LA REPLICA/Il portavoce del sindaco: “Il diritto di critica è sacro quanto quello di satira. La pagina Fb del sindaco disposta ad ospitare le vostre Notizie di Parto”

venerdì, aprile 2nd, 2010

In relazione alla nota della Banda Gastrica dove venivano spiegati i motivi dell’interruzione della rubrica Notizie di Parto, riceviamo la seguente lettera aperta da Maurizio Ciampolini, portavoce del sindaco. La pubblichiamo integralmente:

Maurizio Ciampolini

Maurizio Ciampolini

Cara Banda,

Spero si tratti di una “Notizia di Parto” e di uno scherzo quello che leggo su “Notizie di Prato”. Qualora così non fosse, e me dispiacerebbe molto, si renderebbe allora necessaria una precisazione in merito al messaggio che avete da poco postato sulla vostra bacheca di Facebook, che cito: “Perché il portavoce del sindaco non ha ancora smentito quanto da noi riportato fra virgolette?”.
Il 13 dicembre 2009, assolutamente non riferito ad una “Notizia di Parto” - rubrica che fa ridere non solo me ma so anche il sindaco e certamente molti pratesi - bensì ad un vostro messaggio nella bacheca del vostro account Facebook, che ne seguiva diversi piuttosto pepati, dove accostavate la figura del sindaco Roberto Cenni a Benito Mussolini che mieteva il grano a torso nudo, io vi scrissi: “In riferimento al sindaco mietore, immagine solo frutto della vostra fervida fantasia, mi sento di scrivervi una breve riflessione. Trovo quantomeno singolare che il vostro gruppo, che dovrebbe ambire ad avere una città più viva e sana (quella che Cenni sta cercando di ricostruire dopo lunghi anni di profondo malgoverno), si ostini in queste forme di sarcasmo, perché l’umorismo è un’altra roba. Evidentemente lo farete perché il vostro target di riferimento si aspetta questo da voi. A ognuno il proprio mercato. Contenti voi, contenti tutti”.
Il diritto di satira, cara Banda, è sacrosanto. Ma lo è anche il diritto di critica. Confondere la critica ad un messaggio ritenuto offensivo con una richiesta di chiusura di una rubrica alla quale quel messaggio non era affatto riferito, lo ribadisco, non è corretto e spero pertanto si tratti solo di una vostra distrazione o, ripeto, meglio ancora uno dei vostri scherzi.
Mi dispiace davvero invece che qualcuno vi abbia, come scrivete, minacciato. Non so chi vi abbia scritto la frase “ricordatevi che noi siamo vendicativi”. Mi auguro che anche questo faccia parte di uno scherzo ma a questo punto forse sarebbe bene chiarire di chi si tratta, visto che nel vostro messaggio in bacheca fate solo il mio nome e, a scanso di equivoci, non mi riguarda. Non solo. Desidero condannare senza se e senza ma questo genere di minacce, che non riguardano assolutamente nessun membro dell’amministrazione, e che ritengo incivili.
In definitiva per fare in modo che la rubrica “Notizie di Parto” possa continuare a divertirci, vi offro l’ospitalità della mia bacheca e soprattutto, avendo avuto il suo pieno consenso, quella del sindaco Roberto Cenni.
Un caro saluto e tanti Auguri di Buona Pasqua,

Maurizio Ciampolini
Portavoce del sindaco

L’INTERVENTO/Ferranti (Pd): “Nessun consociativismo ma solo il rispetto del ruolo dell’opposizione”

venerdì, aprile 2nd, 2010

Bruno Ferranti, segretario del Pd

Bruno Ferranti, segretario del Pd

Sono costretto a rilevare le dichiarazioni fuori misura e fuorvianti della verità di Riccardo Mazzoni, segretario del Pdl ,dovute ad un mal celato nervosismo per la cocente sconfitta elettorale del centrodestra a Prato. Non accettiamo lezioni di democrazia da chi quotidianamente fa un uso “ad personam” delle leggi, della Costituzione e delle più elementari regole di corretto  e civile confronto democratico, oltre alla censura di chi dissente sulle reti radiotelevisive di pubbliche e di proprietà del Premier. Farebbe meglio Mazzoni ad occuparsi più dei problemi del lavoro e della crisi della città anziché atteggiarsi a svolgere un ruolo di “commissario del popolo” che non gli compete invadendo ruoli che sono dei sindaci e degli eletti ai vari livelli di governo locale. Di tale atteggiamento di Mazzoni il primo a preoccuparsi dovrebbe essere il sindaco di Prato.
Abbiamo solo detto , e lo ribadisco oggi, che la vittoria del centrosinistra a Prato rappresenta un fatto di cui anche il sindaco deve tenere conto, riconoscendo all’opposizione il ruolo costituzionale, fino ad oggi negato, di essere partecipe delle discussioni, non delle decisioni, che riguardano tutta la città, compresa quella parte molto numerosa che si riconosce nel centrosinistra. Non fare questo significa dare uno schiaffo ad un a parte della città e disconoscere il ruolo democratico delle opposizioni.
Se Mazzoni ha scambiato le mie parole e quelle di Mattei per consociativismo, ha capito male. Stia tranquillo non andremo in soccorso di una maggioranza di governo incapace di affrontare i nodi della crisi di Prato. La nostra idea della politica è un po’ diversa dalla sua. L’idea della politica che noi abbiamo è prima di tutto di servizio alla città ed ai cittadini.
Prendo atto (ne prenda atto anche Cenni a questo punto) della indisponibilità di Mazzoni e del Pdl a discutere per il bene di Prato con l’opposizione (e con il principale partito della città), su idee anche tra loro diverse e alternative, cosa del resto “normale” in un sistema di libero e democratico confronto.  Infine il volgare e offensivo attacco alla mia persona. Ripeto per l’ennesima volta, sperando sia l’ultima -  che il sindaco di Prato ha nella sua disponibilità, da tempo la presidenza della Gida, presidenza che il sottoscritto è obbligato ripeto obbligato a mantenere in attesa di una sostituzione. Se Mazzoni non si rapporta col sindaco è un problema suo non mio. Invito il segretario del Pdl  molto più presente nel dibattito politico cittadino che in quello parlamentare, ad affrontare lui il problema della opportunità che lui mantenga la doppia carica di parlamentare e segretario di partito.

Bruno Ferranti
segretario provinciale Pd

L’INTERVENTO/Mazzoni (Pdl): “Il Pd non faccia ricatti politici sulla pelle di Prato”

giovedì, aprile 1st, 2010

Riccardo Mazzoni

Riccardo Mazzoni

Invito il Pd pratese a ritrovare al più presto l’uso della ragione e il senso delle istituzioni, perché tutte le ultime uscite dei suoi dirigenti indicano la voglia matta di fare un uso distorto e surrettizio del voto regionale, come se l’esito della consultazione avesse di fatto annullato la sconfitta alle amministrative dello scorso anno. Una concezione folle della democrazia e delle sue regole.
La conferenza stampa di Ferranti e Mattei è stata, a questo proposito, illuminante. Il segretario e il capogruppo in pectore del Pd in consiglio regionale hanno infatti mandato un avvertimento al sindaco Cenni: “Rossi non penalizzerà Prato, ma il rapporto con la Regione passa da quello col Pd pratese, non si pensi di poterci scavalcare”. Spero di aver compreso male, ma mi pare che siamo di fronte a un vero e proprio ricatto politico dal qualo spero che Rossi, che ha assicurato di voler essere il governatore di tutti i toscani, prenda subito le distanze. Cosa significa, infatti? Che per avere nei prossimi anni il dovuto sostegno della Regione per un’area cruciale come quella pratese, la giunta di centrodestra dovrebbe contrattare ogni suo atto con l’opposizione in consiglio comunale, a partire dai grandi progetti come l’utilizzo dell’area ex Banci e di quella del vecchio ospedale? O sugli indirizzi di linea culturale compresa la gestione del Metastasio?
Forse è bene ricordare al Pd che i pratesi hanno mandato a casa la sinistra per voltare pagina, e non per vedere un libro scritto a quattro mani da maggioranza e opposizione. Prato non ha bisogno di consociativismo, ma di scelte chiare. Quelle con le quali Cenni ha vinto le elezioni, e il sindaco ora ha il diritto e il dovere di portarle coerentemente avanti rispettando il contratto con gli elettori che lo hanno votato. Ricordo anche che Cenni dispone di un’ampia maggioranza, ed è con la maggioranza - Pdl, Lega e Udc - che si deve confrontare, come ha sempre correttamente fatto in questi mesi. Capisco che i dirigenti del Pd siano abituati, in Toscana, a un uso padronale delle istituzioni, ma a Prato devono prendere atto, una volta per tutte, di aver perso le elezioni, e che almeno fino al 2014 spetta al centrodestra governare il Comune e le società partecipate. Ritengo quindi doveroso, per trasparenza democratica, che Ferranti - leader dell’opposizione cittadina - si dimetta al più presto dalla presidenza della Gida, perché la sua ostinazione nel restare attaccato alla poltrona sta creando non pochi problemi e imbarazzo negli stessi soci.
Il Pdl non ha alcuna difficoltà a stabilire un rapporto istituzionale corretto con l’opposizione, ma dal punto di vista politico non possono esistere ambiguità. Le scelte sul futuro di Prato spettano solo ed esclusivamente al sindaco e alla sua maggioranza. Non abbiamo alcuna intenzione di accettare ricatti sulla pelle di Prato, e se la Regione si muoverà nella logica distorta enunciata dal Pd pratese, la chiameremo a renderne conto davanti alla città.

Riccardo Mazzoni
coordinatore provinciale Pdl

L’INTERVENTO/Carlesi (Pd): “La città è sempre più povera. Il sindaco convochi un consiglio straordinario sui temi dell’economia”

domenica, marzo 14th, 2010

carlesiI dati sull’occupazione e sul drastico e rapido impoverimento delle famiglie pratesi, resi noti nei giorni scorsi dalla Provincia, vanno addirittura oltre le previsioni e la preoccupazione che avevo manifestato meno di un anno fa.  Il fossato fra una città che detiene la ricchezza e la città che continua a impoverirsi è sempre più evidente. Coloro che potrebbero mettere a disposizione idee e risorse economiche, anche con coraggio, non vengono stimolati in tal senso. La rendita priva di ricadute positive sulla nostra comunità non viene scoraggiata, pur essendo di frequente una delle cause prime delle tensioni sociali. Due esempi su tutti sono gli affitti e le vendite ai cinesi a cifre dichiarate assai inferiori a quelle reali e la presenza di un numero crescente di negozi sfitti in centro.
In una situazione come questa, sarebbe stato necessario, come avevo detto, assumere provvedimenti urgenti, dopo le elezioni, fin dal primo giorno. Con coraggio, il sindaco e la maggioranza che lo sostiene potrebbero, a questo punto, lavorare in silenzio, evitare gli annunci che già hanno destato perplessità e malumori nel mondo del lavoro e delle imprese, e premere con maggior forza su un governo che, promesse e visite a parte, sul versante economico e sociale continua a essere latitante. Debbo constatare che la stessa maggiroanza che si è fatta carico del governo della città non è unita.  La Lega - che con autorevoli ministri fa parte di quel governo nazionale che non ha ancora fornito risposte certe -  si sta rivelando una spina nel fianco dell’amministrazione e non perde colpo, anche sui temi dell’economia e del lavoro, per attaccare i suoi alleati.
Intanto, la città continua a essere sempre più divisa e nella sua parte più larga sempre più povera.  Il sindaco e il presidente del Consiglio comunale, dopo averlo fatto sul Metastasio, abbiano il coraggio di convocare una seduta d’urgenza su questi temi, per varare un documento che chiami in causa il governo nazionale e per varare provvedimenti urgenti a favore delle famiglie, delle persone senza reddito, delle piccole imprese. In tal caso, ci troveranno presenti, a qualsiasi ora e per quante ore saranno necessarie, di notte come di giorno.

Massimo Carlesi
capogruppo del Pd
in Consiglio comunale

L’INTERVENTO/Il Pd: “Sul Metastasio si gioca una partita pericolosa per il teatro stesso”

martedì, marzo 9th, 2010

Il teatro Metastasio

Il teatro Metastasio

Improvvisamente, il Metastasio è diventato oggetto e strumento di lotta politica e perfino elettorale. Un conflitto che rischia di fare due vittime, la Stabilità del teatro e l’autonomia (e quindi la credibilità) artistica di Paolo Magelli e Federico Tiezzi. La cronologia aiuta a far ordine: dopo l’estate, il Sindaco giudica le nomine Consiag (non è un refuso) come uno schiaffo all’azionista di maggioranza relativa eppure per quella vicenda deve rimproverare solo la sua goffa prepotenza istituzionale. E lo sa bene. Ed ancora: entro il 5 febbraio il Sindaco può mandare a casa i vertici delle società controllate dal Comune ma non lo fa. Sta a lui, ed alla sua maggioranza se del caso, giustificare una tale scelta, non certo a chi sta garantendo la continuità degli organi sociali e della gestione. Ed eccoci al Met: la scadenza a marzo dell’incarico al Direttore che non collima con la scadenza del cda, inamovibile fino ad ottobre. Non sarebbe stato scandaloso, per i tre membri di nomina comunale, rimettere il mandato. Né uno scandalo, né un rischio per la Fondazione. Un atto istituzionale ed anche politico, semmai. Spiace che i soggetti coinvolti, Sindaco in testa, non abbiano iniziato per tempo un percorso finalizzato a questo esito ed abbiano scelto lo scontro sull’atto fondamentale, ovvero la nomina del Direttore. A questo proposito, ricordiamo che la distinzione artistico/amministrativo è priva di senso: la Legge parla di Direttore. Punto. Anzi, no. Perché è sul nome che l’attenzione di tutti si sta (fintamente?) concentrando con un centro-destra che sembra, prima di ogni altra cosa, voler consumare una presunta rivincita a costo di rompere una volta di più i rapporti istituzionali (dopo l’Accordo di programma sull’Ex Banci, il Met). Una rivincita che si sta giocando sulla pelle delle persone coinvolte. Vista l’aria che tira, sarebbe il caso che si chiarisse che la qualità degli artisti è fuori discussione, tanto quella del Direttore attuale, quanto quella del Direttore in pectore. Ridurre Federico Tiezzi al ruolo di campione del centro-sinistra, oppure costringere uno come Paolo Magelli entro i confini assai angusti del centro-destra, è intollerabile per i diretti interessati, offensivo per la biografia anche “politica” di entrambi ed insopportabile per il Met. Il Sindaco si sta muovendo come un elefante in una cristalleria, dispiegando con pessimo tempismo la macchina della comunicazione che coadiuva la sua non-azione da quando è al Governo della Città. Visto anche che in questo caso Cenni ha di fatto esautorato l’assessore di riferimento, tocca a lui riannodare i fili della questione, fare autocritica per la pantomima sul consiglio comunale d’urgenza, sulla notifica a mezzo polizia municipale fatta ai membri del cda e sul comportamento tenuto in assemblea dei soci (dove non esistono quote bensì teste). Tocca a tutti, invece, adoperarsi affinché il Teatro non perda la Stabilità in favore di altre città toscane (a partire da Firenze). E se il centro-destra difetta di senso istituzionale e di responsabilità, il centro-sinistra dovrà averlo – una volta di più - anche per altri.

Andrea Colzi, Simone Mangani,
Ilaria Santi, Lia Vanni
consiglieri PD

L’INTERVENTO/Ferranti (Pd): “Facciamo nostro l’appello del vescovo: la città ha bisogno di confronto non di scontro”

martedì, marzo 2nd, 2010

Bruno Ferranti, segretario del Pd

Bruno Ferranti, segretario del Pd

“Recuperare il vero senso del bene comune”. E’ una delle frasi contenute nell’omelia che il Vescovo ha pronunciato domenica scorsa e che sintetizza come meglio non si può ciò di cui oggi c’è più bisogno a Prato. Mi perdoni il Vescovo se riprendo il suo accorato appello per sottolineare la necessità che a Prato i gravi problemi della città necessitano di soluzioni il più  possibile condivise. Istituzioni e forze politiche devono avere la capacità  di mettere in secondo piano gli antagonismi ed essere disponibili al dialogo ed al confronto senza pregiudizi .
Uscire dalla crisi operando per il bene della collettività secondo principi cristiani e laici di amore e solidarietà, sono parole che sottoscrivo senza alcuna riserva e sono pronto a ribadire oggi, dopo averlo più volte detto in passato, che l’opposizione del Partito Democratico al Comune di Prato e l’azione di governo alla Provincia di Prato, non sono ideologiche ma di confronto nel merito delle proposte.
Chiediamo al centrodestra di adottare lo stesso metodo, evitando - ad esempio - azioni di forza come nel caso del teatro Metastasio.
In più occasioni ho lanciato il tema del dialogo tra i partiti, oltre che tra le Istituzioni, individuando temi specifici legati al lavoro, alla crisi delle imprese, dei giovani precari o in cerca di prima occupazione, dei meno giovani in cassa integrazione o senza lavoro; ho chiesto di aprire una discussione pubblica su i temi dello sviluppo, delle iniziative per far uscire Prato dalla situazione di crisi in cui si trova, per creare nuova economia e posti di lavoro.
Il centrosinistra aveva messo in campo alcune iniziative importanti, mediante un accordo con Firenze e con la Regione, che miravano allo sviluppo economico del distretto. Che fine hanno fatto quelle iniziative? Dica la nuova maggioranza cosa vuol fare della Variante della declassata. Dica come vuole affrontare con proposte costruttive il nodo dell’immigrazione. Dica come intende garantire la ripresa del lavoro.Quale progetto per un nuovo sviluppo della città vogliamo condividere e portare avanti insieme.
Possibile che i progetti della passata amministrazione, spesso frutto di collaborazione con lo Stato e la Regione siano tutti da buttare? Penso di no. Allora si apra un dialogo senza pregiudizi, ed in questo caso, laicamente chi ha il potere di decidere decida nell’esclusivo interesse della città e dei pratesi.

Bruno Ferranti
segretario provinciale Pd

L’INTERVENTO/Baroncelli: “Immigrazione, troppi rischi con la regolarizzazione indifferenziata”

sabato, gennaio 23rd, 2010

Immigrati in fila fuori dalla Questura

Immigrati in fila fuori dalla Questura

Con la presa di posizione ufficiale del Pd pratese riguardo il blitz di via Rossini e le proposte rivolte al ministro Maroni, che sarà in visita a Prato martedì prossimo, le convinzioni sull’immigrazione dei due maggiori schieramenti cittadini sono chiare. Annotate le misure  comuni che contemplano l’aumento degli organici delle forze dell’ordine; generali auspici, più o meno convinti, sul rispetto delle leggi italiane da parte di tutti, italiani e stranieri; e la richiesta della revoca del permesso di soggiorno per chi sfrutta manodopera irregolare e clandestina, le posizioni divergono profondamente su alcuni aspetti di fondo della lettura e della soluzione del fenomeno.
L’amministrazione Cenni “sostiene politicamente” e senza esitazioni i controlli serrati nelle aziende e ritiene insensate le accuse di “discriminazione” lanciate dal console Gu Honglin; chiede al ministro un meccanismo efficace di espulsione dei clandestini, per il quale è condizione necessaria un Centro di Identificazione ed Espulsione Cie collegato  ad accordi con la Cina per il rimpatrio dei clandestini.
Il gruppo del Pd teme “politiche amministrative miopi o, peggio ancora, passabilmente discriminatorie” nell’applicazione del patto Prato Città Sicura e sollecità un percorso di regolarizzazione dei clandestini richiedendo a Maroni ”l’inserimento nella Legge sull’immigrazione di un percorso che consenta l’emersione di chi è sfruttato o, peggio, ridotto in schiavitù”.
Le priorità delle due posizioni sono chiare ed evidenti. Per il centro destra occorre provvedere all’ “espulsione” efficace dei clandestini, mentre il Pd né richiede, a vario modo, la “regolarizzazione”. La posizione del Pd, al di là della retorica delle parole, è la stessa degli ultimi venti anni (con i risultati che ben conosciamo), ovvero che il problema della clandestinità esiste perchè i clandestini non vengono regolarizzati ed il problema si è acuito per effetto della legge Bossi-Fini che complicherebbe l’ottenimento dei permessi di soggiorno.
A mio avviso al Pd pratese sfuggono alcuni elementi essenziali. In primo luogo il numero dei clandestini da regolarizzare è potenzialmente illimitato per effetto della facilità di accesso al territorio italiano data dall’impossibilità di militarizzare le nostre frontiere.  In secondo luogo, se venissero regolarizzati gli attuali clandestini presenti a Prato una grande quantità tra loro non resterebbe in città, avendo guadagnato un libero e legale ingresso per tutti i paesi dell’Unione Europea. Nel frattempo, dal momento che le aziende cinesi godono dell’accesso ad un mercato trasnazionale illegale del lavoro, arriverebbero al loro posto nuovi clandestini per ricostituire lo stock di manodopera a basso costo necessario per le lavorazioni del distretto parallelo.

Damiano Baroncelli

L’intervento/Mazzoni (Pdl): “Non è il tempo dello scaricabarile, lavoriamo tutti insieme per la messa in sicurezza del territorio”

martedì, dicembre 29th, 2009

alluvione-barca1L’Italia dei Valori di Prato ha coniato un nuovo proverbio: “Piove, centrodestra ladro”. Dopo giorni di responsabile silenzio, senza scendere a quel livello di bassa politica che spara sentenze sommarie basandosi su logiche di schieramento e non sui fatti, ritengo sia venuto il momento di esprimere l’opinione del Pdl pratese su quanto avvenuto la notte di Natale nella zona del Calice, ringraziando la Protezione civile per la professionalità dimostrata in una situazione eccezionale, i volontari coordinati dal Comune ed estendendo il ringraziamento agli assessori Mondanelli e Arrighini per il lavoro svolto. Ho consultato i tecnici dell’Autorità di bacino dell’Arno, i quali mi hanno confermato che l’apertura della cassa espansione di Ponte a Levanne è avvenuta verso le 4 di notte, e che se anche la decisione fosse stata presa due ore prima, questo non avrebbe scongiurato il cedimento dell’argine del Calice vicino al Ponte dei Bini. La conduzione tecnica dell’evento è stata dunque perfettamente in linea con la gestione di quel tipo di emergenza, perché l’apertura delle casse di espansione è considerata come l’ultima cartuccia da sparare solo e soltanto quando la piena raggiunge il suo picco massimo. E’ stata così scongiurata la tracimazione dell’Ombrone, che avrebbe provocato un disastro ben più grave. L’unico vero interrogativo resta sul perché non è stato dato l’ordine di evacuazione degli abitanti delle case che sono poi finite sott’acqua, una misura precauzionale che, col senno di poi, sarebbe risultata preziosa per scongiurare rischi alle persone, anche se, si è detto, nessuno poteva ragionevolmente prevedere il crollo dell’argine. E proprio lo stato degli argini dei nostri fiumi e torrenti è il vero punto dolente. In questo caso, la divisione dei compiti è chiara: la manutenzione ordinaria degli argini del Calice spetta al Consorzio di bonifica, quella straordinaria alla Provincia di Prato. Il Consorzio, con l’ausilio di alcuni tecnici dell’Autorità di bacino, ha svolto da settembre in poi un’accurata verifica sugli argini dei corsi d’acqua nel comprensorio pratese, e la relazione stilata proprio in questi giorni dà il quadro completo di tutti i tratti critici. Ebbene, proprio il tratto crollato nei pressi del Ponte dei Bini era considerato tra i più vulnerabili per la sua vetustà. La stima dei costi per mettere in sicurezza il Calice prevedeva, prima dell’evento di Natale, un importo complessivo di 76mila euro per gli interventi di manutenzione straordinaria, una cifra non certo esosa, mentre complessivamente per il comprensorio dell’Ombrone si stimavano necessari oltre 7 milioni di euro. Dopo l’alluvione, per i soli interventi strutturali sui corsi d’acqua del comprensorio tra cui Ombrone, Stella, Calice e Bardena occorre stanziare oltre un milione e mezzo.
La riforma Matteoli, varata in recepimento della direttiva europea del 2000, prevede una drastica semplificazione, con un’unica autorità di distretto che assommi tutte le competenze ora sparse fra troppi soggetti per il governo della risorsa idrica. Ma nei due anni di governo Prodi, il ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio ha purtroppo bloccato tutto. Spetta dunque all’attuale governo varare rapidamente i decreti attuativi per rendere operativa la riforma. Il problema è il reperimento dei fondi necessari, anche per completare il sistema di casse di espansione, e in questo senso occorre uno sforzo comune di governo, Regione ed enti locali. Lo scaricabarile sulle responsabilità non porta invece da nessuna parte.

Riccardo Mazzoni
coordinatore provinciale Pdl - Prato

L’intervento/Calussi (Pd): “Milone cominci a pensare anche alle periferie e non solo al centro storico”

lunedì, dicembre 28th, 2009

carabinieri-gazzellaIn merito all’increscioso episodio accaduto a Tobbiana, causato da un cittadino extracomunitario ai danni di una giovane ragazza, vorrei esprimere sia  come residente che come Consigliere Comunale un profondo senso di amarezza, tenuto conto che il fatto poteva avere conseguenze peggiori se non vi fosse stato il celere intervento da parte dei carabinieri. Da svariati mesi il problema legato all’aumento della microcriminalità a Tobbiana, dello spaccio di sostanze stupefacenti e della pericolosità legata a quest’attività illecita  era stato posto da parte mia all’attenzione dell’amministrazione comunale sia durante una seduta della Commissione consiliare sulla Sicurezza Urbana alla presenza dell’assessore Milone, sia all’interno del Consiglio comunale attraverso un’interrogazione a cui ha risposto lo stesso assessore. Nonostante le rassicurazioni fornite circa un’interessamento ed un’intensificazione dei controlli nella zona, nulla è stato fatto e nessuna concreta risposta è stata data ai residenti. Quanto accaduto ne è una palese testimonianza
Qua si pone il problema, più volte denunciato, relativo al degrado delle periferie e della mancanza di controllo del territorio da parte degli organi competenti, cui va il ringraziamento per l’ottimo lavoro svolto e che stanno svolgendo, nonostante le evidenti carenze di organico.
La città non si ferma alle mura del centro storico, questo è quello che voglio ricordare all’assessore: ci sono infatti tante frazioni, come Tobbiana, ognuna con una forte identità, abitate da giovani ed anziani a cui non interessano operazioni spot, ma si aspettano ed auspicano di vedere in maniera continuativa più vigili urbani e forze dell’ordine preposte sia al controllo del territorio, sia al contrasto dell’illegalità e della microcriminalità.

Maurizio Calussi
consigliere comunale Pd

L’intervento/Menchetti: “Dal sindaco di Vernio accuse ingiuste e farneticanti, la Provincia ha fatto il massimo”

domenica, dicembre 27th, 2009

L'assessore Ivano Menchetti

L'assessore Ivano Menchetti

Leggo cose calunniose nei confronti di persone che hanno lavorato per tutti questi giorni, pioggia, neve o altro che ci fosse, scritte dal sindaco di Vernio. Mettiamo in fila le cose. Si è cominciato a metà settimana con la nevicata che ha costretto ad intervenire rapidamente e a restare svegli per liberare le strade più importanti e consentire alle comunità di proseguire con le proprie attività. Il servizio organizzato dalla Provincia su strade provinciali e regionali è stato il più efficiente e rapido. Subito dopo si è di colpo innalzata la temperatura sciogliendo tutta la neve e liberando una quantità d’acqua impressionante tutta insieme e nel contempo è iniziato a piovere intensamente. Questo ha causato allagamenti in pianura, smottamenti e frane in montagna.

La notizia della frana alla Pusignara è arrivata direttamente dalla Provincia. Il primo a saperla è stato il titolare della ditta incaricata delle manutenzioni della Provincia, che transitava per verifiche sulla 325 ed ha assistito al crollo. Immediatamente sono accorsi il nostro dirigente capo (ingegnere) ed il nostro geologo che hanno fatto le prime perizie e ordinato i primi lavori di messa in sicurezza sia alla pusignara che in altri luoghi nei quali nel frattempo venivano segnalati altri fenomeni. Insieme ai nostri tecnici hanno continuato ad operare le ditte incaricate dalla Provincia. Tutte queste persone sono state impegnate per giorni compreso la Vigilia, il Natale e S Stefano e lo sono tuttora. Nel frattempo altro personale tecnico e “politico” lavorava per affrontare gli allagamenti a valle. In molti, compreso i nostri tecnici non hanno dormito per assicurarsi che tutto procedesse. In tutto questo il sindaco di Vernio si è segnalato per un continuo intervento arrogante anche apostrofando chi stava lavorando come incapaci. Le tensioni di cui parla sono da ascrivere tutte alla sua mancanza di rispetto del lavoro altrui.

La questione dello scollegamento poi, è ridicola nel momento in cui era necessario agire si è agito coordinando le azioni pratiche il coordinamento con gli enti l’ho tenuto di persona telefonando al sindaco più volte durante la giornata iniziale e chiedendo di verificare le opzioni da lui segnalate, il tutto ingoiando scortesie e offese varie.

La Provincia sta spendendo vari milioni in vallata e anche in alta valle, sia sulla 325 che per altri progetti e certo non è più tollerabile sentir dire che c’è una disattenzione per i comuni minori e per la vallata. La frana c’è stata da tre giorni e abbiamo già approntato perizie di base, realizzato lavori di messa in sicurezza e domani sarà sistemata la viabilità alternativa. In soli tre giorni mi attenderei ringraziamenti non farneticazioni e attacchi formali che somigliano molto a chiacchiere maleducate. Personalmente non solo sono sicuro che abbiamo fatto tutto il possibile e anche di più ma sono convinto che nonostante l’insensibilità politica e amministrativa di queste ore continueremo a farlo nell’interesse delle popolazioni tutte.

Qui ringrazio di cuore tutti i nostri tecnici gli operai e tutti coloro che si sono prodigati perdendo sonno e tempo per le proprie famiglie.

Ivano Menchetti

assessore provinciale ai Lavori Pubblici

L’intervento/Il Pdl: “Ecco cosa si deve fare da subito per risolvere il problema di Montepiano isolata”

sabato, dicembre 26th, 2009

La frana sulla sr325 che ha isolato Montepiano

La frana sulla sr325 che ha isolato Montepiano

E’ quasi un paradosso che, mentre si inaugurava in pompa magna - dopo infiniti rinvii - la galleria della Madonna della Tosse, molto più a nord abbia ceduto il muraglione che ha fatto franare la strada tra Vernio e Montepiano, e che da anni era in precarie condizioni di stabilità. Ancora prima che la Provincia di Prato prendesse in carico la manutenzione della Statale 325, erano stati fatti piccoli interventi per tamponare la situazione, ma non si è poi mai messo in atto il progetto di ripristino completo del tratto con la realizzazione, soprattutto, di drenaggi per arginare le infiltrazioni d’acqua, che hanno costituito la causa principale del disastro. Gli scavi per la metanizzazione di due anni fa hanno aggravato ulteriormente la situazione, con il risultato che Montepiano - un tempo perla turistica del territorio pratese -  è ora isolata, e rischia di rimanerlo per 6-7 mesi, il tempo necessario per rendere di nuovo agibile la 325. Ci sono comunque alcune cose che possono essere fatte subito: 1) asfaltare la strada alternativa del Gallo; 2) ripristinare il percorso alternativo dell’Alpe di Cavarzano; 3) mettere in maggior sicurezza la strada provinciale di Mangona , in parte di Prato ed in parte di Firenze, da Montepiano a Barberino , attualmente l’unica percorribile in modo idoneo; 4) istituire immediatamente a Montepiano una postazione del 118 con medico a bordo, visto che l’unico primo soccorso vicino è la Casa di Cura di Castiglione dei Pepoli e che gli ospedali distano almeno 50 chilometri. E’ infine assolutamente necessario che la Provincia commissioni uno studio sulla situazione morfologica e idraulica di tutto il percorso della 325, cercando di spendere meglio soldi finora investiti in opere assolutamente marginali o ininfluenti per il miglioramento della sicurezza e della viabilità.

Riccardo Mazzoni (coordinatore provinciale Pdl)
Erica Mazzetti (capogruppo Pdl Comune di Vernio)

L’intervento/Il Pd sulla questione moschea: “La Lega abbassi i toni e rilegga il piano regolatore”

giovedì, dicembre 24th, 2009

bannerinopdPrima di urlare parole prive di senso sulla questione moschea, forse sarebbe bene discutere, seriamente, di cosa si può e di cosa non si può fare. Lo diciamo a noi stessi, prima ancora che alla Lega Nord, cui piace far politica alzando la voce a costo dell’approssimazione (volontaria) più totale. Di tutto, meno che di rappresentanti istituzionali che gridano per un pugno di voti, abbiamo bisogno. Chi parla di ”reciprocità” dimentica lo Stato italiano e la Sua costituzione (senza troppo preoccuparsene, visto che Bossi invitò al tempo - letteralmente - a pulirsi il c… con la nostra bandiera): l’Italia, a differenza (p.es.) dell’Arabia Saudita, è una democrazia, in cui tutte le opinioni e tutte le fedi religiose sono ugualmente libere davanti alla Legge. Ad oggi, come bene descritto dall’intervento di qualche settimana fa dell’assessore all’urbanistica Gianni Cenni, il piano regolatore non prevede nuove aree adibite a luogo di culto, pertanto non potrà essere costruita alcuna moschea. Quindi, le cose sono due: o il consigliere Tosoni, per non dire la Lega, è a conoscenza di una proposta di modifica del piano regolatore (ed allora sarebbe bene che questa fosse discussa anche nelle sedi appropriate), oppure agita a bella posta uno spauracchio per un po’ di visibilità natalizia. In sostanza, si tratta di una raccolta di firme contro il nulla.
Sul merito dell’intervento poi, non ci pronunciamo se non in questi precisi termini: è intollerabile che una forza politica, da anni al governo nazionale, non faccia altro che alimentare paure e distanze. La logica del fortino (tutti asserragliati dentro le mura e fuori brutti, froci e musulmani) ci rende soltanto più gretti e più infelici. Ma alla Lega basta solo un buon risultato alle regionali del 2010. ”Delle conseguenze si occupi il prossimo, non io”. Alla faccia della lungimiranza e dell’integrazione di cui ci si riempie volentieri la bocca. A questo punto, chiediamo all’assessore Cenni se sia d’accordo con la raccolta di firme contro il nulla promossa dal suo alleato Lega Nord o se sia in programma una modifica dello strumento urbanistico per far spazio nella nostra Città ad altri luoghi di culto.

Simone Mangani
Matteo Biffoni
gruppo consiliare PD

L’intervento/Ferranti: “L’ordinanza sugli alcolici è illogica, impopolare e incomprensibile”

domenica, dicembre 13th, 2009

Bruno Ferranti

Bruno Ferranti

Con l’avvicinarsi del Natale arriva un provvedimento restrittivo delle libertà individuali. Qualcuno ha scritto dopo i militari il “coprifuoco” ma senza essere cosi drastici definizione dell’ordinanza di oggi, ed io non lo sono, una riflessione critica è d’obbligo. L’ordinanza immediatamente esecutiva, ma non ancora visibile nel sito web del Comune di Prato, che vieta a tutti i cittadini la vendita di alcolici da asporto dopo le 20 entro le mura è una ulteriore prova della incapacità da parte della Giunta di risolvere, con gli strumenti ordinari che la legge mette loro a disposizione,alcuni problemi che la sera assillano parte del centro storico La decisione presa dall’attuale amministrazione è illogica, impopolare e incomprensibile.
Per esempio, l’ordinanza è immediatamente eseguibile, se mi reco stasera in pizzeria dopo le ore 20, ordino tre pizze e tre birre da portare a casa per cena mi danno le pizze ma non le birre perchè è vietato farle uscire dal locale anche se sigillate siano esse in contenitore di vetro, lattine o di altro materiale.  Se mi viene voglia di andare in un bar per comprare una bottiglia di vinsanto da portare a casa e da consumare con i tradizionali biscottini, non lo posso fare dopo le 20 se il bar è dentro le mura ,se invece oltrepasso Porta Pistoiese lo posso fare?
E’ logico tutto ciò? Tutto ciò penalizza la gente ed i gestori seri delle pizzerie in Centro storico. Il Codice penale punisce già chi in un luogo pubblico o aperto al pubblico, è colto in stato di manifesta ubriachezza con una sanzione amministrativa pecuniaria. La pena è dell’arresto se il fatto è commesso da chi ha già riportato una condanna per delitto non colposo contro la vita o l’incolumità individuale. La pena è aumentata se l’ubriachezza è abituale.  Perchè non vengono applicate le leggi esistenti? Perchè l’Amministrazione sente il bisogno di approvare ordinanze restrittive per tutti i cittadini quando il codice penale già fornisce alle forze dell’ordine gli strumenti adatti per punire chi delinque italiano o non? Perchè solo l’ubriachezza derivante da consumo all’aperto è considerata molesta? Chi si ubriaca all’interno di un locale alla sua uscita non potrà forse essere molesto e pericoloso?
Poichè le regole già esistono non vedo perchè non farle rispettare, invece di prendere decisioni dal chiaro carattere propagandistico e limitativo della libertà di tutti ed intristire ancora di più la gente di questa città.

Bruno Ferranti
Segretario PD di Prato

L’intervento/Baroncelli: Prato è diventata una città di cassintegrati, disoccupati ed… emigranti

mercoledì, dicembre 9th, 2009

Damiano Baroncelli

Damiano Baroncelli

La catastrofe sociale ed economica che ha assalito la nostra città è ancora più evidente in questo periodo di dicembre che dovrebbe secondo tradizione rilanciare i consumi e portare un po’ di denaro nelle tasche delle famiglie. Il modello economico sponsorizzato dalle passate amministrazioni cittadine, è destinato ad impoverire ancora di più la città in un autistico circolo vizioso. I centri commerciali e le multisale impoveriscono una città già economicamente debole. La grande distribuzione fa chiudere i negozi locali, crea meno posti di lavoro di quanti ne distrugga, e soprattutto porta via dall’economia locale i profitti accumulati. L’economia etnica cinese si moltiplica, e con essa si moltiplica l’occupazione dei connazionali (spesso impiegati illegalmente). Ma la creazione di questa ricchezza all’interno di una enclave etnico-economica  crea pochissime opportunità per i cittadini italiani che restano quasi  del tutto esclusi dall’occupazione e dall’economia  del distretto parallelo. Gli affitti delle rendite dei capannoni e dei negozi, i consumi della comunità cinese, le parcelle di qualche professionista, sono un dazio che non compensa l’esclusione degli italiani dall’attività economica. Il risultato è un flusso enorme di denaro che lascia quotidianamente Prato, ed impoverisce la città. In aggiunta non può essere sottostimato il costo dei servizi alla comunità orientale che nella stragrande maggioranza dei suoi componenti vede come temporanea la propria permanenza a Prato nell’obiettivo di accumulare avidamente denaro per poi goderne i benefici nella madre patria.
La vera ricchezza del territorio è creata dalle aziende ( manufatturiere, artigiane, commerciali, agri-turistiche, alberghiere ecc. ) che creano occupazione locale senza importare lavoratori sottopagati dall’estero. La vera ricchezza sono gli utili che gli imprenditori reinvestono sul territorio. La vera ricchezza sono le buste paga dei lavoratori che fanno dei progetti di vita stabile sul territorio e vi spendono interamente le proprie retribuzioni, senza far emigrare i propri risparmi. In questo caso si mettono in circolo le risorse e si creano opportunità economiche e lavorative per tutti. La crisi dell’industria tessile ha indebolito il circuito di creazione della ricchezza a Prato, ma invece di concentrarsi in alternative altrettanto capaci di creare opportunità e diffondere ricchezza, la politica locale ha creduto che il rilancio dipendesse dall’accoglienza supina dell’enclave etnico-economica cinese e dalla grande distribuzione, aggravando ancora di più la situazione e le condizioni dei cittadini pratesi italiani.
La crisi dell’Industria tessile, l’economia etnica cinese, la grande distribuzione, hanno prodotto finora una città di cassa integrati, disoccupati e… di emigranti.

Damiano Baroncelli

L’intervento/Carlesi (Pd): “Prato ha bisogno di uno sforzo unitario strategico, non di accordicchi sulle nomine”

domenica, dicembre 6th, 2009

Massimo Carlesi

Massimo Carlesi

L’onorevole Giacomelli ha invitato Comune e Provincia a trovare un accordo, sui temi dell’energia (termovalorizzatore) e delle aziende partecipate. Il richiamo è giusto, sebbene sia necessario chiarire su che cosa e con chi cercare questa unità. Le prime reazioni lasciano spazio solo a un accordicchio, limitato a pochi interventi o ad alcune nomine. Sarebbe il peggior regalo di Natale a una città che reclama lo sforzo unitario di Comune, Provincia, Regione e Governo. Un accordo vero deve partire dalla situazione drammatica che vede famiglie stremate, terzisti prossimi alla chiusura, aziende industriali prive di ordini e un elevatissimo tasso di cassintegrazione, mobilità, precariato e disoccupazione con persone che, se ritrovano lavoro, non lo trovano alle precedenti condizioni di reddito. Chiamare all’unità significa allora pretendere insieme, dal Governo, quelle risposte che finora sono mancate, come testimonia la lunga serie di no alle proposte presentate dall’onorevole Lulli. Non si capisce la ragione per cui un esecutivo che si muove per 1.500 lavoratori della Fiat non possa muoversi per 10.000 lavoratori pratesi ai quali si sommano artigiani e commercianti in grave difficoltà.
Serve un accordo sulle risposte a cominciare dagli ammortizzatori sociali, per procedere subito con progetti strategici fra i quali, come dimostra l’iniziativa privata della Coop Macrolotto 2, rientra la grande partita dei tetti fotovoltaici. Abbiamo milioni di metri quadrati di coperture industriali che possono, oltre che produrre energia, riqualificare e rendere appetibili stabilimenti oggi destinati a produzioni a basso costo che generano situazioni di degrado e di illegalità. Proprio in ragione del minor costo dell’elettricità che un affittuario o un acquirente troverebbe sotto i tetti pratesi, gli edifici industriali dei macrolotti potrebbero divenire interessanti per aziende provenienti da fuori Prato e capaci di portare nuova e buona occupazione. Un intervento massiccio porterebbe tra l’altro lavoro per artigiani, muratori, elettricisti, installatori.
Ma Prato non può pensare di procedere in solitudine all’interno dell’area metropolitana. Unità d’azione da ricercare sulle infrastrutture, mentre su ospedale, l’ex Banci, Macrolotto 0 la maggioranza in Comune deve esprimersi in maniera chiara ed essere disponibile al dialogo. In tal senso, l’accordo da cercare in primo luogo un accordo politico, alla luce del sole. Ribadisco la mia contrarietà ad accordi di non belligerenza, perché anche sull’ordinario è preferibile il confronto e, sullo straordinario, occorre un sia pur breve momento di discussione, anche tesa, per mettere a fuoco le idee. Ne abbiamo presentate in campagna elettorale e ne presentiamo, pur tra l’insofferenza della maggioranza, in consiglio comunale. Chiudo dando un consiglio a tutti: trascorrete una mattinata al centro per l’impiego e avrete le idee più chiare su quali sono gli accordi dei quali ha bisogno la città.

Massimo Carlesi

capogruppo Pd in Comune

L’intervento/Querci (Udc): l’occasione persa dal console cinese, che si è mostrato “funzionario” fino in fondo

martedì, novembre 24th, 2009

Francesco Querci

Francesco Querci

Viene da chiedersi quali fossero l’aspettative nei confronti del (o di un) Console della Repubblica popolare Cinese. Prima di rispondere a questo, facciamocene un’altra: Chi è il (o un) Console della Repubblica Popolare Cinese? Il Console è il rappresentante di uno stato estero, un burocrate di uno stato comunista che in questa faccenda non entra perchè sistematicamente nel proprio paese violi diritti umani, ma perchè altrettanto sistematicamente applica una politica diretta a favorire l’immigrazione cinese in Italia, con ogni mezzo e con ogni forma. Escono dalla Cina con i documenti, arrivano in Italia senza. Gli scambi di manodopera sona favoriti (sostituendo i malati con i sani, alla stregua dei pezzi di ricambio di un’autovettura!!), nessun controllo sul traffico di capitali in entrata (verso la Cina) e via dicendo, la lista sarebbe lunga.
Prova definitiva della connivenza del governo cinese sta nel rifiuto di adottare qualsivoglia politica diretta a favorire il rientro dei propri concittadini, perseguiti da un provvedimento di espulsione da parte dello Stato, o se risaliamo più a monte, a permettere il loro riconoscimento. Un comportamento che rende totalmente inidoneo anche il C.I.E. (Centro di Espulsione e di Identificazione), per la pratica impossibilità di effettuare un rimpatrio.
Dunque, torniamo dal Console cinese. Difronte a controlli che tendono a porre un freno ad un fenomeno, caldeggiato e favorito dal proprio governo, cosa c’era da attendersi? Null’altro di quello di cui si è reso attore principale ovvero il difensore della politica del proprio governo. Ha svolto appieno la propria funzione!
Peccato!. Un’occasione persa. Persa per acquisire da parte della comunità cinese, nel suo esponente più alto, una certa credibilità. Quello che a mio avviso doveva fare il Console doveva concretizzarsi non tanto nell’esercitare un ruolo di difensore dell’illegalità diffusa (e certa!), ma quello di cercare di ottenere un riequilibrio degli interessi in gioco, ovvero il riconoscimento di “maggiori diritti” per chi rispetta le regole, cercando di ottenere misure premianti per coloro che lavorano nella legalità, epuntano ad un loro inserimento nella nostra comunità. Poteva, quindi, esercitare quel ruolo fondamentale di paladino dei diritti dei cittadini ed imprese cinesi “regolari”, imprimendo un forte slancio al processo di integrazione.Ciò non è avvenuto.  Il “Funzionario” ha agito da “funzionario”, rispettoso di un modus operandi della casa madre.

Francesco Querci
(Consigliere Provinciale Udc)

L’intervento/Potenza (Cna): “Invitalia è inutile per le Pmi, ci pensino gli enti locali a dare una scossa”

martedì, novembre 10th, 2009

Anselmo Potenza

Anselmo Potenza

Ero andato a dormire con le solite preoccupazioni,  ma sabato mattina mi sono svegliato con tutti i problemi risolti: forti dei dati Ocse, Berlusconi e Tremonti, ci hanno spiegato che la crisi non c’è più, che gli italiani sono ricchi, e che problemi come i fallimenti pilotati, mancanza di commesse, basse tariffe di lavorazioni, restrizioni del credito e crollo dei consumi si sono dissolti in una nube di zucchero filato. Tuttavia, nel caso la gente indisciplinata, fregandosene degli annunci “rosa” continuasse a vivere questa crisi, non posso che preoccuparmi dell’inconcludenza di Governo e istituzioni nel dare risposte ai problemi posti al Tavolo di distretto.
Mettiamo in fila le cose: a Prato ci sono 6.000 cassaintegrati; migliaia di imprese chiudono o lo faranno entro fine anno. Dobbiamo ottenere provvedimenti dal Ministero del Welfare per tutto il contoterzi visto che, a livello locale, la soluzione non è trovare qualche orto da coltivare.
Il sindaco ottiene dal ministro l’intervento di Invitalia, l’agenzia governativa fatta per “prestare” soldi entrando nel capitale delle aziende e uscendovi entro 3 anni. Peccato che le garanzie deve darle tutte il patrimonio dell’imprenditore che deve mettere il 50 % del capitale e  ricomprare  le quote di Invitalia  con  il 6% di interessi. Ovviamente dovrà essere una Spa e passare l’esame di Invitalia. Solo così, forse, l’impresa vedrà qualche risorsa a fondo perduto. Speriamo siano molti,  ma a Prato quanti imprenditori possono fare operazioni del genere? E alle microimprese che a Invitalia non accedono e che sono la spina dorsale dell’economia, che risposte ha dato questo Governo che sembra non credere nel manifatturiero?
Energia rinnovabile e cardato rigenerato: nel primo caso serve il coinvolgimento del Ministero dell’ambiente mentre, nel secondo, il valore del cardato sta tutto nella logica ambientale, perchè recuperare costa di più. Questa idea può funzionare solo se sostenuta da una forte  sensibilizzazione etica dei consumatori e da appalti pubblici, ma c’è qualcosa di questo concretamente sul tavolo? Ecco perché ancora non ci investe nessuno. Ci sono poi tutti gli impegni presi dalle banche con Governo e Regione. Viene da chiedersi se gli istituti bancari conoscano quel che firmano, visto l’atteggiamento restìo nel rispettare gli accordi presi e l’incapacità di Governo e istituzioni a farglieli rispettare.
Però, qualcosa di concreto si può fare subito. Perché gli Enti locali non si decidono a fare gli appalti di servizi, manutenzioni e forniture per piccoli lotti, orientati verso la piccola e la micro impresa? Perché non fanno una battaglia contro il patto di stabilità per fare le piccole opere pubbliche che darebbero fiato alle imprese? E ancora, come insegna la lezione di Keynes, in momenti di crisi servono interventi pubblici in infrastrutture necessarie a modernizzare il nostro territorio (penso a ex Banci, termovalorizzatore,  CREAF).  Che fine hanno fatto i progetti? Gli enti locali decidano quali realizzare, ma facciano subito scelte e utilizzando i fondi stanziati dalla Regione l’immobilismo è il male peggiore.

Anselmo Potenza
presidente Cna Prato

L’intervento/Silli: “Buonismo e lassismo hanno trasformato in Bronx alcune strade del centro. A danno degli stessi immigrati regolari”

martedì, novembre 3rd, 2009

L'assessore Giorgio Silli
L’assessore Giorgio Silli

Sorrido di fronte alla strumentalizzazione del nuovo regolamento varato dall’assessore Caverni il quale gode della mia completa stima personale. Sorrido anzi rabbrividisco di fronte ad una manifestazione organizzata solamente allo scopo di eccitare gli animi trasmettendo un messaggio non corrispondente alla verità. Manifestazione, peraltro, ove erano presenti molti, forse troppi esponenti politici e non altrettanti cittadini comuni.
Chi non conosce il famoso Farid, il titolare  pakistano del Kebab di via santa Trinità? Lo  dichiara lui stesso molti italiani sono soliti frequentare il suo locale. Molti studenti, goliardi, giovani e meno giovani. Di centro destra e di centro sinistra. Io stesso ci sono stato. Questa è integrazione.
Non è però integrazione il permettere, come durante gli  ultimi anni di governo di centro sinistra, una vera e propria  colonizzazione di poche strade del centro storico. Questa al contrario rischia di diventare ghettizzazione.  Sono mancati dei filtri e questo ha permesso che alcune strade del centro diventassero il Bronx pratese. Il buonismo  ed il lassismo della sinistra ha solo danneggiato gli immigrati, ha permesso che l’ostilità verso chi arrivava in Italia per cercare lavoro onestamente, aumentasse. Ha permesso che  l’idea, sbagliata, che alcuni stranieri avessero  più diritti degli italiani, dilagasse.  
Noi siamo per l’integrazione, siamo per il rispetto reciproco e non credo che sia rispetto reciproco quello che troppo spesso avviene nel famoso ”triangolo’’, via San Giorgio, via Magnolfi, via Cironi. Questo avviene, sia chiaro, a  causa anche di una eccessiva concentrazione in pochi metri di locali, money transfert e piccoli supermercati etnici.
Il comune, l’amministrazione ha il dovere di vigilare sullo sviluppo della città e del centro storico. Questo non è stato fatto in passato. Il nuovo regolamento, nello specifico, vieta l’apertura per il futuro di Kebab all’interno della cerchia muraria, ma lascia al loro posto tutti gli esercizi già presenti sul territorio nell’ottica futura di una distribuzione più uniforme. Questo deve essere chiaro.

Giorgio Silli
assessore all’Integrazione

L’intervento/Del Campo (Fil): “Una scuola rivitalizzata primo antidoto all’emergenza educativa”

venerdì, ottobre 23rd, 2009

Michele Del Campo

Michele Del Campo

Si parla tanto di emergenza educativa in Italia ed a Prato. Sono sotto gli occhi di tutti le difficoltà che incontrano i giovani, e non solo, a consolidarsi nella comunità in cui vivono, a costruirsi un progetto di vita, a schiudere orizzonti di senso, a proporsi obiettivi positivi. Manifestazione di queste difficoltà è quanto si legge sui giornali di questi giorni relativamente a pestaggi di immigrati da parte di giovani, il vagabondaggio che caratterizza la vita giovanile, la demotivazione scolastica, il nichilismo…
L’origine della crisi della funzione educativa va ricercata nella trasformazione della cultura sociale e delle agenzie che producono tale cultura (famiglia, scuola, associazionismo….) nonché nei processi di inculturazione e socializzazione posti in essere dal sistema sociale. Tutto è diventato più complesso, più differenziato, più plurale producendo più incertezze e difficoltà di identità. Si sta producendo, oggi, una crisi di identità storico culturale che porta ad una relativizzazione dei sistemi di significato e ad una iposocializzazione. I luoghi dove avveniva la socializzazione, l’inculturazione, l’educazione (i luoghi di trasmissione – parrocchie, associazioni, mondi vitali) hanno anch’essi subito una trasformazione dovuta soprattutto ad una crisi di ruolo progettuale. Pur di mantenere le organizzazioni ci si è dimenticati dell’uomo e della donna, diventando così, questi luoghi, soggetti autoreferenziali, inseguendo  la frammentazione prodotta dal consumo piuttosto che la costruzione di progetti di vita se non quella della “ vita propria” dove tutto diventa contingente. Alla complessità sociale, così come si manifesta, occorre rispondere con una  complessità educativa fatta di socializzazione, inculturazione, educazione, cioè di una relazione intergenerazionale che vede un adulto riconosciuto, stabilire un rapporto con un giovane per far sì che questo acquisisca, coscientemente e criticamente, il patrimonio di valori, di norme, di codici che costituiscono la cultura ed il tessuto organizzativo della società in cui vive.
Nel processo di trasmissione di cultura sociale occorre trovare coerenza tra tutte le agenzie di comunicazione (famiglia, consumi, scuola, mass-media, associazioni) dove attraverso un lavoro di rete di questi si definiscono dei meta-obiettivi da condividere e realizzare nella propria azione.
Da dove partire per un progetto educativo? Cosciente che la famiglia ha un ruolo rilevante in questo processo, però altrettanto cosciente che l’organizzazione sociale ha delegittimato alcune sue funzioni, considerando che la scuola, nonostante la sua crisi, continua ad intercettare i giovani, per un lungo e fondamentale periodo della vita si potrebbe pensare di avviare delle esperienze di “trasmissione” proprio in questo luogo, oggi tanto bistrattato, intorno a cui far ruotare esperienze familiari, associative, di comunicazione. Certo occorre una scuola e del personale, docente e non, più  motivante e motivato, dedito alla cultura di vita e meno ai contenuti e ancor meno alle competenze professionali che si possono costruire in altri luoghi. Penso che in questo percorso possono essere interessate  anche agenzie della formazione professionale.
La scuola va caratterizzata come luogo della conoscenza di significati e di servizi, come connessione tra conoscenza, interessi e aspirazioni individuali, come mondo vitale. Perché allora non proporre alla scuola di essere un luogo di trasmissione allungando e qualificando la permanenza in essa durante lo svilupparsi della giornata? Perché non renderla luogo dove si impara a vivere il Noi come generatore dell’Io? Luogo di solidarietà e di amore alla vita e di reciprocità? Penso che chi è appassionato della vita debba mettersi a disposizione di un tale progetto fungendo da animatore – educatore. Perché non utilizzare i professori come task force (a partire da quelli di religione) per questo progetto? Un’idea che va al di là della trasmissione di nozioni o di dottrine, ma che aiuta le generazioni che devono costruirsi una vita nella  società. Dio solo sa quanto ce ne sia bisogno oggi a Prato.
Per parlare di un progetto più completo, ma anche per arricchire queste brevi riflessioni, sono disponibile a discuterne. Penso che un grande contributo possa venire dalla Chiesa e da tutte le persone di buona volontà che vivono il proprio impegno in modo laico e che hanno a cuore le sorti del futuro di Prato.

Michele Del Campo
direttore Fil spa
m.delcampo@filprato.it

L’intervento/Marcello Gozzi (Uip): “La questione cinese non si risolve ignorando le cifre del fenomeno”

lunedì, ottobre 19th, 2009

gozzi-marcelloIl servizio di Report di ieri sera ed altri interventi sulla stampa hanno portato alla ribalta la situazione critica generata dalle imprese cinesi del distretto del mobile imbottito di Forlì, accomunato dagli stessi intervistati a quello di Prato. In realtà l’unico elemento, anche se importantissimo, che davvero è in comune è la diffusissima illegalità presente nelle imprese cinesi dei due distretti. Per il resto prevalgono le differenze. A Forlì i cinesi si sono inseriti nel core business locale, che rischia di scomparire a causa di meccanismi “al ribasso” resi possibili dall’illegalità: l’analogia più stretta è con le jeanserie marchigiane; sempre a Forlì le aziende cinesi lavorano come conto terzi delle imprese industriali locali. Viceversa, a Prato i cinesi si sono inseriti in un segmento relativamente sguarnito, quello della confezione, e non in quello principale, il tessile; e rispetto a quest’ultimo si sono collocati in una posizione pressoché totalmente parallela. Sostanziale anche la differenza quantitativa: da fonti sindacali locali nel forlivese ci sarebbero 40 aziende cinesi, mentre a  Prato ce ne sono quasi 4.000. Due zeri in più non da poco.
Tutto questo mi porta ad una considerazione: capita che, in sedi ufficiose, all’Unione venga contestato di diffondere dati sovrastimati sulla presenza dei cinesi in città e sulla portata dell’illegalità da essi derivante. Accade da sempre, ma le accuse sono più frequenti soprattutto da quando il Presidente dell’Unione Marini ha portato quei dati alla ribalta della Conferenza nazionale sull’immigrazione. Forse è utile ribadirli, quei dati, così da dare modo a chi non li conosce di apprenderli e a chi abbia solidi motivi di contestarli di farlo senza indugio, a beneficio di una miglior conoscenza del ‘fenomeno cinese’ di Prato.
Intanto, le presenze regolari delle persone fisiche: dovrebbe essere il dato più facile ma non è così, perché non necessariamente chi ottiene il permesso di soggiorno a Prato risiede a Prato né, viceversa, chi sta a Prato lo ha ottenuto nella nostra città; inoltre i residenti possono essere divenuti tali a fronte di un titolo di soggiorno valido ma poi venuto meno. La Prefettura parla di 14.000 regolari, verosimilmente adulti, cui sono da aggiungere i  minori iscritti sui passaporti dei genitori; questi ultimi, ci viene detto, sono da calcolare nella misura del 30% in più. Eccoci quindi ai 18.000-18.500 di cui da tempo si parla. I clandestini, sempre cinesi: la Prefettura li stima fra i 15.000 e i 20.000. La stessa Prefettura rileva però che il numero medio delle postazioni di lavoro presenti in una confezione cinese è di 15-20 e, essendo le confezioni quasi 3.000 (anche se in parte sono scatole ormai vuote), una stima anche molto più alta è tutt’altro che azzardata. Escludiamo senz’altro un calcolo sul filo dei limiti massimi dei fattori, comunque una stima di (ad esempio) 45.000  lavoratori cinesi (17 dipendenti per 2.700 confezioni fa 45.900) non è più inattendibile di altre. Fra questi sono compresi anche i regolari, ma non i bambini piccoli, né, soprattutto, coloro che fanno capo alle altre quasi 900 imprese cinesi diverse dalle confezioni! In questo quadro, si può affermare in tutta tranquillità che fra regolari e irregolari i cinesi a Prato non possono essere meno di 35.000, ma che potrebbero superare abbondantemente i 45.000.
Veniamo alle imprese. I dati della Camera di Commercio aggiornati al 3° trimestre 2008 evidenziano che le imprese con titolare cinese sono appunto 3.875, di cui, come ricordato poco sopra, 2.926 del settore moda; la loro vita media è 18 mesi. Fin qui siamo nella (relativa) certezza. Da qui in poi bisogna necessariamente affidarsi a stime, soprattutto a quelle che ha fatto Silvia Pieraccini ne “L’assedio cinese”. Le stime sono per definizione discutibili, ma queste sono fatte incrociando attendibilmente dati doganali e ulteriori stime sui tessuti importati dalla Cina, prezzi praticati dalle imprese cinesi e loro capacità produttiva: difficile confermare che siano ineccepibili, ma ancor più dimostrare che sono infondate. Quindi, parliamo di 360 milioni di capi realizzati annualmente e di 2 miliardi di fatturato, di cui la metà a nero. Se il quadro è questo, e come Unione siamo convinti che, con un margine ragionevole di approssimazione, lo sia, la ‘questione cinese’ mostra tutto il suo potenziale di destabilizzazione socio-economica del distretto. In ogni caso, i dati quantitativi vanno sempre tenuti presenti: ignorarli non serve.”

Marcello Gozzi
Direttore Unione Industriale Pratese

L’intervento/Spazio Pubblico: “Sul numero di stranieri irregolari troppe cifre sparate a casaccio”

sabato, ottobre 17th, 2009

immigratiFinalmente anche il sindaco Cenni ha deciso di unirsi a coloro che da tempo si esercitano nella difficile arte di indovinare mediante estrazione a sorte il numero dei cittadini stranieri che vivono a Prato. Qualche giorno fa - negli studi di Rete 37 - ha estratto dal suo personale sacchettino una cifra nuova, davvero ragguardevole: 70mila. Tanti sarebbero, secondo il primo cittadino, gli stranieri presenti a Prato (irregolari compresi, va da sé). La novità, si badi bene, sta nel dato, non nell’esercizio dell’arte divinatoria. Sono anni che a Prato si citano cifre più o meno iperboliche senza che qualcuno si prenda la briga di fare luce sul modo con il quale di volta in volta si formulano quelle stime.
Sul nostro blog abbiamo provato a ricostruire le cifre (vedi articolo: http://www.spaziopubblico.blogspot.com/). Qui ci basta riassumere gli elementi principali. I dati ufficiali del Comune di Prato al 30.9.2009 parlano di poco meno di 26mila residenti stranieri, dei quali 10.600 circa cinesi. Per stimare i presenti occorre aggiungere ai dati tratti dall’anagrafe le stime sulle presenze non censite (irregolari, soggiornanti non residenti). Ma quanti sono davvero gli irregolari? 20.000? 30.000? 60.000? La risposta esatta è una sola ed è molto semplice: nessuno lo sa.
In molti Paesi (in primis gli Stati Uniti) esistono affidabili strumenti di misura dello stock di stranieri irregolarmente presenti. In Italia sta provando a crearne uno la Fondazione Ismu: l’applicazione di quelle stime al caso di Prato produce risultati lontanissimi da quelli citati dal sindaco. Per la comunità cinese, ad esempio, l’aliquota è tra le più alte ed è pari al 28,4%: ciò significa che su cento persone presenti ci sono 28 irregolari. Ma anche tenendo fede a questa percentuale otteniamo una cifra di circa 4mila cinesi non in regola e se anche vogliamo triplicarla, si arriva a 12mila, ben lontani dagli oltre 44mila irregolari denunciati dal sindaco.
La nostra è la seconda provincia in Italia per incidenza della popolazione straniera residente sul totale della popolazione (11,8%, contro il 12,2% di Brescia). Basta questo dato, questo sì ufficiale, per evidenziare la peculiarità della situazione cittadina. Non serve, invece, l’assalto al cielo dei numeri, a meno che non si voglia uscire dal campo della discussione pubblica ed entrare in quello dello show mediatico.

Spazio Pubblico

L’intervento/Nardini: “La polemica sul grande evento è fuori luogo e anche dannosa”

venerdì, ottobre 9th, 2009

Circoncisione cigoli mostra zarNon ho assolutamente capito né apprezzato per numerosi motivi l’articolo pubblicato sulla mostra “Lo stile dello Zar” da parte di alcuni consiglieri provinciali del Pdl e quando non riesco a capire i contenuti ed i contorni di una polemica, me ne preoccupo. I molteplici motivi di incomprensione sono infatti riconducibili solamente, a mio avviso, ad una becera “querelle” politica, in quanto gli esempi portati a confronto riguardano musei che investono, ormai già da anni, molto nelle mostre e quindi non assolutamente paragonabili al nostro evento, che sì è effettivamente un importante investimento economico, ma allo stesso tempo è il primo passo per una città come Prato verso un cambiamento di tendenza. Sono poi trascorsi solo pochi giorni dalla sua inaugurazione, i bilanci si fanno alla fine e quindi “sentenziarne” già il suo fallimento è un atto negativo in tutti i sensi, sia per la mostra stessa, sia per la pubblicità che questa notizia potrebbe avere anche al di fuori della nostra città, sconsigliandone quindi la visita. Da tutti i visitatori è stata molto apprezzata la grande qualità della mostra e la sua novità, novità che può essere proprio il motore fondamentale per il richiamo di altri visitatori con la certa conseguenza di una ricaduta economica sulla città stessa . Forse la novità di una coesione mai vista da parte di tutti i soggetti, istituzionali e non, per la realizzazione di questo importante evento ha causato malumori. Spero quindi che l’amministrazione comunale, che così tanto ha apprezzato il progetto e lo ha sostenuto, prenda le distanze da queste dichiarazioni, anche se fatte da rappresentanti della stessa area politica.

Giuseppe Nardini
Presidente Unione Commercianti