Vannino Chiti a Prato per presentare il suo nuovo libro “Religioni e politica nel mondo globale”
22 Gennaio 2012
Un dato è sotto gli occhi di tutti: la religione, invece di scomparire, è presente, si pone e interloquisce con le istituzioni e la politica, la sua presenza può essere benefica oppure può suscitare contrasti nella società civile. È il tema centrale di «Religioni e politica nel mondo globale. Le ragioni di un dialogo», ultimo libro di Vannino Chiti, vice presidente del Senato, presentato anche a Prato, venerdì sera al Conservatorio di San Niccolò. Alla serata, promossa dall’associazione Politica e Società.it, ha partecipato anche il Vescovo di Prato Gastone Simoni. Monsignor Simoni nel suo intervento ha sottolineato come non possa esistere una politica democratica che non preveda la presenza pubblica delle religioni. Di come la fede personale non debba rimanere confinata nello spazio privato ma possa emergere in quello pubblico. Nel video di Tv Prato il servizio sulla serata.












ha partecipato anche il Vescovo di Prato Gastone Simoni. Monsignor Simoni nel suo intervento ha sottolineato come non possa esistere una politica democratica che non preveda la presenza pubblica delle religioni.
Che supponenza. Se avesse detto “permettere” sarei stato d’accordo, ma addirittura dire che la democrazia deve necessariamente prevedere la presenza delle religioni negli affari pubblici, mi sembra un puro “wishful thinking”, mi chiedo quali siano le basi di appoggio per una affermazione così impegnativa.
La mia opinione è che il futuro prossimo dimmostrerà il contrario, cioè che sarà perfettamente possiblie avere una democrazia compiuta anche se la religione sarà sparita dalla scena pubblica.
Le basi di appoggio del Vescovo Simoni sono costituite dagli art. 7 e 21 della Costituzione. Sostenere che la religione non debba essere relegata a «fatto privato» non significa rendere confessionale lo Stato ma semplicemente democratico. L’azzeramento delle religioni, delle manifestazioni esterne e dei modi di comportarsi in base al credo – se non in contrasto con la Costituzione o la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo – provocherebbe una dittatura laicista (e non laica). Ben più pericolosa dal mio punto di vista.
Ora, il lettore trovi il punto del mio discorso dove si vuole promuovere una dittatura laicista, ovvero dove si vorrebbe “azzerare le religioni”.
Davvero, bisognerebbe leggere bene prima di rispondere. Addirittura avevo esplicitato che se il vescovo avesse detto “non può esistere una politica democratica che non permetta la presenza pubblica delle religioni” sarei stato perfettamente d’accordo.
Il punto del mio discorso era appunto far notare la differenza fra queste due posizioni. Quello che ho detto è che non mi sembra giusto ritenere lo stato obbligato a *prevedere* la presenza della religione nella nazione. E lo posso benissimo dire perchè è un dato di fatto che non è necessario essere religiosi per avere uno stato democratico e civile: basta vedere la classifica degli stati meno religiosi al mondo, popolata da stati come Danimarca, Francia, Svezia, Danimarca.
Concordo con Giacomo Boschi.
Tuttavia qui si posta in casa del vescovo, credo che sia noto a tutti i frequentatori del blog.